La storia del Club

30/06/80 00:00 | 1975-1980

Questi cinque anni sono da considerarsi l’esame di maturità del nostro Club.

Nel 1975-76 il Siena di Mannucci vince il campionato con una stupenda galoppata che coinvolge tutta la città, anche se inizialmente lo scetticismo regnava sovrano.

I Fedelissimi vivono la loro attività in simbiosi con la Società, intervenendo spesso con iniziative a supporto della stessa.

Il tifo finalmente ha ripreso quota e, anche se siamo in serie D, lo stadio più di una volto registra un numero elevato di presenze, con la Carrarese partita decisiva per la promozione si registrano oltre 7.000 presenze.

Con il Siena primo in classifica dalla sesta di andata facile essere tifosi, ma per noi ha un sapore diverso perché ci attribuiamo il merito di aver contribuito alla rinascita dell’entusiasmo intorno a questa società, e la nostro presenza non è solo in termini di bercio.

Durante il campionato spesso interveniamo economicamente, secondo le nostre possibilità, e dopo aver fatto una sottoscrizione per l’acquisto di un giocatore che frutta 600.000 lire a fine torneo consegniamo nelle mani del presidente ulteriori 3.118.500 lire, il ricavato di un’altra “colletta”, quale premio promozione per i giocatori.

Anche la banda che viene a salutare i giocatori nell’ultima gara è offerta dal nostro Club, cosi come la cena allo stadio con tanto di medaglie, targhe e numero unico.

Insomma molto spesso siamo chiamati in causa per aiutare la vecchia Robur, e questo, considerando che istituzionalmente non è un compito deputato ai tifosi la dice lunga sulla situazione finanziaria e organizzativa della società.

Inizialmente non valutiamo bene questa situazione, ma quando ci rendiamo conto che siamo l’unico club di tifosi che supporta anche economicamente la società, cominciamo nuovamente a preoccuparci, senza ben capire ne quello che sta succedendo, né come muoverci.

La sera dell’ 8 ottobre 1976, uno dei dirigenti di maggior spicco, il Com. Mascagni, si presenta al nostro club di Via Pantaneto, dove ci eravamo trasferiti ad inizio campionato, con la richiesta di promuovere una nuovo sottoscrizione pro AC Siena, e ci consegna un pacco di blocchetti appositamente stampati.

E giunto il momento di sapere la verità.

La società in pratica non riceve nessun contributo dalla città, e tutto il peso economico della gestione è sulle spalle del Consiglio direttivo, che può contare solamente sugli incassi domenicali. La cosa ci lascia di stucco ma contemporaneamente ci fa capire che, al punto in cui siamo, non essere l’ennesima sottoscrizione a risolvere i problemi.

Ci vuole qualcosa di più radicale, ma cosa?

Viene formata una commissione di cui fanno parte il Presidente Fontani e il Segretario Natili, che si mette subito al lavoro e che nel breve volgere di un mese, dopo innumerevoli contatti in tutta Italia, ritiene di aver trovato la soluzione più idonea: la trasformazione da associazione a S.P.A. anticipando di qualche anno, quello che poi diventerà legge.

La proposta viene presentata al Consiglio Direttivo del Siena, che la rigetta, garbatamente ma in maniera decisa.

I motivi addetti sembrano pretestuosi la relazione di Cecchino Schiavi, segretario del Parma e il parere favorevole di altre realtà importanti come l’avvocato Campana o l’Udinese che già avevano effettuato il passaggio, la situazione non si sblocca.

Comincia qui una lunga battaglia a tutti nota che quindi non riportiamo, che alla fine conterà le sue vittime.

E questa è la casa che più ci fa soffrire, perché “sul campo” restano coloro che pochi anni prima avevano salvato veramente il Siena dall’estinzione.

Beneforti in primis, ma anche Mascagni, Tambani, Focarelli ed altri, tutti grandi appassionati che hanno commesso un solo errore, grande ma uno solo: quello di non aver capito che i tempi ed il calcio stavano cambiando, ma che soprattutto in città il vento tirava verso un altra direzione.

Ce ne dispiace sinceramente perché grandi sono l’affetto e la stima che ci legava e ci lega a questi personaggi.

Dunque Beneforti lascia e la Finanziaria che fugacemente subentrata pure, e il Siena è nuovamente in grave crisi. La ricerca di una soluzione si fa spasmodica, anche perché più il tempo passa e meno si intravede la fine del tunnel.

Nessuno sembra intenzionato a rilevare la società e I Fedelissimi ancora una volta scendono in campo per sensibilizzare l’opinione pubblica, dando il via ad una serie di contatti, abilmente coordinati dal sindaco Canzio Vannini.

Penso e ripensa ecco l’idea: perché non interpellare il Previdentissimo Danilo Nannini?

La notte precedente l’incontro con Nannini la città viene tappezzata dal volantino “Danilo ritorna”, che diventa il tormentano del momento, ma che non lascia insensibile il vecchio leone, stuzzicato dall’idea di ritornare al timone di quella società che lo aveva visto giocatore e massimo dirigente per molti anni, e contemporaneamente commosso da tanto affetto.

Alla fine Danilo ritorna, prima come amministratore e poi come presidente, e la prima mossa che mette in atto la trasformazione della società da associazione a Società per Azioni.

Ciò che il Siena Club Fedelissimi aveva suggerito tre anni prima.

La grande battaglia era vinta e questa vittoria ci appartiene per una buona percentuale.

Il Siena Club Fedelissimi rinsanguato dall’apporto di altri grandi tifosi come Giancarlo Angelini, Ermanno Cortesi, Paolo Gallerini, Tiziano Marchetti, Italo Manni riprende ulteriore vigore e si appresta a subire una trasformazione decisiva ma fisiologica e naturale.