ENRICO CHIESA, IL SUO SOGNO SI INTERROMPE ANCORA

Non è giusto. Non si interrompe così un sogno come quello di Enrico Chiesa. L’unico in grado di mettere d’accordo le tifoserie opposte della Fiorentina e del Siena, l’unico amato sia nella Fiesole, sia nella curva Robur. Enrico Chiesa stava continuando il suo sogno a Figline, con umiltà e passione. Ieri, in una anonima partita con il Sorrento, proprio lui, abituato a far tremare la Vecchia Signora e l’Inter, si procura un’altra frattura. Ginocchio rotto, il tam tam prende subito quota, poco attento ai distinguo della prognosi: rottura del tendine rotuleo del ginocchio destro, in questi momenti è a Roma, sotto i ferri, per un’operazione difficile e delicata, per un atleta di quasi 40 anni. Il sogno di Enrico Chiesa di continuare a giocare, è di fronte ora alla prova più difficile. Forse insormontabile. Ben più difficile rispetto a otto anni fa, quando l’infortunio subito in maglia viola, sembrva averlo allontanato dal calcio che conta. E invece no. Grinta, determinazione, sacrifici, e ancora tanti gol, tanta gioia regalata a sè e agli altri. Giusto due settimane fa, il 18 ottobre, Enrico aveva avuto la grande soddisfazione di centrare la sua cinquecentesima partita da professionista. Premi, applausi, ancora qualche spazio della ribalta per lui che, con il Figline, nonostante una squadra infarcita di ex viola, non attirava più telecamere e riflettori. Aveva detto: continuo a giocare per passione, perchè sono innamorato del calcio.

Più in là nel tempo, al momento di lasciare il Siena, ultima squadra della sua serie A, Chiesa era stato festeggiato nel corso di una cena dai tifosi bianconeri che a lui hanno dedicato un club. Trecento persone intorno a lui, con il groppo in gola. Chiesa sussurrò al microfono: "Non smetto con il calcio, non so immaginare le mie domeniche senza il pallone". E a Figline, diceva ancora di provare emozioni stupende. Con la semplicità, con il gusto del gioco, del calcio più pulito che non si può, con la voglia di infilare ancora il pallone nella parte più lontana della rete. Dove il portiere non arriva mai. Oggi a interrompere la traiettoria dei suoi sogni ci ha pensato ancora una volta il destino, che nel calcio appare particolarmente cieco. Colpisce i migliori, con cinismo, con molta più cattiveria dei ruvidi stopper di una volta. Se Chiesa ce la facesse ancora, se tornasse a giocare a pallone, stavolta non sarebbe solo una storia di calcio. Ma una lezione di vita e di speranza. Per questo ci speriamo. Auguri, Enrico. (Daniele Magrini)

Fonte: www.intoscana.it