Dal Canto: Via le pressioni, serve un’altra vittoria per crescere ancora

Un passo avanti, a cui ne va aggiunto un altro: dopo la vittoria di Lecco, la Robur vuole sbloccarsi al Franchi e accrescere ancora di più l’autostima, plasmare la sua identità. A presentare la sfida con la Pro Patria il mister bianconero Alessandro Dal Canto.  

LA RISPOSTA SUL CAMPO. “Le critiche fanno parte del sistema e le accettiamo. Noi cerchiamo sempre di fare nel migliore dei modi, ogni tanto ci riesce, altre no. Ma anche contro la Carrarese, a grandi linee, la squadra ha fatto quello che doveva fare, poi quando c’è il conforto del risultato, tutte le analisi vanno di conseguenza. Io credo che da un pezzo la squadra si stia comportando nel modo giusto, meglio quando vengono vittorie come quella di Lecco”.

IL 5-3-2. “Resto convinto che il nostro non fosse un problema di modulo, anche con il 4-3-1-2 la squadra avrebbe continuato a offrire quello che tutti ci aspettiamo. Poi magari capita che in casa non riusciamo a concretizzare l’occasione di Polidori e andiamo sotto e l’analisi è quella che è. Ma al di là del sistema conta che abbiamo ritrovato concretezza e magari il cambio, con l’aggiunta di un difensore e la sottrazione di un trequarti, qualcosa in questo senso ce l’ha data. Ma ho cambiato anche perché è un sistema in cui i nostri giocatori si adattano alla perfezione. Quinti ne abbiamo, difensori centrali ne abbiamo, per i centrocampisti non cambia niente. Ho solo tolto il trequarti dove oggi l’unico di ruolo è Serrotti che comunque ha giocato una vita da mezzala. Oukhadda non è un quarto difensivo, Romagnoli non è un quarto difensivo, Campagnacci non è un trequarti, probabilmente in questo modo qua sono tutti nel proprio posto. Il calcio non va per caratteristiche standard dei moduli, però per peculiarità sì e oggi, avendo tutti centrocampisti che cuciono bene e vanno meno senza la palla, con questo sistema possiamo diventare scarni davanti e occupare l’area. Se non ci arriviamo d’impeto, dobbiamo arrivarci con il paleggio: troveremo tante squadre chiuse, in serie C conta la concretezza. Oggi comunque la squadra è quadrata, deve pensare ad andare a fare risultato sapendo che deve subire poco. Dobbiamo diventare rocciosi dietro, perché lo dice la storia che le squadre che arrivano ai primi posti sono rocciose nella fase divensiva perché il calcio italiano è così”.

PERCHE’ IL CAMBIO. Quando proponi un cambio di modulo ai giocatori può essere un’arma a doppio taglio: possono interpretarlo come una soluzione o come un tentativo di cambiare le cose perché non vanno. Noi in 5 partite, compresa quella con la Viterbese, abbiamo preso due gol a volta. Nessuno per catastrofi di reparto, spesso su errori dei singoli. Ma se è vero che non ci sono state catastrofi, è vero anche che se per cinque volte consecutive prendo due gol a partita, qualcosa che non va c’è. Allora le strade sono due. O uno persegue e va avanti o, come ho fatto io, si fa qualche domanda e cambia. Non esiste un modulo vincente, i moduli passano attraverso le caratteristiche dei giocatori. Oggi, non avendo noi uno zoccolo duro pesante, inteso come personalità dentro il campo, abbiamo la necessità di andare a trovarlo in un altro modo. Poi tanto il timbro te lo dà il risultato, se avessi perso a Lecco, avrei dovuto cambiare un’altra volta…”.

LA SICUREZZA DI D’AMBROSIO. “Dario è stato nelle quattro giornate che abbiamo giocato il più positivo in assoluto e lo posso dire senza paura di sbagliare. E’ stato capitano in campo nel vero senso della parola, un giocatore che ha offerto delle ottime prestazioni. Dà sicurezza a tutto quello che fa, poi il fatto di avere due compagni invece di uno nel pacchetto ci sta che lo renda sicuro ancora di più. Noi oggi abbiamo la necessità, perché la vittoria di Lecco non è la soluzione del problema, di trovare un’identità nella difficoltà e alle volte la può dare anche un sistema di gioco dove ti senti più denso, più compatto e protetto. Ma può essere anche soltanto il momento. Ma ripeto, non vedo problemi di modulo e ci sta che ne adotteremo anche qualcun altro: a partita n corso, contro Viterbese e Olbia, abbiamo giocato con il 4-2-3-1 e la squadra ha offerto pericolosità e profondità”.

I QUINTI NON HANNO SPINTO. “Questo perché abbiamo giocato contro una squadra a pari modulo. Negli 1 contro 1 sulla fascia, a volte hai la supremazia, a volte no, di contro però non abbiamo concesso niente a loro. Le occasioni più pericolose, poi, le abbiamo avute su due cross di Oukhadda e da un colpo di testa di Da Silva. Ci saranno partite in cui non ci sarà il dirimpettaio, quindi avremo più spazi rispetto a domenica”.   

CESARINI. “Lui viene da quasi un anno di inattività. Ha bisogno prima di tutto di ritrovare il ritmo della gara e non è facile dopo 8 mesi. E’ un giocatore che alle volte va lasciato libero di interpretare la situazione che si crea, perché l’intuito di un giocatore è molto importante. Alle volte dovrebbe saper stare in determinate zone di campo perché avrebbe un vantaggio enorme. Faccio un esempio: oggi il nostro giocatore che ha più occasioni da rete è Polidori perché sta dove deve stare. Ed è una sua caratteristica. Alessandro non è quel tipo di giocatore lì. Alle volte ha bisogno di spaziare un pochettino per andare a fare superiorità numerica e domenica, paradossalmente, si è abbassato tanto sotto la linea dei centrocampisti, ma ci ha fatto sempre superiorità numerica. Quindi non è un problema per me se fa questo. Contro squadre che giocano con la difesa a tre, diventa difficile farne a meno perché crea costantemente una situazione di favore, saltando l’uomo o creando uno spazio. In altre partite deve capire che deve stare più ligio. Alessandro è sempre stato etichettato come un giocatore che in C ha grande valore, ora deve tramutare l’etichetta che gli hanno dato in qualcosa di concreto, con una vittoria di campionato, con una stagione da 15 gol. Cose che per un calciatore fanno la differenza, sia per la carriera che per i guadagni. Il resto sono tutte c…”.

PRO PATRIA. “Domenica abbiamo la necessità di trovare il risultato tra le mura amiche. Una squadra che vuol fare un campionato di buon livello deve passare per forza dalle partite in casa. Non dico vincerle tutte, ma dare un’impronta abbastanza pesante. Questo non deve diventare un assillo, ma è chiaro che con la Pro Patria mezzo pensiero che ne abbiamo giocate tre e ne abbiamo perse tre ci sta, ma un giocatore deve saper sopportare ogni pressione e andare oltre. Loro dall’anno scorso non ha cambiato quasi niente, né i giocatori, né l’impostazione. L’allenatore è lo stesso, la filosofia è la stessa. Può diventare una partita chiusa, può essere decisa dagli episodi che spesso stanno nell’errore singolo o nelle palle inattive. Noi dobbiamo diventare più abili quando le subiamo, ma anche quando le facciamo perché le partite puoi anche vincerle in maniera sporca, perché in serie C ci sta che tu non riesca a sviluppare quello che vuoi sviluppare. Quindi dobbiamo affinarci”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fol