E torniamo a parlare del Rastrello di Andrea Sordi

Dall’istituzione cui è demandato il compito, ovvero, come si diceva un tempo, il diritto-dovere di decidere, non è arrivata alcuna decisione. O meglio, per non decidere, si è deciso di rinviare alle decisioni che vorrà assumere la soc. proponente il progetto.

Insomma è come quando ad una domanda precisa si risponde con un’altra per di più capziosa: sicuramente è ineducato, ma non si risponde!

Però, la mancata decisione è stata argomentata in maniera tale da ridestare antichi fantasmi.

Vi ricordate quando fu sbandierato ai quattro venti che Siena, dopo aver subito la devastazione di strade, muri ed ingressi dei palazzi, era divenuta l’unica città cablata d’Italia?  Poi abbiamo scoperto che il rapporto costo benefici dell’operazione non poteva che essere non positivo poiché la tecnologia  utilizzata era già superata. Però, così ci era stato assicurato, avevamo indirettamente ottenuto un altro risultato non da poco: con i lavori fatti sarebbe stato possibile intervenire su tubature e cavi vari, allocati sotto il delicato manto stradale cittadino, ovvero procedere a nuove installazioni senza dover “sbudellare” le vie cittadine. Ed invece no! Anche questa certezza ci è scivolata via tra le dita come la sabbia del mare.

Il Sindaco Valentini ci ha detto, infatti, che il famoso progetto di riuso del Rastrello sarebbe quanto meno inopportuno:  i famosi insediamenti commerciali originerebbero la necessità di nuove e più potenti condutture elettriche, con la il conseguente costoso e sciagurato “sbudellamento” delle antiche strade cittadine niente meno che dall’Antiporto fino, appunto, al Rastrello!

Ed allora? Mah!

Poi esiste il problema dei parcheggi e del delicato equilibrio dell’area Fortezza; forse sarebbe più corretto dire della Siena Parcheggi e della nota festa estiva.

Che dire ancora? La Siena Parcheggi è la figlia di quegli anni ’90 quando tutto cominciò: basti ricordare che allora,  in tempo di elezioni, all’Università si elargivano “cattedre”! l’occupazione “manu militari” della seconda risale agli anni cinquanta, da allora una pilotata “sine cura”, come ha testimoniato qualche giorno fa "La Nazione".

Certo è sconfortante che ad una recente tracotante arroganza del potere abbia fatto seguito la subdola furbizia di chi, incerto nel decidere, rinvii al mittente la decisione, innescando uno stucchevole “ping-pong” sperando, quindi, nella stanchezza dell’interlocutore ed in una sua conseguente desistenza.

E Siena?

Andrea Sordi