Da Marassi: Enrico Preziosi

Enrico Preziosi: “I tifosi devono capire che certi comportamenti incidono sul campionato e sulla nostra corsa verso la salvezza. Mi chiedo come sia possibile che cento persone abbiano l'impunità di dire e fare ciò che vogliono senza che si possano controllare. Non è possibile che sessanta-settanta persone si impadroniscano di uno stadio e impongano le loro leggi. Al di là quelle che possono essere le colpe della società, che mi sono sempre preso, non posso chiedere perdono ogni partita. E anche al di là delle sconfitte che possono dispiacere ma ci stanno. Non siamo ancora retrocessi. A questo punto spero nella squalifica del campo e poter così andare a giocare fuori con maggiore serenità. La tifoseria ci ha aiutato tanto, ma se fa dieci cose bene e una così male, compromettendo l'esito del campionato non va bene… Non sono tollerabili certi atteggiamenti di violenza, una contestazione come quella di oggi, un tale clima di guerriglia, con bambini allontanati, non è giusto, ci rimette anche il resto della tifoseria. Non ho ancora preso decisioni, ma non mi arrendo. Finché la matematica non ci dà vinti non mi arrendo. Devo riflettere sulle cose che ho visto. Questi bambini ma con quale cultura crescono? Della violenza, della necessità di vincere a tutti i costi… Essere ostaggi di cento tifosi mi porta a dover riflettere. Una partita così poteva prevedere una contestazione, era nell'aria. Non è stato giusto umiliare i nostri giocatori per far vincere i faziosi. Chiedo allo Stato perché c'erano solo dieci poliziotti per fronteggiare ottanta persone che hanno preso il sopravvento e imposto a noi comportamenti anti sportivi. In Inghilterra ho visto piangere squadre eppure applaudite dai loro sostenitori. Anche dovessimo retrocedere, dovremmo accettare e ripartire. Accettiamo la cultura del tifo e non dello sport e poi ci meravigliamo”. (a.go.)

Fonte: Fedelissimo on line-Sky