ESCLUSIVA FOL – Banchini: “Io allenatore cosmopolita che s’ispira a Bielsa. A Siena giocheremo a viso aperto”

Italia, Albania, Isole Vanuatu, Malta e… il ritorno nella madrepatria. Il giro del mondo di Marco Banchini, tecnico 49enne alla guida del Como, sembra essere terminato: “Sono tornato in Italia per rimanerci – racconta in esclusiva al Fedelissimo Online – ho avuto l'opportunità di allenare in campionati esteri e questo mi ha molto arricchito il bagaglio d'esperienza". Nato a Vigevano e con un trascorso a Siena come vice di Scazzola nella stagione 2016-2017, dopo aver compiuto lo scorso anno l’impresa in riva al Lago conquistando la promozione tra i professionisti, sta vivendo intensamente la sua sesta stagione da allenatore: "Affronto la C come ho affrontato i dilettanti, consapevole di aver vinto il campionato dei record lo scorso anno e di essere in una categoria difficile".

 

È permesso tutto fuorché smettere di lottare: è questo il suo credo calcistico?"

Sì, è una frase di un grande maestro come Marcelo Bielsa, a cui mi ispiro molto. Do tanta importanza alla lotta e alla grinta, che ritengo essere componenti fondamentali nel gioco del calcio. Costituiscono il 70% degli ingredienti per far bene e pretendo che i miei giocatori lottino sempre su tutti i palloni non lasciando nulla al caso. Bisogna restare attivi e concentrati fino al termine della gara, metterci il cuore e grande grinta. La determinazione è l'aspetto più importante nel calcio. La parte tecnica rimane comunque molto significativa perché in situazioni di equilibrio è sempre la giocata del singolo a risolvere la partita."

Quindi cholismo e non guardiolismo.

"Per certi aspetti è così, è una filosofia di calcio che guarda più alla sostanza che alla forma. Ma non basta: a me piace che la squadra giochi a calcio, non dal portiere forzando giocate difensive, ma che abbia una sua impostazione di gioco e una sua identità. Seguo con attenzione l'aspetto tattico di Simeone e Conte, che hanno filosofie di calcio basate sulla lotta agonistica e sul pressing ragionato. Non amo il catenaccio, le mie squadre giocano a viso aperto."

A proposito: il Siena soffre molto le squadre che vengono al Franchi a chiudersi a riccio coprendo gli spazi centrali ripartendo in contropiede. Che partita si aspetta sabato?

"I ragazzi di Dal Canto sono reduci da due importanti vittorie con Teramo in Coppa e Alessandria in campionato. Il livello della rosa è importante, lo certificano la presenza di giocatori del calibro di Guidone, Polidori, Cesarini, Guberti, Campagnacci. È sicuramente una seria candidata al secondo posto. Il Como quest'anno non ha mai giocato di rimessa, non è nel mio stile. Verremo a Siena a fare la nostra gara, non chiudendoci aspettando l'avversario ma dando intraprendenza alla manovra. Sono convinto che sarà una bella partita ricca di emozioni."

Secondo posto perché il primo è già assegnato.

"Assolutamente sì, i giochi per il primo posto sono già chiusi e si lotterà solamente per una piazza d'onore". 

Siete reduci dal pari interno contro la Juventus U23. Come sta la squadra mentalmente?

"Ritengo che quando si pareggi è perché si sia meritato di pareggiare. La squadra sta bene ed è normale che in una piazza come Como, ma vale anche per Siena, i tifosi si aspettino sempre risultati scintillanti, ma poi è il rettangolo di gioco a parlare in modo insindacabile."

5 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte: siete in linea con le aspettative pre-stagionali?

"Sì, siamo in linea assolutamente con quello che abbiamo pianificato con la società. Il nostro obiettivo è quello di fare un campionato tranquillo senza dover rischiare di essere risucchiati dalle squadre che lottano per non retrocedere. Ci troviamo in zona play off e penso che la squadra abbia le potenzialità per rimanerci fino alla fine del campionato".

Dopo Gori-Cutolo, il Como ha la coppia d’attacco più prolifica del girone. Ganz e Gabrielloni, autori di 12 reti, stanno facendo una stagione di livello.

"Senza dubbio, e a questi giocatori ci aggiungo anche Miracoli che è un attaccante importante per noi. Tutti e tre ci stanno dando una mano in termini realizzativi."

In questo periodo si sta parlando molto delle prestazioni di Kulusevski, classe 2000 in forze al Parma ma di proprietà dell’Atalanta, che sta dimostrando grande qualità nella massima serie nazionale. Lei sta dando spazio ad suo ex compagno di squadra con cui lo scorso anno ha vinto il campionato Primavera: Lorenzo Peli, ci descrive le doti di questo ragazzo?

"Lorenzo è un giovane che ha appena intrapreso il percorso. Avendo solo 19 anni ha tantissimi margini di miglioramento. Da qualche giornata trova spazio con frequenza ma deve migliorare molto specialmente nell'uso del piede debole. È un esterno destro con spiccati doti offensive che sa attaccare bene lo spazio ma ha da imparare difensivamente. Può diventare un giocatore completo".

In estate ha fatto notizia l’acquisto di un giocatore dal grande potenziale: il marocchino Ismal H’Maidat, che però non sta rispettando le previsioni.

"La sua è una situazione particolare perché Ismal viene da due anni di inattività calcistica. Riprendere a pieno ritmo, soprattutto dal punto di vista fisico, perlopiù in una squadra professionistica, non è assolutamente cosa da poco. Ha avuto un periodo di ambientamento e ultimamente alcuni attacchi febbrili e influenza l'hanno costretto a rimanere ai box. Adesso sta piano piano raggiungendo quell'equilibrio tecnico-fisico necessario per un buon rendimento".

Lei è stato il primo allenatore italiano ad aver fatto la Champions League oceanica con l’Amicale, squadra delle Isole Vanuatu. Poi esperienze in Albania e a Malta: insomma, un mister cosmopolita. 

 Sì, invece di fare come alcuni giocatori o allenatori che partono da qui e vanno all'estero, ho fatto il percorso inverso. Dato che in Italia allenavo nei dilettanti, ho avuto l'opportunità di fare esperienze importanti all'estero in nazioni come Albania e Malta e nel continente oceanico. È stato bello poter affrontare allenatori spagnoli, croati, con mentalità e metodologie diverse. E soprattutto impari a capire quanto è importante l'aspetto mentale per i giocatori. Allenando all'estero, parli lingue di cui hai una padronanza limitata e diventi più attento e sensibile all'atteggiamento del corpo, degli occhi, a ciò che un giocatore non dice: sono tutte sfumature che nell'economia di una gestione del gruppo costituiscono un aspetto fondamentale. I valori della massima serie albanese equivalgono a quelli della Serie C italiana, non cambia nulla. I ritmi sono gli stessi. In Oceania invece ho avuto il piacere di vincere il campionato e la coppa nazionale con l'Amicale. In Albania sono arrivato terzo con il Laçi e ci è sfumata di un soffio la partecipazione all'Europa League. Giocare la Champions è stata una grande emozione per me e per l'intero ambiente, anche se non appena sono entrate in gioco le squadre neozelandesi e australiane… si è fatta dura per tutti". 

(Niccolò Anfosso)

FONTE: FOL