Dagli aneddoti del passato alla stagione appena conclusa, con la consapevolezza che ce ne sarà un’altra ancora. “Voria ha detto che mi rivuole un altro anno. Spero di restare fino a quando il Siena non ritorna in Serie B”. E’ carichissimo Ezio Targi, storico massaggiatore (e tuttofare) della Robur. Un cammino iniziato nel 1993, con la ormai celebre chiamata di Nelso Ricci. “Fino al 1998 sono stato con Giulio Pelati, grande allenatore. Con gli Allievi Nazionali abbiamo girato tutta l’Italia vincendo ovunque. Nel 1999 è venuto Antonio Sala e sono andato con lui. La prima trasferta a Cittadella. Si vinceva, venne un temporale mostruoso, la partita fu rimandata e dettero la colpa a me”.
Quando il Siena si allenava a Colle Ezio si fermava le mattine con lo scooter al Bar dell’Orso per latte caldo, colazione e panino con la finocchiona. “Una mattina arrivo al campo e l’allenatore, Serse Cosmi, sente un profumino. ‘Ezio, vieni qua, fammi vedere’. Scoprì la finocchiona e mi disse: domattina portami panino e bordolese”.
Per 42 anni infermiere in sala operatoria, “adesso sono mezzo infermiere, mezzo preparatore di tè, mezzo spazzino, faccio di tutto”. E il segreto è il saper rispettare gli altri ruoli, mostrando totale disponibilità. “Non dico mai una parola, sto quasi sempre zitto, altrimenti non sarei durato 34 anni. Se c’è da spazzare si spazza, se c’è da fare una puntura si fa, senza fare casino e polemiche”.
Tutte le annate sono nel suo cuore, ma “l’affetto e la vicinanza che ho sentito quest’anno dai ragazzi non li ho mai sentiti. Certo, anche io ricambio. Tutte le mattine sciacquo 30-40 borracce, ci metto l’acqua e tre cubetti di ghiaccio. Non so se le fanno da altre parti. Per non parlare del tè. Però se non me lo ricomprano non si fa più!”.
Immancabili gli scherzi ricevuti. “Lorenzo Bovo, il massaggiatore, mi massacra. Ciofi l’ho capito appena l’ho visto, ma vedrai, è livornese. Mi vogliono tutti bene. Mi hanno regalato un cellulare Brondi. Mi hanno detto: ci sono numeri grossi come te, se non vedi neanche questi… Sono contento per Mastalli, lo vedevo fuori e pensavo: ma guarda il calcio quanto è strano. Bellazzini? Stressava anche me. Io so che per vincere bisogna tirare in porta. E invece era tutto un ti-ti-ti-ti”.
L’arrivo di Voria, prosegue Targi, è stato “come quando bagni un fiore secco e si riprende. Siamo passati dall’inverno alla primavera. I giocatori sono rifioriti, ridevano e scherzavano, rimanevano in campo anche 40-50 minuti in più. C’era qualcosa che non andava, non ci voleva uno scienziato per capirlo. Ho anche ripulito un callo dei piedi del mister e si è sentito riavere”.
Chiusura sul futuro, e sull’obiettivo, dichiarato, di vincere il campionato. “Certo, bisogna sempre vincere, ma lasciamoli stare tranquilli i ragazzi e vediamo soprattutto chi arriva. Ci vogliono 2-3 giocatori. Comunque i miei bambini, come li chiamo io, sono forti. E qualcuno non ha dato quello che mi aspettavo. Vlahovic deve esplodere, è un talento. Il ritiro a Siena? È vicino casa, quello sì, ma mi sono raccomandato di prendere qualche copertura. Preparare 80-100 borracce non è facile. Il caldo di ora è da metà luglio, non è normale. Però restiamo sereni. Intanto sono contento di essere riconfermato”.
Fonte: Fol