Diamo una mano alla Robur. Ecco un’idea di Carlo Cortecci

Seguo la situazione in casa Robur in attesa di avere notizie sulla squadra che affronterà il prossimo campionato. Intanto mi interesso delle questioni societarie e valuto positivamente che si inizi finalmente a pensare di dotarsi di campi di allenamento, visto che gli errori del passato pesano anche in questo senso.

È molto importante porre delle basi solide su cui costruire un futuro ed in questo senso è fondamentale ricreare il settore giovanile con le strutture ad esso correlate, i successi di Empoli e Carpi sono la prova che questa è la strada da seguire.

Il dibattito apertosi in questi giorni tra la proprietà e l’amministrazione comunale in merito ai campi di allenamento sembra non portare a sviluppi positivi nel breve periodo, così riflettendo, mi sono chiesto se esiste la possibilità da parte dei tifosi di dare il loro apporto e sono arrivato alla conclusione che potrebbe essere il momento di dare concretamente una mano al Siena per mezzo di un azionariato popolare. Iniziative del genere sono state lanciate in altre piazze con l’intento di sostenere o partecipare al capitale della società sportiva ma, pur consapevole che potrebbe essere una via percorribile, sono convinto che a Siena dovremmo avviarci su un percorso diverso, non limitato quindi ad una semplice raccolta fondi da girare come contributo alla propria squadra ed in pratica alla proprietà, quanto adoperarsi per creare qualcosa che possa durare nel tempo.

Destiniamo quanto raccolto alla realizzazione di un campo di allenamento, curandone la gestione con l’opera di volontariato dei soci, in modo da poterlo concedere anno per anno in uso alla squadra mantenendone però la proprietà.

Il Siena ha un pubblico importante non solo numericamente, il campionato appena concluso ha dato prova dell’attaccamento e la maturità dei sostenitori bianconeri, che unite alla voglia di riscatto hanno portato migliaia di persone di ogni età a seguire la squadra ovunque.

Partiamo da qui, parliamone, contiamoci e vediamo dove possiamo arrivare, credo che ispirandoci alla cultura di Contrada seguendone il modello di fratellanza e lavoro unendo quindi il contributo economico al volontariato, sia possibile realizzare qualcosa d’importante creando un legame ancora più profondo con la nostra squadra.

Lancio volentieri un appello in questo senso, dando la mia disponibilità per verificare se da questa idea può prendere forma un progetto concreto.

Carlo Cortecci