Esclusiva Fol – Carboni: “Sono stato vicino al Livorno, ma in B ci va la Robur. A Siena i sei mesi più duri della carriera. Volevo Marotta, Cissè e Dettori, arrivarono Saba, Rozzi e Fella”.

“Da una parte c’è la positività del Siena, che ha nelle mani il destino del campionato. Dall’altra la criticità dell’Arezzo, che sta vivendo una stagione piena di false promesse”. Il derby di sabato sarà un momento particolare per Guido Carboni, nato, cresciuto e formato calcisticamente ad Arezzo e transitato a Siena, prima da calciatore e poi da allenatore, nella seconda parte di stagione 2015/16. “Mi farebbe piacere se tutte e due raggiungessero l’obiettivo finale. Sono legato alla mia città, ma ho anche piacere che il Siena torni in B”, spiega al Fedelissimo Online Carboni, che tocca tanti punti. Il presente, innanzitutto, dove il Siena a parer suo è il grande favorito per la B mentre il Livorno “potevo allenarlo, quando è stato allontanato Sottil”. E poi il burrascoso passato senese, dove tra false promesse, desertificazione societaria e diti medi, si è cucito addosso un’immagine che vorrebbe in tutti i modi togliersi, o perlomeno cambiare.

Mister, ieri era ospite in una tv aretina e ha parlato del momento dell’Arezzo da appassionato, da tifoso.

Sono cresciuto in quella società, ci sono entrato quando avevo 11 anni e con mio fratello ho fatto tutta la trafila. Ho avuto la fortuna di vincere campionato di C e tutte le volte che ho incontrato l’Arezzo ho sempre cercato di fare bella figura, come successo con Siena, Bari, Empoli, Montevarchi. Per questo non posso che esserne tifoso.

Ha anche detto che sarà il Siena alla fine a vincere il campionato.

Quest’anno ho visto il Siena una volta, a Pistoia, un’ottima squadra. Prima della partita salutai la dirigenza e la signora Durio, gli dissi che sarebbero stati protagonisti assoluti. Quando dietro c’è una società forte e si lavora con logica, è normale che arrivino i risultati.

A Pistoia parlaste anche della stagione a Siena?

No, no, parlammo solo del presente. Salutai lo staff sanitario, mi dissero che quei mesi a Siena avevo portato la croce per tutti, e in effetti lo dicono i fatti. Per me sono stati forse i sei mesi più difficili della carriera. Non c’era un presidente, un direttore sportivo, erano spariti tutti. Ma non ho mai voluto dire pubblicamente come stavano le cose. Ci ho sempre messo la faccia, venivo io a spiegare dopo le partite perché avevamo perso. Il mio rammarico è di essere capitato nel momento sbagliato. L’impatto fu buono, quattro vittorie di fila considerata la Coppa, poi arrivò il terremoto in società. E mi fermo qui perché se vado oltre…

Stagione da dimenticare, tante sconfitte pesanti, eppure arrivò un sesto posto.

Un risultato importante, considerato tutto quello che abbiamo vissuto e una società inesistente. Ci allenavamo in un campo di patate, annullavo gli allenamenti di venerdì e sabato per paura che i giocatori si facessero male. Non si faceva neanche più il ritiro, ci trovavamo un’ora e mezzo prima al campo, come le squadre di Prima Categoria. Poi l’anno dopo mi pare che chi è venuto abbia fatto peggio. Il mio lavoro spero sia riconosciuto a distanza di anni.

E poi la surreale semifinale col Foggia, 8-6 per loro il totale.

Prima del ritorno a Foggia si erano verificate situazioni che destabilizzarono l’ambiente. Fu una settimana particolare, con la sconfitta di Macerata. Se non prendevo alcune iniziative avrei perso lo spogliatoio. Poi va detto che al Foggia 5 gol non li aveva fatti nessuno.

Quando è stato il punto di non ritorno, quando ha capito che le promesse di Ponte erano disattese?

Ho capito che non c’era trippa per gatti la settimana prima della fine del mercato. Vincemmo a Prato, con gol di Yamga. Il giovedì prima avevo detto di volere due-tre giocatori. Con Dettori era stato già trovato l’accordo, Cissè non giocava a Benevento. Ho ancora dei messaggi registrati dei procuratori. Ma Ponte annullò tutto, per la firma sui contratti serviva lui. A quel punto lì non potevo dire: “è grassa se ci salviamo”. Avrei perso la fiducia della squadra. Ho tutelato il parco giocatori mettendoci la faccia.

A gennaio doveva arrivare anche Marotta?

Marotta lo volevo in tutti i modi, sarebbe venuto ma non lo prendemmo per 40.000 euro di differenza. Cissè non arrivò per 20.000 euro. Oltre a loro due e Dettori, volevo un centrocampista esterno, e c’era Buonaiuto che voleva venire. Con qualche acquisto mirato potevamo puntare più in alto. Invece se ne sono andati Bonazzoli, Mendicino, Sacilotto, D’Ambrosio… guarda caso i giocatori che prendevano lo stipendio più alto. Non è che ci voleva lo scienziato per capire la situazione. Al posto di Sacilotto è stato preso Saba che era quattro anni che non giocava. Sono arrivati Beye, Fella, Rozzi. Bastoni invece non l’ho mai avuto per via della mononucleosi. Ho raggiunto un sesto posto con un manipolo di ragazzini.

Adesso Carboni è fermo. Ha ricevuto offerte dopo la Juve Stabia?

Dopo l’ottimo lavoro a Castellammare sono stato vicinissimo a una panchina di serie B. Poi per un disguido sullo staff è stato perso l’attimo. Sono arrivare diverse offerte dalla Lega Pro ma non mi convincevano i progetti. A Siena non sono venuto per i soldi. Ho pensato: “ci ho già giocato da calciatore, c’è un mercato davanti, possiamo essere protagonisti”.

Dopo l’esonero di Sottil, il suo nome è stato accostato al Livorno.

Ero vicino al Livorno, ho avuto un contatto col ds tramite un procuratore. C’erano buonissime probabilità.

Avrebbe accettato?

In questi casi credo non ti puoi permettere di rifiutare. Ma devi vedere cosa trovi. Il Livorno a livello atletico è molto giù. Ho visto alla tv Livorno-Siena e la Robur non meritava di perdere. Alla fine sono convinto che la spunterà perché sta meglio fisicamente.

Sabato sarà allo stadio?

Non lo so, anche perché di solito non vado a vedere l’Arezzo. L’ho fatto solamente una volta quest’anno.

Mister, nonostante le verità emerse successivamente, in molti la ricorderanno per i tanti (e pesanti) k.o. e l’immagine del dito medio. C’è qualcosa che vorrebbe riscrivere, se potesse, della sua esperienza a Siena?

Il dito medio fu un gesto istintivo rivolto non al pubblico ma ad un gruppo di quattro coglioni che mi avevano insultato. Mi avevano offeso tutta la partita, dandomi del figlio di p… Non era più una critica ma un insulto personale. So di aver fatto il mio lavoro, di aver trascorso una parte della mia carriera difficile ma che ho vissuto con dignità. La gente si ricorda di Carboni aretino e uomo di Ponte. Del primo sono orgoglioso, non ne faccio mistero. Sono di Arezzo ma mi sono comportato sempre da professionista, ho anche vinto quando ci ho giocato contro. Il secondo invece mi dà noia, perché non è vero.

Se tra qualche anno Ponte la chiama per allenare una squadra con l’obiettivo di salire in B?

(Ride, ndr). Impossibile, non può richiamarmi. A Siena provò anche a cacciarmi ad un certo punto, ma capì che se mi avesse mandato via i giocatori si sarebbero rivoltati contro, e avremmo rischiato la retrocessione.

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Fol