De Falco: “Siena? Una scelta ponderata. A Viterbo sono passato da capitano a fuori rosa”

Andrea De Falco, centrocampista del Siena, si è raccontato in una lunga intervista a Canale 3. Queste le sue dichiarazioni:

Siena città – “Non ci ero mai stato, se non al Franchi da avversario. L’impatto è positivo, il Covid ha rallentato molto la scoperta della città e dei suoi paesaggi, appena arrivato siamo stati in zona rossa. Ora, con la zona arancione, mi permetto qualche passeggiata con mia moglie”.

Robur – “Ho visto una società organizzata nonostante la categoria e un gruppo di valore. Conoscevo Guidone da un po’, altri ragazzi li ho incontrati da avversari”.

Gilardino – “Vedi la sua figura e pensi al passato da calciatore e alle gioie che ci ha dato. Invece, se lo vedi sul campo, le due cose si scindono. È umile, carismatico, con voglia di dare e di fare. Me ne avevano parlato molto bene, l’impressione è stata più alta delle aspettative”.

Viterbese – “È stata un’evoluzione rapida: sono passato dall’esser capitano all’esser fuori dal progetto della Viterbese per divergenze con la proprietà. A novembre abbiamo parlato di rinnovo perché ero in scadenza, a fine gennaio mi son trovato fuori lista. Non c’era la stessa visione, vedevo il calcio in maniera diversa. Essendo un giocatore esperto e capitano, mi sono confrontato con la società per cercare di migliorare le cose. È stato visto come un voler andare contro la società. Sono abituato a queste questioni. L’avessi vissuta tanti anni fa mi avrebbe fatto male, adesso invece mi scivola addosso”.

Trattativa – “A mercato chiuso ho stretto i denti per un mese, poi si è creata la possibilità del Siena. Se mesi fa mi avessero detto di un mio trasferimento in D non ci avrei puntato un euro, ma ho colto quest’occasione come un passaggio importante della carriera. Non ho fatto tanti calcoli su questa scelta, il valore del Siena ha inciso molto. C’erano offerte, anche importanti, di altre squadre di Serie D, ma non avevano lo stesso valore. Giocare in D a Siena è come giocare nel professionismo. E poi a Viterbo ero messo da parte, qua mi sento parte integrante del gruppo e ci ho guadagnato”.

Scelta calcolata – “Ero cosciente delle difficoltà di raggiungere il primo posto, nel calcio tutto può succedere ma 17 punti sono tantissimi. Viviamo di partita in partita, faremo i conti alla fine ma dobbiamo essere realistici. C’è la volontà, mia e della società, di ritornare nel professionismo. Se non ci riusciamo quest’anno ci proveremo l’anno prossimo”.

Forma fisica – “A febbraio ho perso abbastanza a livello di condizione, sto lavorando e ho approfittato della sosta per dare un’accelerata. Sono a disposizione, spero già da subito di dare un contributo”.

4-3-3 – “Nella mia carriera ho giocato ovunque in mezzo: da esterno dei quattro a centrocampista centrale a due, dal mediano davanti alla difesa alla mezz’ala nel centrocampo a tre. Negli ultimi anni, per necessità e caratteristiche della rosa, sono stato utilizzato più davanti alla difesa. Ma a me basta giocare”.

Da avversario – “Al Franchi ci ho giocato col Bari e la Juve Stabia in B. Il Siena di allora era una squadra forte, composta da giocatori di Serie A. Col Bari eravamo molto giovani e perdemmo, stessa cosa con la Juve Stabia, ricordo una partita tutta nella nostra metà campo”.

Ancona – “L’esordio in A con la squadra della mia città è un ricordo indelebile, mi sembra di riviverlo costantemente, come sensazioni e come odori. È stato inaspettato. Ero aggregato alla squadra da una decina di giorni, ero il diciannovesimo ma un problema muscolare a Carrus mi dette la chance di andare in panchina, a Milano contro il Milan. Per me era già tanto potermi riscaldare sotto la curva del Milan. Poi il mister mi ha detto che sarei entrato. Avrò giocato una decina di minuti, anche meno, ma li ho passati con un’intensità e una voglia incredibili. Ho vissuto ogni istante. Ad Ancona tornai in B subito dopo averci perso nella finale playoff di C col Taranto. Quel giorno, tra i tifosi, c’era mio fratello e tanti amici, la curva da piccolo l’ho frequentata”.

Ancona adesso – “Non capisco come faccia a non trovare continuità. C’è passione, c’è una tifoseria, si mangia bene, si sta bene, è una piazza completa. Eppure, ha sempre vissuto annate altalenanti con costanti problemi finanziari. È ripartita dalla Prima Categoria perché nessuno si è preso la briga di iscriverla a un campionato decente. È tornata in Eccellenza e si è interrotta questa cavalcata causa Covid. Da tifoso spero che presto ritorni nelle categorie che merita”.

Calcioscommesse – “Sono stati sei mesi lunghissimi, allenarsi senza obiettivo ti distrugge. È stata dura soprattutto a livello mentale. Avevo dato tutto per dimostrare che non ero una cattiva persona e una volta superata la squalifica mi sono svuotato. Una sofferenza mentale che un po’ ha inciso sul mio carattere e qualche scelta negli anni a seguire. Sono stato squalificato per omessa denuncia, ora tutti conoscono questo termine e sanno come comportarsi, ma al primo filone non sapevo minimamente cosa fosse. Pensavo addirittura di aver fatto bene”. (Giuseppe Ingrosso)

L’intervista integrale si può vedere qui (minuto 14.12): https://www.youtube.com/watch?v=y_DkPbFNHnc

Fonte: Fol