Esclusiva Fol – Camorani – “Racconto il mio esordio in A col Siena ai bambini della scuola calcio”

Il sogno di tutti i bambini che iniziano a giocare a pallone è trovarsi, un giorno, a pestare l’erba di un campo di Serie A. Alfonso Camorani ci è riuscito a 26 anni con la maglia del Siena, al “Renzo Barbera” di Palermo, sotto gli occhi di 32.000 spettatori. Quel giorno, il 12 settembre 2004, è indelebile nella sua mente e pure nel corpo, visto che se lo è tatuato. Una storia da raccontare ai 200 ragazzi della sua scuola calcio di Caserta, la Sporting Curti Camorani, che gestisce insieme ad altri tre soci e amici, il presidente Petriccione, il direttore sportivo Desiato e il vicepresidente Pontillo. “Il mio esordio in A – racconta Camorani al Fedelissimo Online – serve a far capire che per arrivare in alto servono sacrifici e, allo stesso tempo, divertimento. Oggi il mondo è cambiato, i ragazzi hanno tutto e pensano più alle nuove tecnologie. E pure il calcio è cambiato, e non in meglio. La Serie A è piena di stranieri, ragazzi bravi faticano ad emergere. E si è abbassato il livello. Il Siena della stagione 2004-05, se la metti in questo campionato, rischia di fare la Champions League. Era una signora squadra. Da Flo a Chiesa, da Vergassola a D’Aversa, da Nicola a Di Donato fino a Falsini”.

Cosa ti ricordi di quell’anno a Siena?

Fu un anno difficile e anche sfortunato. Giocai una decina di partite da titolare, poi una mattina, prima della trasferta di Udine, non riuscii ad alzarmi. Era la pubalgia, mi fermò per diversi mesi. Rientrai alla penultima giornata. Ma riuscimmo a raggiungere l’obiettivo finale, la salvezza.

Poco prima del giro di boa fu esonerato Gigi Simoni.

Era come un padre. Lavorava sulla mente dei ragazzi, soprattutto chi giocava meno e andava in tribuna. È stata una grandissima persona, sia come uomo che come allenatore. Purtroppo si sa, nel calcio se non arrivano i risultati…

Il tuo ruolo?

Giocavo esterno alto. Sono nato in quel ruolo, ma in carriera mi sono adattato anche in mezzo al campo o terzino destro o sinistro.

Secondo te il Siena, quell’anno, poteva fare di più?

Sai, alla fine c’erano molti giocatori che erano all’esordio o quasi. Più qualche esperto come Flo, Chiesa e Vergassola.

Arrivavi dalla Fiorentina. Ti ha creato dei problemi?

Conosco la rivalità storica tra le due città, ma non ho avuto problemi perché l’importante è che in campo si dia il massimo. E io non sarò stato un grande giocatore, ma ho sempre dato il massimo, ho sempre sudato per la maglia.

Sei più tornato a Siena dopo quell’anno?

Sì, ci torno anche adesso appena posso. Ho lasciato tanti amici, stiamo parlando di una grandissima città. E, come tutte le squadre in cui ho giocato, la seguo sempre.

Adesso l’allena Gilardino.

L’ho conosciuto da avversario, quando giocava. Nonostante la fama sta facendo la gavetta ma io non sono tanto d’accordo su questo punto. Chi ha avuto un passato importante, è stato allenato da grandissimi allenatori, ha vinto i Mondiali e respirato calcio di alto livello, penso possa tranquillamente allenare. Oggi criticano Andrea Pirlo, ma io non lo condivido.

Dove si vede Camorani tra qualche anno?

Ad allenare. Sono sul campo 24 ore al giorno, nella mia vita oltre alla famiglia c’è solo il calcio, è l’unica cosa che so fare. L’anno scorso ho allenato in Eccellenza (Tre Pini Matese, ndr) vincendo campionato e Coppa. Adesso aspetto un progetto serio e nel frattempo mi diverto coi bambini, faccio l’istruttore di quattro categorie. A loro non faccio promesse, dico solo che chi è bravo, chi ha talento, arriverà. Anche se gioca in mezzo alla strada. Come ho fatto io, quando non c’erano scuole calcio. E l’importante sono il sorriso e il divertimento. Perché questo è il calcio che amo”.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol