Eclusiva FOL – Emmausso: “Siamo i più forti, possiamo salire di categoria”

La scomparsa di Davide Astori ha sconvolto il mondo del calcio. L’Italia lo ha ricordato fermando i campionati, l’Europa ha imposto un minuto di silenzio in tutti i campi di Champions e Europa League e anche Siena, nel suo piccolo, ha fatto la sua parte. Il comunicato della società, il post di Ruggero Radice (suo compagno alla Cremonese), il lungo messaggio di Bulevardi, a ricordare che la vita del calciatore non è esattamente come se la immaginano tutti. Michele Emmausso, che ad agosto compie 21 anni, l’età che aveva Astori quando esordì al Rastrello in Serie A, ha pubblicato su Instagram una sua foto. Un modo, spiega, “per ricordare un ragazzo che se n’è andato troppo presto”.

Michele, è stato un weekend dove di calcio si è parlato poco o niente.

Purtroppo sì, mi dispiace tantissimo. La morte di Astori ha sconvolto tutti. E’ un ragazzo che fa il nostro mestiere. Potrebbe capitare a uno di noi, sarebbe cosa tragica.

Domenica e lunedì non si è giocato, sabato anche. 6 partite su 9 rinviate, inclusa Pro Piacenza-Siena.

E’ la terza volta che non giochiamo a causa del maltempo, ma non possiamo farci nulla. Pensiamo alla Viterbese.

Come hai passato il sabato senza calcio?

Sono stato qua a Siena, mi sono divertito con i compagni di squadra. Ho visto Livorno-Cuneo, bel risultato per noi. Ma non dobbiamo pensare agli altri. Se facciamo il nostro dovere, sono loro che devono inseguire.

Dici Pro Piacenza e ripensi al tuo gol all’andata.

Un gol bellissimo, mi ricordo la gioia di tutti: squadra, società, tifosi. Speriamo di fare risultato anche nella partita di ritorno.

Dopo quella tua rete pensavi di ottenere più spazio?

Avrei voluto giocare di più, quello sì. Però sono in una squadra fortissima e tutto sommato ho giocato tanto, sono sempre entrato. E poi sono cresciuto molto da quando sono a Siena.

In cosa sei cresciuto?

Calcisticamente. Grande merito va al mister, mi ha insegnato tante cose. Ha dato una forma alla squadra, tiene tutti sul pezzo.

Dal punto di vista fisico, nessun problema.

Non ho mai avuto problemi fisici in carriera.

Quanto rammarico c’è nel rivedere quella tua occasione sull’1-1 di Siena-Livorno?

Tanto. Potevo fare molto meglio. La palla mi è schizzata davanti e ho dovuto prenderla subito, cercando il pallonetto. Purtroppo è andata così, ci rifaremo al ritorno.

Quando inizi a giocare a calcio?

A quattro anni. Sono cresciuto nelle giovanili di due scuole calcio napoletane. Cinque anni nello Sporting Neapolis e tre al Pigna Calcio, assieme a Daniele Verde (ora al Verona, ndr). Poi sei mesi a Bari e infine la Lupa Roma.

E’ vero che da ragazzo hai pensato di dire addio al calcio?

A 13 anni volevo smettere. Giocavo per strada, per divertirmi. Mi convinse Paolo Anastasio, mi disse: ti porto in Promozione e vediamo come va. E’ andata bene. Ho vinto il campionato e in Eccellenza ho fatto 40 gol.

Con la Boys Caivanese. Poi arriva la chiamata del Genoa. Cosa hai pensato in quel momento?

Ero in ospedale da mia mamma, ci siamo messi a piangere tutti e due. Me la sono meritata. Avevo fatto bene, mi aspettavo una chiamata del genere. Ho passato sei mesi in Primavera (giocando con Pellegri, ndr) prima di andare a Taranto.

E poi arriva il Siena.

Ero indeciso, perché c’erano altre squadre dove potevo trovare più spazio. Ma alla fine è stata un’ottima scelta, ho trovato dei fratelli qui a Siena.

Hai un contratto col Genoa fino al 2022. La tua intenzione è di tornare lì?

Vorrei tornare al Genoa, ma se salgo in B con il Siena non ci penso due volte a rimanere.

Di Scampia, quartiere dove sei cresciuto, si parla spesso. Cosa c’è di vero in quello che viene detto?

La maggior parte delle cose dette non è vera, però lì è difficile crescere. Non c’è lavoro, ti devi fare forza da solo per andare avanti, per non rimanere in quella merd… Non ci torno quasi mai, da quando sono a Siena non c’ho voglia di tornare a casa. Voglio solo concentrarmi sul campo. Izzo e Mandragora sono degli esempi belli, sono contento per loro.

Il tuo rapporto con i social?

Direi buono. Pubblico spesso foto o video con gli amici di squadra, mi piace molto.

Sei napoletano, ma interista. Come è possibile?

In effetti è strano. A casa faccio le lotte con mio padre, quando c’è Inter-Napoli non vuole che io guardi la partita. Sono interista da quando c’era Ibrahimovic, mio idolo.

Un giocatore a cui ti ispiri come movenze?

De Bruyne. Vorrei diventare come lui. Piano piano…

Giochi sempre al Fantacalcio?

(Ride, ndr). Da piccolo lo facevo, ora non ho più il tempo.

Dove vuole arrivare Emmausso?

Il più alto possibile. Sarebbe un sogno per me e per mia mamma, che mi guarda dal cielo.

E il Siena? Il destino ora è nelle vostre mani…

E’ vero, anche se adesso ci aspettano dieci partite difficilissime e le squadre ci affronteranno in maniera diversa. Ma se noi ci convinciamo di essere i più forti, e secondo me lo siamo, possiamo fare il salto di categoria. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: FOL