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17/10/19 22:17 | 17 ottobre 1915 - Muore Amedeo Boscagli ferito mortalmente in battaglia. Si fece seppellire con la maglia della Robur.

Nella mia lunga ricerca sulla storia della Robur, una delle storie che più mi hanno colpito è quella di Amedeo Boscagli. Non parliamo di un calciatore, ma di uno sportivo che praticava, e con buon profitto, sia il ciclismo che il podismo, uno di quegli eroi della fatica che riuscivano a moltiplicare le forze solo per il fatto di avere indosso l’amata casacca a scacchi bianconeri.

Amore, passione e un attaccamento morboso ai colori sociali erano le principali caratteristiche degli iscritti alla SS Robur e Amedeo Boscagli, era uno di coloro che maggiormente esaltava queste caratteristiche.

Sempre in prima fila quando c’era da organizzare, sempre il massimo impegno nelle gare, fino a ricorrere alle ultime gocce di energia pur di superare l’avversario che gli stava davanti, nell’unico intento di mettere la magica maglia a scacchi davanti a tutti. Lo fece anche in quella maledetta gara in provincia di Arezzo, un sentitissimo giro ciclistico, che si sviluppava tra le province di Arezzo e di Siena. A pochi chilometri dal traguardo, Amedeo era in prima posizione, tallonato dal favorito, un chianino acclamato campione dell’epoca, che aspettava l’attimo giusto per assestare il colpo di grazia. La sfortuna volle dire la sua e la bici di Amedeo ebbe un guasto per cui perse una ruota facendo cadere pesantemente a terra il nostro campione.

Un volo tremendo sullo sterro che, impietosamente e avidamente, strappò ampi brani di pelle e ciccia. La gara per lui era finita e un pronto intervento medico era sicuramente la cosa più importante da fare. Ma non per lui. Buttata la bici in un fosso, s’incamminò a piedi verso il traguardo distante circa  300 metri e lo tagliò tutto insanguinato e traballante, tenendo in mano i residui brandelli di quella che era una maglia. La sua maglia, la bandiera della Robur non era stata ammainata e questo era quello che contava. Poi venne la guerra, e Boscagli come tanti altri giovani fu chiamato a difendere un’altra bandiera, quella tricolore. E lo fece con la stessa passione con lo stesso attaccamento con cui aveva gareggiato per la Robur, senza staccarsi dalla sua maglia, orgogliosamente indossata sotto la divisa grigioverde. Ma questa volta l’avversario non era un chianino, ma un invisibile nemico, contro cui non era facile difendersi.

Il 17 ottobre 1915 Amedeo Boscagli cessò di vivere dopo essere stato colpito in battaglia, lasciando tra le lacrime tutti quelli che, compagni o avversari, l’avevano conosciuto e apprezzato. La salma giunse a Siena dopo qualche giorno e al momento della sepoltura la sorella Zoraide, un’insegnante molto conosciuta e apprezzata, applicò alla lettera quelle che erano le uniche e ultime volontà di Amedeo. Una vissuta maglia a scacchi bianconeri, la sua maglia, fasciava il povero corpo di Amedeo al momento della sepoltura. Era il suo ultimo atto di amore verso la Robur. (Nicola Natili)

Fonte: Fedelissimo Online