E la Robur va…….

In una città che stenta a prendere atto della crisi in cui si è infilata, ancora alla ricerca di mandanti e colpevoli, segnali positivi arrivano, strano a dirsi, dalla Robur. Ni ente di eccezionale, sia chiaro, ma è innegabile che in Vi a della Sapienza qualcosa si stia muovendo, qualche idea si affacci, la voglia (e la necessità!) di studiare un nuovo percorso sia viva.

Sarà perché è nel Dna dei roburrini che, tranne nell’ultimo decennio, sono da sempre abituati a risolvere da soli i propri problemi; sarà perché la matrice popolare – mai esaurita – si esalta sotto i nostri colori; sarà perché il primo vagito di questa antica società è stato un ruggito di rabbia. Sta di fatto che la Robur ha preso atto da subito che “sono finite le fave al locco” e cerca concretamente di camminare da sola. Il progetto della ristrutturazione dello stadio è un’opportunità concreta su cui Mezzaroma sta lavorando con impegno e, se andasse in porto, una volta a pieno regime porterebbe nelle casse della Robur una cifra importante. L’allucinante politica dello “spendete pure e non vi preoccupate del debito” si è bruscamente interrotta, lasciando dietro di sé macerie da cui sarà difficile emergere, almeno in breve tempo. In questi anni raramente è trapelato qualcosa, quello che contava erano i risultati o il nome di grido. Tutto, insomma, giocando sulla passione dei tifosi che, salvo rare eccezioni – e noi non siamo tra quelle – sono stati abbindolati.

Ma il popolo della Robur, dopo un momento di smarrimento, ha saputo tirare fuori gli attributi e il mai sopito orgoglio, riuscendo a trasmettere questi valori a squadra società. Sul campo, Beretta e i suoi ragazzi non si arrendono mai; negli uffici di via della Sapienza si lavora per un futuro più tranquillo.

Quali saranno i risultati? Impossibili da prevedere, ma un dato è certo: la Robur ci sta provando e quando qualcuno cerca di uscire dal mare in tempesta non chiede incoraggiamento, ma un aiuto a raggiungere la riva. Ci auguriamo, in quest’ottica, che qualora il progetto dello stadio poggi su concrete basi di fattibilità, come sembrerebbe per quel poco che conosciamo, trovi il consenso della città che conta, delle istituzioni e delle associazioni di categoria, onde evitare che questa prima iniziativa post-tsunami non rimanga prigioniera di logiche inaccettabili.

Niente ancora è stato fatto, ma lo spiraglio di luce nel buio del tunnel è già un primo passo. (Nicola Natili)

Fonte: Il Fedelissimo