Esclusiva Fol – Bencardino: “Prima di essere preparatore sono tifoso della Robur. Farò di tutto per riportarla in alto”

“Sfrutteremo questa pausa per mettere benzina nel serbatoio. La squadra ha avuto sin troppi contrattempi: dal mancato ritiro alle note vicissitudini societarie che hanno portato all’addio di Gilardino. Con i russi, anche se di fatto si giocava ogni tre giorni, l’allenamento prevedeva giusto un po’ di lavoro tecnico. Poi è tornato Alberto e ho iniziato a lavorare sul serio”. A parlare, in esclusiva al Fedelissimo Online, è il preparatore atletico della Robur, Sandro Bencardino, al termine della doppia seduta di allenamento di ieri sera all’Acquacalda. Un periodo intenso, per sfruttare la pausa di domenica e caricarsi in vista della gara col Grassina del 21 marzo.

Sandro, com’è la situazione del gruppo?

Non ci vorrà tanto per il rientro di Carminati. Con giocatori come Terigi e Forte ho predisposto dei lavori di prevenzione e rinforzi. A me piace individualizzare in base alle problematiche.

De Falco come sta?

Sta bene, non ci sono problemi. Deve soltanto riprendere confidenza con la palla e con il gioco perché prima che arrivasse ha passato un periodo in cui si allenava con pesi e corse in linea.

Come ti trovi con Gilardino?

Con lui ho riscoperto il gusto di andare al campo, è una brava persona e un grande professionista. Ci siamo trovati subito d’accordo. Si lavora bene, ci fossimo incontrati dal primo giorno chissà… ma speriamo di esser sempre in tempo per fare qualcosa di buono. Bisogna vivere alla giornata, puntando a fare il meglio possibile. Sperando che un po’ di fortuna ci assista. I ragazzi sono concentrati, disposti a lavorare duro. È un bel gruppo, mi piace.

Com’è stato tornare alla Robur?

Bellissimo. Ci metto ancora più amore e passione perché mi sento senese e tifoso della Robur. Non vedo l’ora di vincere le partite.

Come è andata la trattativa?

Mi hanno chiamato Argilli e Bellandi. Ma come, mi dissero, vieni a Siena e non ci dici niente? Se avete bisogno arrivo di corsa, risposi.

Come mai il ritorno a Siena?

Questioni familiari. In più, per via del Covid, spesso da Brescia non potevo tornare a casa. A un certo punto ho parlato con la società, io per lavorare devo essere tranquillo e sereno. Hanno capito la mia necessità, anche se erano dispiaciuti sia dal lato professionale che soprattutto umano. Ma non potevo continuare in quella situazione. Ho lavorato 11 anni a giro per l’Europa grazie alla famiglia che mi ha permesso di dare tranquillità, ora è il momento di ricambiare.

È chiusa del tutto la parentesi nel basket?

Sono un professionista dello sport, riesco a scindere facilmente calcio e basket, ho fatto degli studi particolari, mi viene facile. Ho lavorato a buonissimi livelli in entrambi gli sport e me la sono cavata. Non avevo mai abbandonato il calcio, ero sempre in contatto con colleghi e allenatori, davo consigli ad altre squadre. Come ora non ho abbandonato del tutto il basket.

Che differenze ci sono a livello di preparazione fisica tra questi due sport?

Non li puoi proprio accomunare. Uno si pratica con le mani e uno coi piedi, uno è indoor e uno outdoor. Nel calcio gli spazi sono enormi, nel basket è un cinque contro cinque. Sono diversi sia il fisico e che le regole. Li accomuna il fatto che bisogna lavorare per rendere l’atleta forte, agile, con buona resistenza e stabilità in tutto il corpo.

Hai vissuto le due promozioni della Robur e gli scudetti della Mens Sana. Che effetto ti fa adesso vedere questa situazione?

Mi fa male al cuore. Ho vissuto Siena negli anni d’oro, una libidine. A volte mi chiedo se ritorneremo un giorno a quei fasti. Ma io sono sempre positivo. A Siena sto bene, non ci sono nato ma è dal 1996 che è diventata la mia città, è entrata nel mio cuore. E farò di tutto per aiutare la rinascita del sport senese.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol