Emeghara uguale mai

Il Corriere dello Sport ha raccontato la storia di Innocent Eemeghara, il bomber che adesso tutta italia ci invidia. Partito dalla Nigeria, adesso è a Siena, passando per la Svizzera e da Lorient.

«E quella come ti sta?». «Mi stringe». «Come ti stringe?». «Eh,. mi fa male, me ne dai un'altra?». «Prendi questa, vedi un po' se ti calca meglio». Emeghara e il massaggiatore del Siena si sono guardati. E hanno pensato tutti e due la stessa cosa: non è uguale. Emeghara ha fatto spallucce. E chissenefrega se una, la destra, è bianca, e l'altra, la sinistra è rossa. «Sì, ma questa è Ni… e quest'altra è Adid…». Due marche diverse. Si può? Se non hai uno sponsor personale puoi fare ciò che vuoi. Poi è un dettaglio che una scarpa, la destra, avesse sei tacchetti e che l'altra, la sinistra, ne avesse tredici. Emeghara non ci fa caso, a questi dettagli. Succedeva l'altra sera, al Franchi, prima che il ragazzo che somiglia un po' a Tiramolla Asprilla (lastessa elasticità, le stesse movenze feline) e un po' a Oba Oba Martins (la stessa esplosività, lo stesso fisico,da torello` da combattimento), segnasse due gol alla Lazio e si prendesse la scena, come i predestinati sanno fare.

LA FAME E LA RABBIA – 0 quelli che vanno di fretta, come Innocent Emeghara, nato a Lagos, il 27 maggio del 1989. Ora, se avete presente Lagos, non è esattamente il posto migliore per nascere. E' uno dei posti più pericolosi al mondo. Il cuore nero dell'Africa. Da quelle parti dicono: la cosa migliore da fard a Lagos è andarsene. «Sono cresciuto in una povertà che nemmeno riuscite a immaginare», raccontava Innocent al suo arrivo a Siena, quando i primi due gol (a Inter e Bologna) gli avevano già consegnato un posto nella cronaca. Dice che Lagos è stata una palestra di vita. C'è da credergli. Innocent è rimasto orfano presto. Il padre è morto quando sua madre era incinta. A tredici anni la madre, il nuovo compagno, Innocent e la sorella si sono trasferiti in Svizzera. Non pensava di fare il calciatore. Chi nasce povero sogna solo fino ad un certo punto. Si chiama pudore, appartiene a pochi. Ha cominciato in un piccolo club, il Toss, poi Zurigo, Winterthur, Grasshoppers e Lorient, in Francia. Lì ha cominciato a fare il calciatore sul serio. 28 presenze e 5 reti in Ligue 1. Lì ha combinato un piccolo casino di testardaggine che alla fine si è rivelato la sua fortuna. La scorsa estate, infatti, ha voluto fare di testa sua. C'erano le Olimpiadi a Londra. Innocent, naturalizzato svizzero, era stato convocato dalla nazionale elvetica. Tu resti qua, gli hanno intimato i dirigenti del Lorient. Non ci penso nemmeno, ha risposto lui. Allora finisci fuori rosa. Questa non l'ha nemmeno sentita, Innocent (fino a prova contraria) era già partito. A Londra un golletto, contro la Corea. Se uno svizzero, alle Olimpiadi, fa un gol contro la Corea non se lo fila nessuno. Nell'altra stanza Bolt sta facendo il record del mondo, vuoi che ci preoccupiamo degli sport minori? Al suo ritorno Emeghara ha la testa altrove. E tanta rabbia dentro. Si gioca contro il Valenciennes. L'allenatore lo manda in campo. Grazie mister. Fallaccio gratuito sul primo avversario che gli capita a tiro: espulsione diretta.

CHE AFFARE – Capito il tipo? Finisce fuori rosa. Un pesce senza acquario. La sua fortuna si chiama Stefano Antonelli, responsabile dell'area tecnica del Siena. Ha visto il pesce, ha pensato che l’acquario glielo avrebbe dato lui: prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a tre milioni. Un affarone. Di quelli che ti chiedi: cosa ho fatto per meritarmi questo? Probabilmente essere al posto giusto nel momento giusto. Per Iachini Emeghara è «intelligentissimo, in campo sa sempre cosa fare», per i compagni è un simpaticone che mescola inglese e tedesco (l'italiano non lo sa) per farsi capire, per il Siena è un investimento da far fruttare, nel solco di Neto (venduto a gennaio per sette milioni allo Zenit). Innocent si gode. la popolarità. «Sono felicissimo, voglio continuare così», ha detto l'altra sera. Lagos è un dolore lontano, la Svizzera un'adolescenza rubata. L'Italia sarà qualcos'altro. Nell'attesa, alla faccia di. questo calcio super-tecnologico e marchettaro segna gol con scarpe spaiate, sei tacchetti di qua e tredici di là, come se fosse quello a fare la differenza. Chiedetegli con che scarpe giocava a Lagos, poi preparatevi alla sua risata.

Fonte: Corriere dello Sport