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De Canio: “Spero nel doppio salto della Robur. Non schierai Chiesa contro la Fiorentina perché…”

«A Siena ero già stato in Serie C, quindi conoscevo l’ambiente e la passionalità. Quando mi hanno chiamato in un momento di difficoltà non ho avuto dubbi. L’anno successivo è stato difficile sul piano della costruzione della squadra, Perinetti fu molto bravo perché grazie ai suoi rapporti riuscì a portare un manipolo di ragazzi con grandi prospettive ma anche di grande serietà». Nel corso dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, ad intervenire a distanza è stato Luigi De Canio. L’ex tecnico bianconero, a Siena dal 2004 al 2006, ha ricordato la bravura e i meriti del gruppo che si trovò ad allenare in quel periodo, a partire da Gastaldello: «Ho avuto la fortuna di aver trovato bravi calciatori, non solo dal punto di vista strettamente tecnico, ma con l’umiltà e la determinazione di arrivare. Di Daniele mi viene in mente la ferocia che metteva in ogni allenamento. Questa è una grande fortuna per un allenatore, perché se tutti si allenano così non sarai mai tradito. Oltre a lui – prosegue De Canio – avevo a disposizione altri ragazzi promettenti come Paro, Molinaro e Mirante. Insieme ai più esperti, tutti giocatori di grande professionalità, si creò un bel mix. C’erano umiltà, intelligenza e voglia di migliorarsi». E Gastaldello, ospite della puntata, risponde ai complimenti: «Devo ringraziare il mister perché mi ha permesso di esordire in Serie A, sono passati quasi 20 anni ma lo voglio ringraziare ancora. Adesso sto iniziando anche io questa carriera, la passione e la voglia ci sono. Pur sapendo benissimo che è un mestiere molto più difficile del calciatore». Lo sa bene De Canio, che come per i suoi ex calciatori ha continuato a seguire le gesta di Gastaldello: «Ero un po’ preoccupato per lui perché alla prima esperienza sapevo non sarebbe stata facile con un presidente come Cellino. Ma Daniele ha grandi qualità e sono sicuro che continuerà a fare bene».

D’Aversa, Tudor, Mignani, Vergassola, Falsini, Cozza e lo stesso Gastaldello, solo per nominarne alcuni: di quel Siena in tanti hanno intrapreso la carriera di allenatore, ma De Canio non si vuole prendere tutti i meriti: «Immagino che chiunque faccia l’allenatore lo fa perché è qualcosa che sente. Le esperienze di campo ti rimangono e penso che a Daniele, come agli altri, sia rimasto qualcosa di allora, che gliel’avessi lasciata io, Antonio Conte o alcuni dei suoi compagni. Perché si impara da tutti». Il tecnico nativo di Matera è inattivo da qualche anno, ma sempre aperto a nuove esperienze: «Nella testa mi sento sempre allenatore, ragiono e vivo da allenatore. Il calcio è stato ed è la mia vita. Vedo tante partite e sto bene così».

Non poteva mancare da parte dell’ex allenatore bianconero una parentesi su Enrico Chiesa: «Mi prendo il merito di averlo recuperato sin dal mio primo giorno a Siena. Al momento del mio arrivo era un po’ ai margini – ammette – e penso di aver contribuito a rivitalizzarlo. l suoi gol sono stati fondamentali sia nella prima salvezza che nel campionato molto tranquillo del secondo anno». Lo stesso Chiesa fu la causa di un episodio che incrinò i rapporti tra il tecnico lucano e la piazza bianconera: «Verso la fine dell’ultimo anno ci fu qualche incomprensione con la tifoseria, legata alla partita con la Fiorentina, quando non lo feci giocare. So che non me l’hanno perdonato, ma io ero l’allenatore della Robur e dovevo salvare il Siena – ricorda – e Chiesa mi serviva in partite che potevano essere più importanti contro dirette concorrenti. Aveva una certa età e dovevo gestire quello che era il giocatore più importante e che ci faceva i gol, pur sapendo che la tifoseria non avrebbe gradito. Però se c’è una qualità che mi riconosco è la coerenza e l’onestà intellettuale. Quindi sono andato avanti per la mia strada rischiando, come è accaduto, di rovinare il mio rapporto con i tifosi. Io però non ho mai avuto rancori – conclude De Canio – e sono sempre molto legato ad una città che mi ha apprezzato, in cui ho vissuto e ho lasciato amici. Appena mi capiterà, senz’altro tornerò. Intanto sono felice della vittoria del campionato e spero vinca anche il prossimo, perché il posto del Siena è almeno nei professionisti». (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol