Esclusiva FOL-Abodi: “Lavoriamo al fianco con la società bianconera”

Andrea Abodi è colui che è a capo della Lega di B e che senza sosta continua a lavorare per migliorarla e farla crescere. Lo abbiamo contattato e con lui abbiamo toccato tanti argomenti, passando dal formato del campionato cadetto, alle difficoltà economiche del mondo del calcio e delle società, fino a B Futura, con il progetto sulla ristrutturazione degli stadi, vero e proprio argomento caldo per quanto riguardo gli sportivi senesi dopo la presentazione del progetto sull’area del Rastrello.

Ancora non è finito l’ultimo scandalo relativo al calcio scommesse, un problema di rilevante importanza che rischia di far crollare ai minimi storici la passione per il calcio. Quali rimedi propone il Presidente della Lega Serie B?
Se ne esce vincitori solo con un gioco di squadra, con tutte le categorie coinvolte, nessuna esclusa, a "remare" dalla stessa parte. Iniziative e progetti finalizzati a formazione, informazione, controllo e contrasto, per evitare che la piaga delle partite truccate riprenda a sanguinare. La Lega Serie B ha iniziato dal 2010 un percorso pressoché quotidiano caratterizzato da una forte assunzione di responsabilità, ma non può giocare da sola, altrimenti l'impegno rischia di rivelarsi inutile. Purtroppo noto con quanta facilità troppi tesserati squalificati rientrano in gioco, e questo mi fa pensare alla necessità, da un lato, di avere norme più severe e, dall’altro, di procedere a una migliore selezione del personale sportivo, che non può prescindere dalla qualità umana e valoriale. Dopodiché si può sbagliare una volta e ottenere una seconda opportunità, che se disattesa deve però determinare l’uscita definitiva dal sistema, con evidenti ripercussioni anche sul patrimonio personale di chi tradisce la fiducia.

Non le sembrano troppe 22 squadre per un torneo quale la serie B?
Sono molte, come sono troppe 111 squadre distribuite nelle tre leghe professionistiche. La riduzione del numero dei club a 20, votata tre anni fa dalla Lega Serie B, darebbe maggiore stabilità al sistema. Senza per forza disturbare l’estero, dal quale molto dobbiamo imparare (e al quale qualche volta possiamo anche insegnare), in Inghilterra i club professionistici sono 92 e in Spagna addirittura 42. Il campionato a 22 è frutto di una distorsione del passato e riteniamo sia necessario procedere rapidamente a una riforma dei Campionati condivisa, arrivandoci attraverso il risultato sportivo e non, come è successo altrove, le mancate iscrizioni o i fallimenti.

Leggendo i giornali emerge la difficoltà in cui si dibattono molte società della serie Cadetta, qual è la situazione?
La situazione per diversi Club è difficile, in un quadro di difficoltà che riguardano l'intero Paese, dalle famiglie alle imprese. Nel nostro piccolo ci siamo dati delle regole, primi in Italia, per contenere i costi. Mi riferisco, per esempio, al Tetto Salariale che è stato accolto con soddisfazione dalle società e che è diventato un punto imprescindibile per la salvaguardia e la sostenibilità dei bilanci. Parallelamente abbiamo attivato il progetto di marketing associativo B Club, grazie al quale sono stati incrementati e diversificati i ricavi, da ottenere in futuro anche attraverso un nuovo modo di intendere e vivere gli stadi. Strutture che oltre a essere comode e accoglienti devono rivelarsi una risorsa piuttosto che un costo. Per questo abbiamo lanciato il progetto B Futura che accompagna le società nella riqualificazione delle nostre infrastrutture. Insieme a tutto questo noto la volontà delle squadre di percorrere la via del risanamento. Troppo spesso in passato si è fatto il passo più lungo della gamba e questo non deve accadere più.

La situazione economica del Siena non è delle migliori: ha avuto modo di parlare di ciò con i vertici della società bianconera?
C’è un rapporto stretto e costante. Con il progetto di ristrutturazione dello stadio, recentemente presentato, accompagnato dall’opera di risanamento intrapresa già da questa stagione sportiva, i vertici della società stanno dimostrato con convinzione che credono nel Siena e che stanno lavorando per la sua salvezza economica. Spero abbiano al loro fianco l’intera città e il territorio, e non mi riferisco solo ai tifosi che, sabato dopo sabato, non hanno mai smesso di dimostrare il loro attaccamento alla squadra. 

Ci parli di B Futura.
B Futura è il progetto attraverso il quale la Lega Nazionale Professionisti Serie B intende fornire alle 22 società che partecipano al Campionato il modello e gli strumenti necessari per la realizzazione e l'ammodernamento di stadi e impianti di allenamento. Il progetto ha la convinzione che un diverso approccio, che potremmo definire di “sistema”, sia in grado di innescare l'impulso necessario ad avviare quel processo di sviluppo indispensabile per colmare il gap di competitività nazionale e internazionale del nostro movimento calcistico. Nei prossimi tre anni vogliamo contribuire a realizzare 100.000 nuovi posti in 6 nuovi stadi. Obiettivo ambizioso e affascinante.

L’AC Siena rientra nel progetto B Futura?
Certo e lavoreremo a stretto contatto con la società, supportandola nel percorso di ristrutturazione del Franchi, avendo un obiettivo comune: un impianto di fatto nuovo, che rispetti la Città della quale possa essere uno degli elementi di attrazione e parte dell'offerta di servizi, che sia costruito attorno alle esigenze dei tifosi senesi e degli appassionati di calcio che arriveranno a Siena dall'Italia e dal mondo, sostenibile per l'ambiente e nel conto economico, tecnologicamente all'avanguardia. Il dialogo con il Club e l'Amministrazione Comunale è già iniziato e siamo felici di poter accompagnare l’Ac Siena in questo percorso.

Un messaggio agli sportivi senesi ma anche a tutti i tifosi che seguono la serie B
Quello di partecipare in modo attivo, positivo e propositivo al miglioramento del calcio. Troppo spesso si pretende il cambiamento dalle istituzioni, ma la spinta più sana e genuina che spesso accelera i processi di cambiamento è quella che proviene dalla base. Come? Con la presenza e un comportamento corretto, vivendo lo stadio come momento di socialità nel confronto competitivo, seguendo la propria squadra con passione e la giusta critica, senza alibi. Questo atteggiamento, moltiplicato per tutte le realtà sportive dei nostri campionati, può aiutare la crescita culturale dei diversi ambiti che si occupano di calcio, compresa la stampa troppo spesso prigioniera della bassa polemica e del gossip. E noi dirigenti dovremo dimostrare di saper ascoltare, ragionare e decidere, per il bene del calcio e di chi gli vuole bene. (Luca Casamonti)

Fonte: Il Fedelissimo