Diritti Televisivi, la guerra dei numeri: parola all’esperto

«Il bacino d’utenza? Concetto sfuggente, quasi una figura retorica…».

 

A sostenerlo – con la competenza sfaccettata di chi manovra da anni statistiche e strumenti di ricerca demoscopica – è Marco Dell’Acqua, direttore di ricerca di Customizer Research e Analysis, società specializzata nella progettazione e nella realizzazione di ricerche di marketing con sede a Milano. Da dieci anni la CRA realizza “Monitor Calcio”.

 

«E’ un’indagine il cui obiettivo primario è quello di fornire una panoramica a trecentosessanta gradi sul calcio in Italia. Analizziamo i comportamenti e gli atteggiamenti degli italiani (tifosi e non) con più di 6 anni. Adottiamo lo strumento di rilevazione Telepanel, con nostre interviste esclusive, su un campione di popolazione molto ampio in tutta la Nazione».

 

E’ possibile stabilire, con questi criteri, il bacino d’utenza dei vari club?

 

«Guardi, quello di bacino d’utenza è un concetto un poco indefinito. Bisogna capire se si vogliono considerare i tifosi caldi o anche i semplici simpatizzanti, se si vuole prendere in considerazione l’aspetto geografico o quello dell’età. Gli ascolti tv o l’affluenza agli stadi. Le variabili, insomma, sono veramente tante».

 

C’è il modo di attribuire un numero assoluto di tifosi per ogni singola squadra?

 

«Lo si può fare, certo, ma tenendo conto di una “forbice” statistica o con una media che consideri delle varie fluttuazioni ».

 

Perché, ci sono variabili nel numero di tifosi?

 

«Certo, ci sono fattori che possono influenzare il tifo. Se guardiamo il Napoli, per esempio, vediamo che è diventata la prima squadra per molti in concomitanza con la scalata alla A. L’arrivo di grandi giocatori, come Cassano alla Samp, può spostare i dati. Oppure la novità che induce simpatia, come i primi anni del Chievo in A. C’è sempre un poco di fluttuazione».

 

Eppure, scusi, una delle poche certezze per gli italiani è sempre stato il tifo: si può cambiare tutto, ma non la squadra del cuore. Non è così?

 

«Lo è, certo, per lo zoccolo duro e per coloro che “formano” la loro passione tifosa in un’età tra i 6 e i 13 anni. Questo è un dato su cui si sbaglia raramente: l’ultima grande infornata di tifosi del Torino riguarda coloro che avevano tra i 6 e i 13 anni nel campionato dello scudetto. Nella fascia d’età tra 45 e 54 anni ci sono molti interisti perché da bambini hanno visto le gesta della “ Grande Inter”. Un grosso break di tifosi l’ha fatto anche la Juventus di Platini: grande incisività. Se uno diventa tifoso a quell’età, non cambia più…».

 

Elaborate anche dati territoriali sul tifo?

 

«Si sa benissimo dove sono i tifosi delle grandi squadre. E poi ci sono i club molto radicati sul proprio territorio: Atalanta, Genoa, Palermo, Catania. Ma soprattutto il Cagliari: la squadra sarda è veramente il simbolo di un’identità ».

Anche questo utile per definire il bacino d’utenza?

«Può servire, come tutto il resto. Ma per avere la certezza assoluta, l’unico modo sarebbe quello di mettere la domanda nel prossimo censimento…».

Fonte: Tuttosport