ESCLUSIVA FOL – Caridi: “Il mister mi rende molto partecipe. Quante volte mi aveva parlato di Siena Locatelli…”

La sua carriera da calciatore è partita nelle giovanili della Reggina e lo ha visto consacrarsi a Mantova, in quella che poi è diventata la sua seconda casa. Nella città di Virgilio ha giocato per dodici stagioni, in due diverse parentesi, sfiorando anche la Serie A nella stagione 2005/06 dove una sua doppietta nella finale di andata contro il Torino contribuì ad alimentare il sogno della tifoseria biancorossa di rivedere il Mantova in massima serie dopo oltre trent’anni. I gol sono rimasti la costante nel suo percorso calcistico, che si è interrotto in Serie D a Rezzato, all’età di 39 anni. Tuttavia, è proprio nella società bresciana che Gaetano Caridi ha dato il via alla sua seconda vita calcistica, dove al fianco di Alberto Gilardino ha intrapreso la carriera di tecnico. Ed il feeling tra i due ormai va oltre il rettangolo verde: “Spesso andiamo a correre insieme e ci teniamo in allenamento. Poi le nostre famose partite a calcio tennis le stiamo riproponendo anche qui. È una piacevole abitudine che ci porta a svagare un po’ di testa”.

Mister, che periodo è quello attuale?
“Sicuramente non è un periodo facile dal punto di vista umano. Per quanto riguarda l’aspetto calcistico, è ugualmente strano in quanto noi prepariamo determinate partite e trovarsi poi a non giocare è la cosa più difficile. Ad ogni modo, la squadra si sta allenando con le motivazioni giuste e il mister riesce sempre a tenere un livello di attenzione alto”.

In una situazione come questa, i calciatori riscontrano maggiori difficoltà sul piano fisico o su quello mentale?
“In percentuale entrambi. Sono convinto però che queste percentuali verranno abbassate. Dobbiamo per forza farlo perché prima o poi ricominceremo a giocare, e in quel momento dovremo farci trovare subito pronti”.

La partenza in ritardo vi ha penalizzato durante la preparazione. Questo periodo di stop può aver aiutato a raggiungere una condizione atletica al pari di tutte le squadre?
“Non è semplice rispondere. Noi non abbiamo mai avuto la certezza di poter giocare due gare di seguito, in questo contesto è difficile impostare una settimana o concentrarsi su lavori specifici. Spesso siamo arrivati al venerdì o al sabato e poi ci annullavano la partita. Credo che il lavoro porterà i suoi frutti, e comunque la squadra finora ha dato buone risposte dal punto di vista fisico”.

Qual è l’aspetto che vi è piaciuto di più fino ad ora?
“L’atteggiamento che ha avuto la squadra sin dall’inizio. Voglio ricordare che noi abbiamo giocato la prima partita avendo 15-20 giorni di allenamento sulle gambe, senza contare il fatto che eravamo reduci da 8 mesi di inattività. Se c’è una cosa che mi è piaciuta in queste prime partite è stata la voglia di raggiungere il risultato a tutti i costi”.

Che idea si è fatta del campionato?
“Con il mister in questo periodo abbiamo visto tante partite che si sono giocate nel nostro girone. Da quello che si è visto il torneo è piuttosto livellato, forse non c’è una corazzata vera e propria ma ci sono tante buone squadre che possono metterti in grossa difficoltà se non scendi in campo con il giusto atteggiamento. Ma non dimentichiamoci che in questa categoria anche la corsa e le seconde palle sono fondamentali, spesso vengono prima dell’aspetto tecnico-tattico. Noi come Siena dobbiamo fare in modo che anche questi aspetti non vengano mai meno”.

Per lei questa è la seconda stagione al fianco di mister Gilardino: la scelta di fare l’allenatore nasce come opportunità o era una sua aspirazione a prescindere?
“Credo un po’ tutte e due le cose. Già negli ultimi anni di carriera da calciatore avevo maturato l’intenzione di intraprendere questo percorso, infatti ho sempre cercato di studiare a fondo il perché di ogni situazione dai vari allenatori che ho avuto. La passione per fare questo mestiere l’ho sempre avuta, poi con Alberto si è presentata questa occasione e ora sono due anni che lavoriamo insieme. Io sono veramente contento e orgoglioso di poter lavorare con una persona a modo come lui”.

La sua figura di vice prevede dei compiti specifici?
“Il mister mi lascia molto spazio, mi rende sempre partecipe delle sue scelte. Ho la possibilità di incidere sia sulle esercitazioni tecniche che sulle palle inattive. Quando guardiamo insieme le partite ci confrontiamo ed io cerco di mettergli qualche dubbio”.

La squadra di quest’anno è composta da molti giovani, un po’ come la Pro Vercelli che avete allenato la passata stagione.
“Siamo contenti di poter lavorare con tanti giovani. Quella di Vercelli è stata un’esperienza importante, abbiamo iniziato tra mille difficoltà perché la società aveva abbassato il budget e noi avevamo il compito di valorizzare i tanti ragazzi del settore giovanile. Alla fine abbiamo raggiunto l’obiettivo e siamo stati la squadra ad aver dato il minutaggio più alto agli under. Personalmente è stato un anno molto formativo e che mi ha lasciato tanto”.

Da allenatore lo scorso anno ha espugnato il Franchi, mentre da calciatore ha incontrato il Siena in gare ufficiali nella stagione 2010/11.
“Sì, io ero a Grosseto e mi ricordo che il Siena vinse il campionato. La città la conoscevo perché ero venuto a visitarla. Le volte che sono venuto a Siena ho sempre visto una stadio importante. Io poi sono molto amico di Thomas Locatelli, negli anni mi ha sempre raccontato di quanto è stato bene a Siena e quindi in un certo senso mi ero già preparato a venire”.

Come è stato l’impatto con l’ambiente in questi primi mesi?
“Ho avuto un ottimo riscontro. Abbiamo alle spalle una società ambiziosa, al campo abbiamo tutto quello che ci serve per poter lavorare. Ci manca la mano del pubblico, in un campionato come questo la gente allo stadio potrebbe darci uno slancio veramente decisivo. Quella del Siena è una tifoseria che farebbe la differenza in C, figuriamoci in D”.

Cosa si aspetta da questa esperienza?
“Mi aspetto di vincere, l’obiettivo sia nostro che della società è quello. Unita a questo, la nostra volontà sarebbe quella di riuscire a migliorare quanti più giovani possibile”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol