Esclusiva Fol – Crisci: “Ho centrato due traguardi, adesso pensiamo al terzo. Il futuro? Il mio sogno è rimanere nella Robur”

L’anno scorso gli scappò per un niente, stavolta invece ce l’ha fatta. Francesco Crisci, classe ’99 di Chiusdino, è il capocannoniere della categoria Berretti. Le sue diciassette reti hanno trascinato il Siena di Signorini al terzo posto, ma è adesso che il gioco si fa duro, con le fasi finali al via il 7 maggio.

Francesco, un commento sul campionato concluso?

Era il primo anno di Berretti, un po’ di ansia ce l’avevo, lo ammetto. Però mi ha dato fiducia l’aver fatto bene l’anno scorso. La squadra era quella, a parte qualche eccezione. Un grazie va al mister, Signorini, che avevo già avuto qui a Siena. Abbiamo perso qualche punto immeritatamente, a volte anche per colpa nostra, in altre ci s’è messo il fattore dell’arbitro, però siamo super contenti dell’annata. Forse siamo l’unico gruppo in cui hanno giocano tutti, senza divisione netta tra titolari e riserve. Un gruppo vero insomma.

Un turnover spesso obbligato, visti i tanti infortuni. Tu però hai avuto una buona stagione sotto questo punto di vista.

Sì, anche se ho avuto un infortunio nel momento più brutto, alla penultima col Prato, nel girone d’andata. Aspettavo quella partita, era contro la prima, ma mi feci male alla caviglia e saltai la sfida. Ma a parte quello, ho giocato con continuità. E’ anche grazie al lavoro di Anna Rita Mirarchi, mi è stata dietro al problema alla caviglia, così come Bruno Tanganelli, il massaggiatore. E il preparatore Spina ci ha fatto fare lavori adeguati alla situazione.

Il gruppo, come hai detto in precedenza, era già rodato dopo la bella stagione degli Allievi di Argilli.

Sì, e il merito è di Argilli, che non ha voluto disunire il gruppo a parte qualcuno che per scelta sua se n’è andato. Con qualche ragazzo è già 3-4 anni che ci conoscevamo. L’annata precedente abbiamo centrato le finali, quest’anno un piccolo traguardo è già stato raggiunto.

Adesso c’è da superare il girone a tre con Como e Modena. Dove può arrivare la squadra?

Arrivare a questo punto e dire che il nostro l’abbiamo fatto non è nelle nostre idee. Como e Modena non sono tra le più semplici ma siamo abituati ad un campionato senza squadre comode. Mentalmente siamo preparati, anche se manca una o due settimane, in base ai sorteggi. Sappiamo come giocano, dove sono più carenti nei ruoli o dove sono più pericolosi. Il nostro obiettivo è puntare ancora più in alto e passare il turno.

Differenze tra Argilli e Signorini?

Argilli è più calmo, ti trasmette serenità negli allenamenti che non erano mai pesanti o noiosi, c’era sempre qualcosa di nuovo. Non è uno di quelli che urlano, ci lasciava molta libertà in campo. Anche Signorini è sulla stessa linea ma credo che ci voleva uno come lui per la Berretti perché le partite le sente. Ti dà la giusta carica, ti incita, anche negli allenamenti. È giusto così, non siamo più ragazzini ma sul confine con la prima squadra.

Qual è la differenza principale che hai riscontrato nel passaggio tra Allievi e Berretti?

All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà. In fondo alle partite, con soli tre cambi, eravamo alla sprovvista, soffrivamo di crampi. Poi è stato utilissimo il lavoro guidato dal prof Spina. Ci lamentavamo per il lavoro pesante ma dalla quinta o sesta giornata avevamo una marcia in più degli altri, un fattore importante alla lunga. Però la differenza più grande è che sono gare più fluide, con poche interruzioni. Senti di più il calcio vero. E poi molte squadre giocano con dei ’97, che magari hanno debuttato in prima squadra.

Un’altra differenza l’hai trovata nel cambio di modulo. Sei passato da attaccante esterno a punta.

In quanto a ruoli, in 4 anni li ho sempre cambiati. Forse questo è stato il mio punto a favore. Ero abituato al 4-4-2, al 4-3-3, al 4-2-3-1 e ora anche il 3-5-2. All’inizio, quando mi è stato detto che giocavo attaccante, ero molto scettico. Invece ci sono stato bene. Avendo fatto tutti i ruoli da centrocampista e l’anno scorso l’esterno d’attacco, mi immedesimo nelle altre posizioni. Forse riesco a prevedere gli avversari, i movimenti da fare, gli schemi. E poi chi l’ha detto che la punta deve essere grossa e alta 1,90?

In effetti i risultati si sono visti. 17 gol e titolo di capocannoniere.

L’anno scorso ne feci 26 e quello davanti a me uno in più, quest’anno mi ero posto anche l’obiettivo individuale e l’ho centrato.

Parlaci un po’ del tuo percorso calcistico.

Sono cresciuto a Chiusdino, il mio paese. Ho iniziato qui e la mia prima allenatrice è stata una donna, che era anche la mia maestra. La mattina faceva lezione e il pomeriggio allenamento. Col tempo vide che io e altri eravamo un gradino sopra, ci mandò a fare delle partite con i più grandi. Da lì è nato tutto, in un torneo mi videro Empoli e Fiorentina e andai a provare con loro. Alla Fiorentina per motivi personali non ci potei andare, restava l’Empoli.

Però alla fine scegliesti Siena.

La Robur si presentò all’ultimo. Io andavo a vedere le partite al Franchi e non mi sembrava vero. Era il 2009/10. Poi andai ad Empoli perché mi cercavano con insistenza. Tutti i giorni avanti e indietro con sacrificio, era il primo anno delle medie. L’anno dopo non ressi e tornai a Siena per due anni.

E poi di nuovo Empoli.

Tornai nuovamente ad Empoli, facevo la seconda superiore, ma fu la scelta peggiore che abbia mai fatto. Lì le persone pensavano solo al lato economico senza vedere chi eri. C’era la stessa formazione tutto l’anno. Quando sono venuto a conoscere certe cose, scelsi di andare via. Così fece anche Romagnoli, lui era negli Allievi e io negli Allievi B. Dovevo stare lì solo per allenarmi, ero l’unico a cui non fornivano il convitto, dovetti fare tutto da solo. A fine stagione mi cercò Ruggero Radice, che già mi conosceva. Mi presentò Argilli, mi disse: “Questo sarà il tuo mister”. E da lì è nato tutto.

E da lì sei arrivato ad essere convocato in prima squadra.

La prima volta Colella convocò me e Taddei, per Siena-Viterbese in Coppa. Notizia più bella non me la potevano dare. La mattina ero partito per arrivare il campo, era la prima volta che vedevo i giocatori della prima squadra da vicino. Mi hanno accolto benissimo. Ho pensato: “Vabbè, è solo una volta, però devo continuare ad impegnarmi”. E invece mi hanno richiamato più volte in allenamento, anche oggi (mercoledì, ndr) ero con loro”.

Ma l’allenamento era di mattina. E la scuola?

(Ride, ndr). Stamattina purtroppo ho saltato ma non avevo nulla di che. Sono occasioni che non capitano tutti i giorni.

Francesco, sei un classe ’99, l’anno prossimo pensi di restare in Berretti e avvicinarti ancor di più alla prima squadra o andare in prestito?

Considerato i due anni che ho fatto, e che mi stanno chiamando in prima squadra, il mio sogno è di rimanere con loro, di allenarmi con loro e perché no, giocare con loro. Sarebbe il top. Se da piccolo l’avessi detto, non ci avrei creduto. All’occorrenza, potrei scendere a dare una mano come hanno fatto Romagnoli e Bordi. Lo farei volentieri. Oppure posso fare un altro anno in Berretti. Però se c’è la possibilità di fare un gradino superiore, penso che mi completerebbe. In prestito non lo so, qualche richiesta l’ho avuta ma il mio sogno è rimanere qui”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol