Da Pisa a Palermo, passando per Latina e Lucca: il giro d’Italia di Lucchesi

Ero un diciannovenne alle prime armi quando incontrai per la prima – e unica, finora – volta Fabrizio Lucchesi. Era il 30 Maggio 2015, la neonata Robur si giocava la finale di Poule Scudetto all’Helvia Recina di Macerata contro l’Akragas. Si presentò nello sgangherato box dello stadio dove facevo la cronaca, un omone affabile, misurato, distinto, era lì in rappresentanza di un imprenditore o una cordata interessati ad entrare nella Robur. Rilasciò delle dichiarazioni ai colleghi della radio, disse che faceva il tifo per il Siena e che si sarebbe seduto a tavolino con Ponte per discutere di un ingresso in società. Qualche minuto di intervista, poi ringraziamenti, strette di mano e saluti. Mi fece una bella impressione: rimasi sorpreso e incuriosito dal fatto che un dirigente sportivo dal passato così importante si interessasse anche al calcio minore. A dire il vero quell’impressione è rimasta confinata a quel giorno, perché le sue successive esperienze hanno fatto da deterrente alla sua figura.

Malgrado le sensazioni positive manifestate da Lucchesi, il dialogo con la Robur si risolve con un nulla di fatto: l’ex Presidente Ponte decide di prendere altre strade fino al passaggio di testimone ad Anna Durio. Anche Lucchesi prende altre strade, tanto che a distanza di qualche settimana sarà operativo a pochi chilometri da Siena. Il 17 Agosto 2015 diventa infatti il nuovo Presidente del Pisa, subentrando a Battini e facendo da apripista al suo socio Fabio Petroni. In quella stagione Gennaro Gattuso porta i nerazzurri in Serie B; nel mezzo però, prima di cedere il testimone, ci sono segnalazioni di Bankitalia su assegni scoperti e nuovi soci promessi da Lucchesi che non si palesano. Le frizioni Lucchesi-Petroni mettono in ginocchio la società, fino al patto di Gallarate con la mediazione di Gattuso (dove Lucchesi cede le sue quote a Petroni). L’idillio dura molto poco, poiché qualche giorno dopo Petroni sarà portato agli arresti domiciliari. Si susseguono mesi di tira e molla tra presunti acquirenti e contestazioni, poi è l’intervento risolutore dei Corrado a far uscire il Pisa dall’impasse.

Da quel momento ogni singola esperienza di Lucchesi assume contorni particolari. A cominciare da Latina, nel Gennaio 2017, dove è chiamato a fare da punto di riferimento tra squadra e società; la proprietà viene dichiarata fallita a due mesi dal suo arrivo, e a fine anno il club scompare dopo che le aste per rilevarlo vanno deserte. È il secondo fallimento in un anno a cui prende parte attivamente.

A seguire, ad inizio 2018, c’è tempo per una toccata e fuga in quel di Arezzo, dove Lucchesi insieme a Lorenzo Grassini chiede informazioni per rilevare la società (anch’essa a rischio fallimento). Non se ne farà niente, ma il duo riesce nel suo intento a stagione appena conclusa, nella vicina Lucca. Lorenzo Grassini acquista la Lucchese il 7 Giugno (atto firmato nello studio del notaio Mandarini a Siena) e ne diventa il Presidente, a Lucchesi viene affidata la carica di Direttore Generale. Durante il suo breve periodo a capo della Pantera, Grassini millanta pagamenti mai fatti e, dopo una lunga serie di promesse e rassicurazioni di vario tipo, esce di scena restituendo le quote a Moriconi. A stretto giro di posta arrivano anche le dimissioni di Lucchesi, giunto alla terza incompiuta in poco tempo.

L’ultima (?) tappa risale a pochi giorni fa. Il 3 Maggio 2019 la società Arkus Network acquista il Palermo, annunciando la nomina di Lucchesi nel consueto ruolo di DG: per lui contratto di cinque anni. “Mie esperienze pregresse negative? Non mi sembra di averne avute, mi ritengo un medico bravo che chiamano quando c’è bisogno. Qualche volta riesco a salvare il malato, altre volte no”, tranquillizza in conferenza stampa alla sua presentazione. Anche stavolta però, per il paziente non c’è speranza. Nonostante le continue rassicurazioni riguardo all’iscrizione, tra una sentenza del TAR e l’altra, il Palermo non deposita la polizza fideiussoria per l’iscrizione alla Serie B entro la deadline del 24 Giugno. Mentre il Presidente Tuttolomondo parla di intoppi telematici e Lucchesi assicura che non ci sono problemi e che è già pronto a costruire la squadra del prossimo anno, le testate italiane considerano il Palermo fuori dal calcio professionistico. Chi vivrà vedrà.

Un ex allenatore della Robur, nelle sue interviste, ripeteva sempre che nel calcio – e nella vita in generale – “è tutto scritto”. Per come sono andate le cose, forse era scritto che le strade della Robur e di Fabrizio Lucchesi non si incrociassero. Intanto lo scorso Aprile la FIGC ha istituito la Black List, per cui dirigenti o proprietari che hanno avuto responsabilità negli ultimi 5 anni e che sono stati oggetto di fallimento o revocata affiliazione non possono più far parte del mondo del calcio. Che sia già scritto anche il futuro di Lucchesi? (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol