Esclusiva Fol – Crisci: “Che emozione il mio primo gol in D. Mi rivedo in Neglia. E il prossimo anno…”

Francesco Crisci è al suo primo anno da ‘grande’. I 44 gol nel biennio d’oro tra Allievi e Berretti sono ormai alle spalle. Adesso c’è la serie D, che è tutta un’altra cosa. «Quando ho incontrato i dirigenti della Colligiana, la prima cosa che mi hanno detto è: “Qui 17 reti come l’anno scorso non le fai”. Lì per lì ci sono rimasto male, speravo anzi di farne di più. Poi, vedendo le prime giornate, ho capito che avevano ragione loro». Un rigore procurato, un gol decisivo con l’Imolese. Ma soprattutto la garanzia di esser titolare. Di strada ce n’è tanta da fare. Con un sogno, alimentato dal ritiro estivo: tornare alla Robur.

Francesco, come sta andando a Colle?

Dopo due mesi di allenamenti con il Siena, ricambiare squadra e trovare volti nuovi è stato strano, però sono stato accolto bene, soprattutto dai più esperti come Cristiano e Pietrobattista. Qualcuno poi già lo conoscevo. Taddei, che era con me l’anno scorso, e Pierangioli, anche lui ex Siena.

La Colligiana è partita male, poi la ripresa e di nuovo una ricaduta, con una sola vittoria e sei sconfitte nelle ultime sette.

Non siamo partiti benissimo. Dopo di me sono arrivati altri ragazzi, le prime giornate sono state di assestamento. Poi il pari col Tuttocuoio, anche se il gol loro è arrivato su angolo al 94’, tre vittorie di fila, con Mezzolara, Imolese e Trestina, ed infine un altro calo. Forse noi giovani non eravamo abituati ai turni infrasettimanali. A Piancastagnaio è stata una giornataccia (sconfitta per 4-0, ndr), l’ultima partita col Fiorenzuola capolista abbiamo creato una decina di palle gol buttandone dentro solo una. Loro, una delle squadre più giovani, giocano a calcio, palla a terra, sanno far bene e hanno concretizzato le due uniche occasioni.

Il 1 ottobre, con l’Imolese, è arrivato il tuo primo gol in prima squadra, peraltro decisivo.

Sì, la settimana prima a Mezzolara mi ero conquistato il rigore che ci aveva fatto vincere 2-1. Poi ci sono stati diversi cambiamenti, sia di modulo che di giocatori. Il mister mi ha presentato l’avversario. Mi ha detto che erano messi bene davanti, con Titone, e che in difesa e in mezzo al campo avevano tanta esperienza ma erano lenti, potevo metterli in difficoltà bloccando le azioni per non far arrivare palla ai mediani. Fino a quel momento avevo sempre fatto il trequartista, ma il mister mi disse dopo il primo tempo di giocare a destra. Io gli risposi che non ci avevo mai giocato, al massimo a sinistra. Poi arrivò un lancio perfetto di 40 metri di Pietrobattista. L’ho stoppata, sono arrivato davanti porta e mi sono passate non so quante cose per la testa. Inizialmente la volevo mettere in mezzo, poi ho sentito le persone che urlavano e ho fatto la cosa che più mi sentivo. Mi sono girato, ho visto i compagni venirmi incontro, la gente che gridava il mio nome… Sono andato subito ad abbracciare il mister. Buona parte di quel gol è merito suo.

In quali ruoli e moduli sei stato impiegato?

4-3-3 o 4-2-3-1, dietro la punta o sull’esterno. Il trequartista è il ruolo con il quale ho iniziato a giocare, l’esterno di sinistra invece l’ho imparato a conoscere con Argilli e Signorini.

14 presenze, di cui 13 da titolare. Stai trovando tanto spazio, complice anche il fatto di essere una quota.

Sì. La prima partita sono entrato alla fine del primo tempo, poi sono stato sempre titolare.

Il tuo compagno, Taddei, come sta andando?

Lui ha svolto tutta la preparazione, quindi quando sono arrivato gli ho chiesto molte cose. Si sta trovando bene, anche se all’inizio entrava sempre e un paio le ha giocate dal 1’, mentre in questo ultimo periodo non trova spazio. Ma per lui è più difficile, come quota del ’99 ne basta uno e a centrocampo c’è uno come Pietrobattista. Qualunque ragazzo avrebbe difficoltà.

Non dev’essere stato facile passare dalla Berretti alla serie D.

Il giorno in cui ho conosciuto il presidente e il direttore, la prima cosa che mi hanno detto è: “Qui 17 reti come l’anno scorso non le fai”. Io ci sono rimasto male, speravo anzi di farne di più. Poi vedendo le prime giornate, ho pensato: “forse hanno ragione loro”. Come passaggio dalle giovanili, mi ha aiutato tanto l’esser aggregato in prima squadra a Siena, a maggio, e l’aver svolto la preparazione a Castel del Piano.

Rifaresti la scelta di andare in D?

Al Siena stavo bene, non lo posso negare. Davanti avevo Marotta, Campagnacci, Neglia, osservavo i loro movimenti. Non avrei mai pensato il 24 agosto di andare in D a Colle, però è stata forse la scelta migliore. Certo, fosse stato possibile sarei andato prima per fare la preparazione lì, ma alla fine va bene così. Se dovevo stare a Siena senza mai giocare mai, non sarei mai cresciuto. Me lo hanno anche consigliato i direttori della Robur, di fare esperienza in D e tornare il prossimo anno.

Lo stesso ragionamento poteva valere per Romagnoli, che però ha deciso di rimanere.

Con Mirko ho un bellissimo rapporto, ci sentiamo quasi tutte le sere. Non mi ha detto cosa gli aveva proposto il Siena, comunque ha scelto così sperando di trovare spazio. E’ dura perché ha davanti gente esperta, ma ha preferito stare con loro, per crescere anche durante gli allenamenti.

A proposito di Siena, visto che si allena a Colle la incrocerai spesso…

Ci vediamo tutti i giorni, ho un ottimo rapporto con tutti.

Un giudizio sul campionato?

Mai mi sarei aspettato di vederla lassù, considerando l’anno scorso. A volte vado anche allo stadio, da bambino ho sempre tifato per il Siena. E’ un effetto strano vedere i giocatori con cui ti sei allenato, li osservi con un altro occhio.

L’anno scorso sei passato da attaccante esterno a prima punta. Con le dovute proporzioni, anche a Neglia sta succedendo una cosa simile con tutte le difficoltà del caso.

Samuele a Castel del Piano era anche vicino a me di spogliatoio, avevo occasione di parlarci. Mi ci rivedo tantissimo perché è simile a me, sia per altezza che per fisico. Quando mi disse che a Viterbo aveva fatto 13 gol da esterno, iniziai ad osservarlo, ad ispirarmi a lui. Lo capisco, è difficile adattarsi ad un ruolo. Anch’io facevo fatica all’inizio, ci ho messo quasi metà campionato per adattarmi, mi veniva spontaneo allargarmi. Ma lui è completo, il centravanti lo può fare benissimo. 

La Berretti di Signorini la segui?

Molti ragazzi li conosco perché ci frequentavamo durante alcuni allenamenti. Qualcuno mi chiedeva consigli e anche quest’anno mi hanno riscritto o chiamato, ringraziandomi. Ripetersi è difficile, ogni annata è diversa da un’altra. Sono andato a vederli, non mi sembrano malissimo, possono fare un buon campionato.

A fine anno che succede?

Sono vincolato fino a giugno, poi dovrei firmare il contratto di addestramento.

Col Siena sei già in parola?

Nel calcio non c’è niente di sicuro. Il Siena non mi ha detto niente, forse per farmi concentrare su quest’anno e non farmi pensare al futuro. Il mio obiettivo primario è ricominciare a vincere con la Colligiana, poi se viene qualche gol in più lo accetto molto volentieri. Anche perché passare da 27 gol a 17 gol, fino ad uno solo…

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Fol