Dalle stelle alle stalle… la strada adesso si fa dura

Alla fine, le cose che fanno più male sono proprio quelle che contano di più. Ovvero risultato sul campo e classifica. Il primo, benché severo per quanto visto nei novanta di gioco, rappresenta una mazzata non indifferente per eloquenza (fa sempre male tornare a casa con quattro gol sul groppone) e rilevanza. La seconda, ora tutt’altro che rassicurante come nell’immediato passato,racconta di due soli punti di vantaggio (al netto del recupero col Catania) sulla terzultima piazza. Insomma, una domenica da disastro vero e proprio. Il Sienaperde l’unica partitain cui non doveva e non poteva fallire, e lo fa in maniera ancora più dolorosa per chi mastica di calcio. La Sannino-band era scesa a Lecce con l’intenzione di fare la partita, e solo il cinismo e le magie dei giocolieri in maglia giallorossa hanno trasformato una prestazione coraggiosa in una sconfitta dura da digerire soprattutto per il risvolto di classifica.

Ora ci sono da recuperare la sfida col Catania, divenuta di importanza capitale ai fini della graduatoria, e soprattutto quella grinta e quell’umiltà tattica mostrate nelle ultime sorprendenti uscite bianconere  (Roma, Napoli e Juventus in ordine sparso) e necessarie per condurre in porto una salvezza ora molto complicata.

COSA VA – Come detto, il programma di Sannino era ben diverso, e va elogiato per coraggio e valore. Andare a Lecce, giocare a calcio e portarsi a casa tre punti al sapor di veleno per i giallorossi e la corsa-salvezza. Invece, come spesso accade in Italia, il coraggio si è trasformato in imprudenza ed ha portato ad un risultato forse un po’ severo, ma legittimo per com’è maturato. Certo, nessuno può però togliersi dagli occhi l’ottima prima parte di gara di un Siena ben messo in campo, ordinato ed armonico nel suo 5-4-1 mascherato da 3-4-3 (o viceversa) e completamente in partita anche dopo il pareggio leccese al primo gol in A di Del Grosso. Una buona prova, un castello di carte ottimamente costruito ma poi volato via al primo spiffero di temerarietà: un comportamento da elogiare o un limite fattivo al Siena messo in campo a Lecce da Sannino?

COSA NON VA – Il mister nativo di Ottaviano si è fatto ingolosire dai suoi stessi ragazzi. Giocare così bene e sfiorare anche il colpo del KO (gran parata di Benassi su Calaiò quando si era ancora in parità) ha assecondato l’ingresso della seconda punta, quel Destro tanto bravo e promettente in generale quanto così dannoso per il Siena in edizione trasferta a Lecce. L’ingresso del giovane delantero di scuola interista ha fatalmente sbilanciato lo scacchiere di Sannino, preso facilmente d’infilata dalle foche ammaestrate vestite da giocatori del Lecce. Da cineteca le incursioni di Muriel e Cuadrado, propiziatrici dei gol leccesi che hanno fatto tingere di giallorosso la partita. Quando una sostituzione e il coraggio di mettere un attaccante per vincere ti fanno perdere una gara alla tua portata. Misteri del calcio italiano.

TOP&FLOP – In una prestazione così diabolicamente a due facce, è difficile discernere il positivo e il negativo da ogni giocatore, colpevole del peggio e meritevole del meglio messi in campo dalla squadra. Da sottolineare in ogni caso le buone prove di Angelo e Del Grosso, assist-man il primo e realizzatore il secondo nell’illusorio goal del vantaggio, e la prova sufficiente di Parravicini, Contini e dell’incolpevole Pegolo. In ombra, invece, gran parte del resto in maglia bianconera: Calaiò è apparso avulso dal gioco, Reginaldo è palesemente fuori condizione, Brienza si accende ad intermittenza. Malissimo anche Gazzi, maldestro ed ingenuo nel far terminare in anticipo, e con un evidentissimo strattone, lo slalom gigante di uno scatenato Muriel, vero e proprio folletto punzecchiante del Lecce. Ma, come detto, il vero uomo in ombra del contingente senese è mister Sannino, che prova ad osare e viene tradito dal suo stesso ardire.

CONSIGLI PER IL MISTER – Bacchettare chi prova a sfuggire allo stantio repertorio della squadra di salvezza, ovvero proviamo a vincere in casa e gioco alla viva al parroco in trasferta, sa di blasfemia pura per tutti i commentatori del football, che esigono che spettacolo e risultati vadano di pari passo. Eppure, perdere una partita così importante, fa male, specie per un allenatore destinato ad un luminoso avvenire come mister Sannino. Sia chiaro, non è impazzito, ma ha semplicemente provato a vincere la partita, e a tutti il buon senso direbbe di invitarlo a continuare così. Ma ritrovarsi a fine stagione con un suggerimento seguito, tanti applausi e una retrocessione in Serie B è un’ipotesi da scongiurare per lui, per i tifosi senesi e per tutti quelli che gli riconoscono le doti di tecnico di vaglia. Cosa dire… Continui così, con più giudizio.

IL FUTURO– Il recupero di mercoledì con una squadra che vive praticamente lo stesso identico momento con quattro punti in più, vale a dire il Catania di Montella, viene ad assumere sembianze di partita dorata. Per la posta in palio, certo, ma anche per il suo potenziale valore taumaturgico per un Siena che non ha saputo dare continuità al suo periodo di risultati di platino contro le grandi (le vittorie con Napoli e Roma, unite al pareggio dello Juventus Stadium, sono una vera e propria sciccheria) e che ha toppato proprio nel giorno in cui bisognava evitare scivoloni. I due punti sulla zona calda sono sicuramente immeritati per quanto visto in campo fino ad ora, ma sono un dato di fatto a cui porre rimedio con l’unica medicina possibile, vittorie e risultati. E si deve cominciare subito, perché dietro si preme ancora e la salvezza, per i discendenti del Palio, è ancora tutta da conquistare.

Fonte: Gol.com