ESCLUSIVA FOL – Belli: “Pronti a presentare domanda di ripescaggio e strutturare la società. Nel piano economico rientrano anche il centro sportivo e la foresteria”

In estate aveva trattato la cessione del titolo sportivo alla nuova società, adesso l’avvocato Alessandro Belli è a tutti gli effetti vicepresidente bianconero dopo il rimpasto societario successivo agli addii del duo Gevorkyan-Petrocelli. Ufficializzate le nomine del consiglio di amministrazione, Il Fedelissimo Online ha contattato il legale per fare un punto della situazione sulle prospettive future della società, sia dal punto di vista sportivo che strutturale.

Avvocato, sono passati esattamente sei mesi dal giorno dell’assegnazione. In questo lasso di tempo sono accadute molte cose, in modo particolare sul piano sportivo dove la società ha incontrato numerose difficoltà. Facendo un bilancio di questa mezza stagione, cosa si può salvare?
«Sicuramente c’è da salvare l’esperienza, che è quella virtù che consente di fare tesoro degli errori. Noi abbiamo fatto molti errori in un tempo – speriamo – limitato, e quindi abbiamo la possibilità di correggere la rotta. In questi sei mesi ci sono stati momenti importanti e anche avvilenti. Possiamo dire che abbiamo creato dal niente una società e una squadra dove ci sono valori condivisi, ma ci sono stati dei problemi in un periodo di tempo in cui sono stati commessi degli errori, come ammesso anche dal presidente».

Il ritorno nei professionisti rischia di essere compromesso definitivamente per quelle scelte: non avete avuto modo di intervenire prima? Del resto alcune avvisaglie c’erano state.
«No. Nella logica degli allora dirigenti, certe decisioni erano state prese per cercare di migliorare ancora di più la squadra. Questi interventi su guida tecnica e giocatori non hanno sortito gli effetti che speravano, ma non erano degli autolesionisti. Adesso si sta correggendo la rotta sostenendo ulteriori investimenti proprio perché siamo convinti che la stagione non sia persa».

Si farà quindi il possibile per raggiungere almeno i playoff.
«Ci auguriamo che la squadra arrivi quantomeno ai playoff. Abbiamo fatto questo tipo di valutazione perché riteniamo che con questi innesti la squadra possa essere migliorata. È chiaro che il desiderio della società è quello di riuscire a salire di categoria e quindi continua a fare investimenti. Ma sappiamo che se i risultati non dovessero venire è anche per altri fattori. Perché lo sport è programmazione ma è anche tanti altri fattori».

Tipo?
«Abbiamo avuto un po’ di sfortuna. Siamo partiti dopo e abbiamo subìto tanti infortuni dovuti alla mancata preparazione. Tante motivazioni che non devono essere delle scuse, perché il Siena doveva trovarsi in un’altra posizione. A tutte queste situazioni si sono aggiunti anche errori fatti dalla società, che se ne è assunta le responsabilità. Chiaramente ci dispiace per i tifosi e per la squadra, ma adesso dobbiamo guardare in avanti e cercare di migliorare la classifica attuale».

La società sarebbe disposta a prendere in considerazione l’ipotesi del ripescaggio?
«Assolutamente sì, non solo è disposta ma anche intenzionata a farlo qualora non si riesca a vincere il campionato. Siamo pronti a presentare la domanda con tutto quello che ne deriva».

Cosa può dire della famiglia Gazaryan?
«Comincerete a conoscere meglio il presidente, perché diventerà senese. Nel senso che ha intenzione di trasferirsi a Siena. Lui è un imprenditore nel settore delle comunicazione e del marketing. Proviene da una famiglia importante, socia della holding. Sono persone con interessi plurimi, che hanno diversificato tantissimo i loro investimenti. La parte sportiva lo dimostra. Il presidente ha deciso, per una scelta di vita, di occuparsi degli interessi del gruppo in Italia, in modo particolare a Siena, dove si trasferirà con moglie e figli. La moglie parla italiano, ha studiato a Bologna. Lui invece credo voglia studiare a Siena, ha intenzione di concordare un corso di italiano con l’Università per Stranieri».

Nel consiglio di amministrazione è stata definita la tipologia di deleghe?
«Sono tutte deleghe di carattere amministrativo interno, riguardano prevalentemente la gestione ordinaria. La parte sportiva è delegata integralmente ad allenatore e diesse. Non ci sono deleghe sportive all’interno del cda».

Il nuovo organigramma è provvisorio o definitivo?
«È provvisorio. Qualora ci ritrovassimo, come auspicato, in un campionato superiore, avremo la necessità di creare una struttura societaria all’altezza della categoria. Al momento riteniamo che si possa andare avanti così. Oltre al presidente, abbiamo individuato il direttore generale (Andrea Bellandi, ndr), che ha una funzione interna operativa, e due vicepresidenti esecutivi. Se ci renderemo conto che non è possibile finire la stagione in questo modo, integreremo ulteriori figure».

Sembra di capire che avete già in mente a chi affidarvi per l’anno venturo.
«Abbiamo ben chiaro chi sarà coinvolto nell’anno venturo, sia come struttura organizzativa che come organo amministrativo».

Nella prima intervista post-assegnazione del titolo sportivo, dichiarò che nelle intenzioni della società c’era la volontà di effettuare investimenti anche sulle infrastrutture. Si è parlato molto di stadio e dell’area circostante: l’interesse è rivolto unicamente ad essa o anche ad altro?
«Con la società di consulenza che io rappresento insieme al dottor Ristori (Infinet, ndr), in questi sei mesi ci siamo occupati della parte non sportiva. Era stato concordato con la società che noi ci dovessimo occupare del progetto e degli investimenti legati allo stadio e all’area circostante. Nell’ambito della redazione del progetto, che sotto il profilo strategico ha l’apporto di Infinet, mentre su quello tecnico ha quello di Aicom (società di ingegneria di Terranuova Bracciolini, ndr), abbiamo cercato di inserire un piano economico-finanziario che tenesse conto delle esigenze della squadra e della sostenibilità dell’investimento; in tutto questo rientra anche la realizzazione del centro sportivo e della foresteria, perché crediamo che una squadra con ambizioni non possa prescindere dal realizzare queste due realtà».

Sapete già dove potrebbero sorgere?
«Il dove fa parte del negoziato che le persone delegate dovranno impostare col Comune nell’ambito del progetto che prevede partnership tra pubblico e privato. Ad oggi non sappiamo dove potrà sorgere il centro sportivo con queste caratteristiche, potrebbe essere l’Acquacalda ma anche no».

Al momento però i riflettori sembrano essere puntati soprattutto allo stadio.
«È il primo tassello. Anche per un discorso di tempi. Un progetto di questo genere richiede tutta una serie di passaggi. Anche solo avviare il cantiere, basta vedere l’Udinese che ci ha messo 10 anni. Noi contiamo di mettercene meno, ma si tratta di molto tempo. Per cui è bene partire per tempo, magari da categorie inferiori facendo di necessità virtù. Così da trovarci una struttura adeguata quando speriamo che il Siena possa essere tornato dove merita».

Intanto in questi giorni è uscito il bando del Comune di Siena.
«Lo abbiamo letto con attenzione. È il bando che il Comune avrebbe dovuto fare a settembre se ne avesse avuto il tempo. Mi sembra logico e naturale che contenga certe condizioni, ovviamente per noi è un ponte per arrivare alla presentazione del progetto nei tempi e nei modi, quando la squadra sarà risalita in classifica».

In che senso?
«Per noi questo bando è una soluzione transitoria che ci consente di avere titolo per stare lì, qualora ce lo aggiudicassimo, e di continuare le nostre attività propedeutiche, che tra l’altro sono già in stato avanzato. Eravamo pronti a presentarle a fine gennaio, ma non lo abbiamo potuto fare perché il clima che si era generato intorno alla società non ci consentiva di farlo. Faremo capire alla città quali sono i progetti che ci sono dietro ad una serie di ipotesi che dovremo negoziare con il Comune e le parti economico e sociali della città, compresi i tifosi che saranno gli utilizzatori dello stadio. Ma per noi è un punto di partenza necessario».

Nell’ipotesi in cui fossero altri soggetti ad aggiudicarselo, come si muoverebbe la società?
«Gli pagheremmo l’affitto probabilmente. È normale che in una procedura di questo genere si possa presentare anche qualcun altro, ma sinceramente è uno scenario che abbiamo valutato come molto remoto. Se qualcun altro volesse partecipare, dando tutte le garanzie del caso, noi gli pagheremo l’affitto se vorrà ospitarci, sennò dovremo fare altrimenti. Ma dico chiaramente una cosa».

Prego.
«Chiunque abbia intenzione con un atto ostile di rifare lo stadio a Siena, nelle opere di consolidamento previste dal bando, ne risponderà delle conseguenze. Se non ci vorrà ospitare ne prenderemo atto. Da qualche parte il Siena andrà a giocare. Mi auguro che l’eventuale terzo aggiudicatario valuti la possibilità di rendere fruttifero il suo investimento e possa quindi negoziare col Siena un eventuale affitto».

Nel caso l’aggiudicazione vi premiasse, la società sarebbe tenuta ad ultimare i lavori al campo dell’Acquacalda?
«Non mi sembra che sia una prescrizione del bando, ma dato che il bando riguarda anche l’Acquacalda e nessuno ha intenzione di utilizzare un sito non idoneo, valuteremo di renderlo più idoneo possibile. Potrebbe essere il posto dove fare il centro sportivo, ma non so se ci sono gli spazi. Per ora i progettisti hanno fatto una serie di interventi di verifica sullo stadio e sull’area circostante, al momento non abbiamo ancora focalizzato il centro sportivo. Ma ripeto che nel progetto complessivo esiste l’esigenza di dotare la società di un centro sportivo ed una foresteria. È importante che i ragazzi possano formarsi all’interno di un contesto che crei valori. La cantera è ciò su cui vogliamo investire, non solo per vendere giocatori ma per utilizzarli. Io penso che a Siena ci siano le condizioni positive dove far crescere un settore giovanile».

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol