Esclusiva Fol – Farcas: “Quanto ho rosicato per quel rigore. Vinciamo il campionato, per noi e per i tifosi”

“Il team manager ha scritto un messaggio nel gruppo: il mister non è più allenatore. È stata una grossa sorpresa per tutti noi”. Ricardo Farcas è rimasto stupito dell’addio di Alberto Gilardino. “È venuto ieri a salutarci, eravamo tutti con lacrime agli occhi – racconta il difensore al Fedelissimo Online – ci teneva tanto a noi, ha fatto moltissimo, lo voglio ringraziare perché mi ha aiutato tanto”.

Ieri vi ha parlato direttamente il presidente Roman Gevorkyan.

Ci ha presentato il nuovo allenatore, ha detto che l’obiettivo è sempre lo stesso, vincere il campionato. E noi daremo il massimo come sempre. Ha parlato anche Argilli, ci ha detto di continuare su questa strada, che è qua per vincere le prossime partite.

Credi che questo cambio improvviso possa influenzare il gruppo?

Siamo professionisti anche se giochiamo in D, siamo forti mentalmente. Già da oggi pensiamo a vincere la partita di sabato.

Torniamo al campionato, a quel rigore regalato al Trestina nel finale. Ci racconti il tuo punto di vista?

Era un cross da sinistra, sono andato in contrasto e ho respinto la palla con la testa. Sono rimasto giù e pensavo fischiasse fallo in attacco. Poi ho visto il giallo e il calcio di rigore, ho chiesto cos’avevo fatto. “Sai benissimo cosa hai fatto”, ha risposto l’arbitro. “Ma io non l’ho toccato”, ho aggiunto. E lui: “no, l’hai tirato giù con le mani”. Mi sembrava impossibile, ho saltato per prendere la palla. In spogliatoio l’avrò riguardato venti volte, rosicavo troppo. È il primo rigore che provoco ed è difficile digerirlo.

Quell’episodio non ha rovinato l’ennesima ottima prova tua e di Carminati.

Mi sento bene con lui, abbiamo trovato un buon feeling. Anche fuori dal campo siamo amici.

7 volte su 9 titolare, le altre due sei subentrato, il secondo giovane più utilizzato dopo Carminati. Te lo aspettavi un inizio del genere?

Non posso dire che me lo aspettavo, ma mi godo il momento e lavoro tutti i giorni per migliorare. Penso alla maglia, ai tifosi che soffrono se non vinciamo, a fare bene e portare il Siena in C.

Ti trovi a tuo agio nel centrosinistra, ma qual è il tuo ruolo ideale?

Fino a 16 anni ho giocato a centrocampo davanti alla difesa, all’Ajax ho iniziato a giocare da difensore centrale, qualche volta anche terzino sinistro. Alla Spal mi hanno messo a fare il braccetto a sinistra. Mi trovo bene in tutte le posizioni, non ho problemi.

Una carriera internazionale, la tua.

Ho iniziato a 7-8 anni in Romania, ho la fortuna di avere mio padre allenatore e già a 12 anni mi allenavo con lui e la sua squadra in Serie B romena. A 14 anni sono andato all’Arsenal, o meglio nella sua accademia a Salonicco, in Grecia, perché eravamo troppo piccoli per andare in Regno Unito. Eravamo tutti stranieri: ciprioti, ungheresi, slovacchi… Ogni tre mesi andavamo a giocare contro i pari età dell’Arsenal in Inghilterra. A 16 anni ho fatto un provino all’Ajax, a quel tempo giocavo anche in Nazionale Under 16, e mi hanno preso, ho firmato per tre anni.

Che esperienza è stata?

Ci sono stato due anni. Ho vissuto con una famiglia olandese stipendiata dalla società. All’Ajax ho imparato il calcio vero. Dalle 9.30 alle 20 stavo in Academy, mangiavamo lì, c’era pure la scuola. Tutto ruotava intorno al calcio. Quando finiva la partita in un sito c’era scritto quanti passaggi giusti avevi fatto, quanti di sinistro, quanti lanci, quante scivolate. E poi gli allenamenti con tanto possesso palla, le partitelle, i giochi di posizione. Era impossibile non migliorare.

Hai nominato le scivolate, in questo breve periodo a Siena hai dimostrato di saperci fare.

Mi piacciono tantissimo, anche se all’Ajax mi dicevano di non farle perché vuol dire che non sei arrivato in tempo, che sei fuori posizione.

Quante lingue parli?

Cinque. Greco, olandese, italiano, rumeno e inglese.

Dopo l’Ajax arrivi in Italia, alla Spal.

Avevo un altro anno di contratto, ma il secondo anno giocavo poco e decisi di andare via. La Spal mi voleva e firmai per due anni. La prima stagione, dove c’era Grammatica, mi allenavo con la prima squadra e giocavo in Primavera. La seconda andai in ritiro con la prima squadra ma poi arrivarono tanti difensori e tornai nel vivaio. Fino a marzo, fino allo stop.

Hai giocato dall’Under 16 all’Under 19 della Romania. Il tuo prossimo obiettivo ora è giocare nell’Under 21?

Eh, sarebbe un sogno, ma è veramente dura perché ci giocano calciatori di alto livello. Nel 2019 l’Under 21 è arrivata in semifinale all’Europeo. Però vediamo, se il prossimo anno siamo in C magari c’è un’opportunità, visto che sono un 2000 sono sempre in tempo.

Hai qualche idolo?

Idolo no, però mi piace tanto Chiricheș del Sassuolo.

L’obiettivo con la Robur?

Vincere il campionato, lo ha ripetuto anche ieri il presidente. Dobbiamo per forza salire in Serie C. Ma a me le pressioni piacciono, preferisco un obiettivo fisso, preciso.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol