De Laurentiis furioso. Siena e Roma ultime chances per Donadoni

De Laurentiis è uscito dallo stadio senza passare dagli spogliatoi, dove sono rimasti Donadoni e Marino a confrontarsi con gli azzurri tramortiti dall’Inter. Infuriato il presidente, che ha deciso da osservare da vicino il Napoli dopo essere stato a lungo in California per impegni di lavoro. Prenderà appunti, così ha confidato ad amici, per capire cosa non va. E poi deciderà come intervenire per tutelare, «anche con interventi forti», gli investimenti effettuati in estate. Incassata la terza sconfitta consecutiva esterna, bloccato a 4 punti in classifica, l’allenatore è più che mai a rischio. De Laurentiis ha fissato come scadenza le prossime due partite, Siena e Roma.
Ieri sera, uscendo dallo stadio Meazza con il figlio Edoardo, non ha fatto commenti, nè si è confrontato con Donadoni e Marino. Lo farà in queste ore. Intanto, nel pomeriggio su un sito internet è apparsa una dichiarazione di Delio Rossi, ex allenatore della Lazio: «Sono stato contattato da una società di serie A». Tra i tecnici liberi anche Mazzarri. La partita con il Siena dell’ex Calaiò, stessi punti degli azzurri, diventa il crocevia decisivo.
Donadoni non si sente in discussione anche se molto deficitario è il bilancio della sua gestione. «Io sono deluso per la sconfitta, arrabbiato perché so quanto lavorano questi ragazzi. E anch’io lavoro, dieci ore al giorno sono a Castelvolturno. Panchina traballante? Metto impegno e volontà tutti i giorni. Sto bene e non ho alcun tipo di problema. Altri devono decidere, eventualmente. Il presidente. Non cerco alibi, la squadra ha problemi ma può riprendersi. Errori sul mercato? La società ha fatto il massimo». È critico con i giocatori, però. «È mancato lo spirito giusto per giocare a San Siro contro una squadra importante e forte come l’Inter. Troppa paura verso un avversario di questo spessore tecnico e fisico. Occorre maggiore convinzione e noi dobbiamo in fretta risolvere situazioni che si trascinano da tempo. Quando mancava poco alla fine della partita, ho provato le tre punte per mettere pressione sui difensori avversari, ma sotto l’aspetto psicologico i giocatori non avevano più molto da dare. E non è un bel segnale». A poposito di motivazioni, dovrebbe essere l’allenatore a trasmetterle. Donadoni si irrigidisce: «In una partita simile le motivazioni le dà l’avversario. La questione è la insicurezza, è la titubanza che dobbiamo mettere da parte. Troppo timore. Certe cose non si acquistano al supermercato. Un allenatore può dire le cose all’infinito…».
Due gol in quattro minuti. «Ma il secondo era in fuorigioco, quindi non valido», l’errore della terna sottolineato da Donadoni, in altre circostanze sempre diplomatico nei confronti di arbitro e guardalinee. «Situazioni che avrebbero complicato la vita a chiunque, quei due gol: sfido tutti a dimostrare il contrario». Il tecnico trova un piccolo motivo di consolazione: «Siamo stati bravi a non subire la goleada». A un certo punto, l’ex allenatore della Nazionale ha temuto il peggio, ovvero che il Napoli potesse uscire con le ossa rotte dal Meazza. Ha incassato una sconfitta pesante, però ha ritrovato Lavezzi, che ha segnato dopo sei mesi e otto giorni: ultima rete il 15 marzo sul campo della Reggina, debutto di Donadoni sulla panchina del Napoli. La rete del Pocho è l’occasione per un chiarimento: «Sul piano dell’impegno niente da dire, la generosità di questo ragazzo è enorme». Ma non basta solo lui. Non più.

Fonte: www.ilmattino.it