Dal Canto: Dobbiamo trovare la nostra anima, domani vietato sbagliare approccio

Concentrazione in campo, obiettivo vittoria. “Pochi pianti e testa bassa”: Alessandro Dal Canto ha presentato Lecco-Siena.

LA SETTIMANA. “E' stata tranquilla come le altre, nel senso che ci siamo concentrati sul lavoro. Altre strade non ce ne sono. Vogliamo rimediare al risultato negativo di domenica scorsa, tanto il calcio è così, offre sempre la possibilità di migliorare quello che è stato fatto male o confermare quello che è stato fatto bene, che però non è il nostro caso”.

SIENA-CARRERESE. “La partita è stata ben giocata: a oggi il problema non è tecnico, sotto questo aspetto alla squadra si può rimproverare poco. Ci sono stati errori individuali che possono capitare. A ogni soffio di vento abbiamo preso gol, non ci hanno preso a pallonate, non è che gli avversari hanno creato dieci palle gol a partita, ma il campanello d'allarme è giusto che scatti anche quando subiamo tre tiri e prendiamo due reti. Ma resto dell'idea che essendo una squadra nuova, con personalità nuove, sia necessario andare alla ricerca di un'anima propria. Il resto poi viene assottigliato. Poi è ovvio che i giudizi vanno in base all'occasione che sbagliamo o a quella che subiamo. Capisco che la società, i giocatori e l'ambiente si aspettano che la squadra decolli e se oggi incontriamo delle difficoltà l'unica cosa che possiamo fare è tentare di superarle”.

LA MANCATA REAZIONE. “Non abbiamo creato venti palle gol in 25 minuti come con l'Olbia, ma la squadra ha giocato in una sola metà campo per tutto il secondo tempo, poi è chiaro che se non sblocchi la partita, se non accorci le distanze, non riesci ad avvicinarti sotto il profilo realizzativo una gara rimane nel limbo a favore di chi difende e pare che la squadra non reagisca in modo corretto. Giocare contro una Carrarese che si mette con dieci giocatori dietro la linea della palla, in vantaggio, diventa difficile. Dal mio punto di vista la squadra ha fatto quello che doveva fare. L'impressione della mancata reazione parte dall'audio dello stadio. Se l'audio dello stadio è di insoddisfazione e pesantezza ogni palla che sbagliamo o non produciamo sembra che sia tutto negativo. Ma non è così. In ogni caso io posso dire tutto quello che voglio ma tanto la gente mi addita o non mi addita a seconda dei risultati. Quindi stiamo zitti e cerchiamo di porre rimedio a questo momento che non è dei migliori”.

IL MALUMORE DELLA PIAZZA. “Io posso solo cercare di fare il mio lavoro al meglio, magari con cose diverse rispetto a quelle fatte fino a ora perché probabilmente non bastano. Poi nel calcio ci sta il malumore della gente, ci stanno le contestazioni. In trent'anni ne ho viste di tutti i colori. Dispiace che non ci sia contentezza, ma la non contentezza deriva dalla mancanza di risultati”.

LE CONDIZIONI DELLA SQUADRA. “C'è qualche acciaccato, ma fondamentalmente i ragazzi stanno bene, soprattutto di spirito, considerando anche che arrivano da due stop interni consecutivi. Dobbiamo trovare i giusti stimoli dentro noi stessi perché alla fine i primi penalizzati da questa situazione siamo noi addetti ai lavori. Un giocatore che non fa bene, un allenatore che non fa bene, una società che non fa bene, non ha un ritorno che sia per la propria carriera, che sia per la struttura che deve portare avanti. Capiamo tutti, ma i primi che devono risollevarsi siamo noi e sappiamo che dobbiamo fare meglio di quello che abbiamo fatto”.

IL PESO DI DOVER FARE RISULTATO. “Non c'è. In settimana ci siamo allenati tranquillamente, senza accusare il peso, non dobbiamo accusarlo anche perché le difficoltà ambientali fanno parte del percorso di un calciatore. Ci sono tante piazze che a fronte di risultati negativi rumoreggiano, protestano. Noi accettiamo tutto anche se dovremmo essere tutti quanti propositivi, perché la negatività non porta a niente. L'aspetto negativo andrebbe esasperato se non c'è impegno, se non c'è applicazione. Ma alla squadra non posso imputare scarsa professionalità. Se non facciamo risultati un problema c'è e dobbiamo cercare di risolverlo: ma se fosse così facile trovare la soluzione non ci sarebbero squadre che vanno male, esoneri, andremmo bene tutti. Ma ripeto, non voglio dare neanche troppe spiegazioni, perché tanto sono inutili”.

IL LECCO. “Ora siamo tutti qua che pensiamo che siccome loro sono una neopromossa, domani ne faremo un sol boccone. Non è così: sarò ripetitivo, ma ogni partita è difficile. Dovremo approcciarla bene, in questo momento non ci possiamo permettere il contrario perché veniamo da una serie di risultati negativi. Ma la cosa che mi preme di più è che la squadra trovi la sua identità, non tecnica ma di personalità. Serve tempo, ma serve anche che io trovi gli interpreti giusti, questo è il mio compito, la mia responsabilità. Se in queste prime partite ho cambiato è anche perché in rosa ci sono tanti ragazzi giovani, che non hanno l'esperienza di un Maccarone, di un Tedeschi o di un Pasciuti”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fol