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13/11/19 15:54 | Guberti: Siamo forti, ma in casa ci manca la personalità

Dopo quaranta giorni passati in infermeria Stefano Guberti, domenica al Franchi, è tornato a pestare l’erba verde. Uno scampolo della partita con il Gozzano per ripartire. Per prendere in mano la Robur anche in campo.

LE CONDIZIONI. “Sto abbastanza bene, anche se arrivo da un lungo periodo di inattività. Devo ritrovare un po’ il ritmo partita ma non avverto più alcun fastidio. Ho subìto una lesione tra il secondo e terzo grado, quindi piuttosto grave e il decorso è stato strano: io non sentivo niente, eppure il muscolo non era pulito per lo stravaso di sangue importante. Quindi meglio non rischiare. Dopo 40 giorni sono rientrato in una situazione un po’ particolare: la gara si era messa male e dovevamo forare. I primi cinque minuti mi sono contenuto poi sono andato. E non ci sono stati problemi”.

IL CAMMINO CASALINGO. “In queste cose non sono morbido, non mi piace trovare scuse o alibi, che siano le assenze o il modulo. Il problema, secondo me, nasce dalla personalità, al di là, ovviamente del fatto che al Franchi affrontiamo sempre avversari chiusi, attenti, che ci mettono sempre quel qualcosa in più. Passa tutto dal decidere cosa vogliamo fare: in area dobbiamo arrivarci cattivi, non mettere palle tanto per mettere. Dobbiamo capire che anche le più piccole cose, gli episodi, i dettagli, possono cambiare una stagione. Quest’anno a maggior ragione, visto che il campionato è molto equilibrato, senza, Monza a parte, squadre attrezzate come potevano essere l’anno scorso la Pro Vercelli, il Pisa o il Piacenza. In alcune partite può starci che la palla non vada dentro, ma a questo punto non è più un caso. Dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabilità”.

E FUORI ALLORA? “Sembra che in casa certe cose le facciamo perché dobbiamo farle, in trasferta no. E anche per questo siamo spesso passati in vantaggio. Al Franchi abbiamo fatto fatica fin dalla gara di Coppa Italia con il Mantova… Dobbiamo fare di più, essere più forti, se vogliamo disputare un campionato importante. Se puntiamo a un piazzamento play off e quel che viene viene è un altro discorso. E’ vero, negli ultimi anni abbiamo avuto sempre la tendenza a fare meglio in trasferta che in casa. Ma subivamo meno reti, in questa stagione ne abbiamo prese troppe. E non è un discorso di difesa, perché una volta uno, una volta l’altro, siamo sempre stati noi a sbagliare. Abbiamo incassato più per demerito nostro che per merito degli avversari. Ne ho visti pochi di gol alla D’Auria. Ci manca la concentrazione”.

IL NUMERO DEGLI ATTACCANTI. “E’ ovvio che giocare con un attaccante o con 3 è diverso, ma quello che più conta è la predisposizione. Ognuno di noi deve avere più personalità, deve puntare l’avversario e andare. A sbagliare un 1 contro 1 non muore nessuno. Siamo una squadra talmente tanto forte che se uno sbaglia chi è dietro saprà arrangiarsi. Ognuno deve fare quello che sa fare al massimo. Il nostro maggior cruccio è proprio quello di non essere riusciti a fare le cose ‘normali’: con qualche punto in più saremmo lassù e chissà cosa sarebbe successo. Dell’esterno, personalmente, non mi curo: ognuno di noi sa di aver fatto bene o male. E sta proprio a noi trascinare l’ambiente, anche se in alcune partite un mugugno in meno potrebbe aiutare. Ma alla fine questo fa parte del calcio, è ciò che gli dà vita. Va preso come stimolo, per me lo è sempre stato”.

POLIDORI. “Io apprezzo chi si prende le proprie responsabilità. Anche se è sbagliato invertire le gerarchie, altrimenti non avrebbe senso ci fossero. Quando ho iniziato io, i giovani venivano inseriti gradualmente, oggi vengono buttati dentro e devono giocarsi le loro chance, magari in una partita. Prima c’era il ‘nonnismo’ che non mi piaceva, per quanto io abbia sempre avuto la testa dura, da sardo, e sia sempre andato avanti per la mia strada anche sbattendo la testa. Oggi no. Per questo dico che apprezzo chi ha coraggio: a 26 anni è già tardi per fare il salto”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fol