D’URBANO E MALATRASI: SODDISFATTI DELLA CONDIZIONE FISICA DELLA ROBUR

 

In questo delicato momento della stagione la Robur sta mostrando in campo una condizione fisica eccellente. E’ una delle squadre al top del campionato, sul podio per forza e tenuta. Corre per tutta la partita, nel secondo tempo mette sotto gli avversari. Il merito è di una preparazione psico-fisica meticolosa, della quale oggi hanno parlato i preparatori atletici bianconeri Giorgio D’Urbano e Anselmo Malatrasi, approdato a Siena con l’arrivo di Malesani.

Giorgio D’Urbano

Soddisfatti del vostro lavoro?

“Siamo molto soddisfatti della condizione fisica della squadra. I ragazzi stanno bene, possono dare il meglio in questa ultima parte del campionato. L’inserimento dello staff di Malesani non ha dato scosse alla preparazione: con i nuovi ci siamo trovati subito d’accordo sul programma da portare avanti. Da un punto di vista fisico problematiche non ce ne sono state. Il lavorare sotto una struttura efficiente come il Bodytech ci ha permesso di programmare in maniera determinata il lavoro: abbiamo sempre seguito gli atleti a 360 gradi, con grande prevenzione, cercando di personalizzare i programmi, seguendoli anche sotto l’aspetto mentale-cognitivo, con test psicologico- attitudinali. Non abbiamo mai perso di vista la realtà”.
Era il vostro obiettivo arrivare a questo punto della stagione al top?
“Se lavori con un atleta singolo puoi anche fare programmi in questo senso. Il un gioco di squadra come il calcio è impossibile. Non puoi scegliere quando un gruppo deve raggiungere il top. Ci sono tanti fattori che condizionano i risultati, compreso il rendimento delle altre squadre, che possono calare per falde nella preparazione o per problemi mentali. Noi tenendo conto di tutto abbiamo adesso qualcosa in più rispetto alle altre”.
Chi è il bianconero che in questo momento sta meglio?
“Per quanto riguarda la qualità di scatto è Maccarone. E in campo si vede. Per quanto riguarda gli aspetti organici la squadra è cresciuta in generale. In alcuni casi, come in quello di Vergassola, Jajalo, Fini, Malagò, Odibe, Rosi siamo oltre i 15 km di soglia aerobica. E’ un ottimo livello di tenuta di corsa. Il più completo in assoluto, però, è Odibe: è il più forte ed è anche sul podio nella capacità di corsa. Ha geneticamente una marcia in più”
In campo abbiamo visto che anche un ottimo Ghezzal.
“Lui ha sempre avuto ottimi parametri sia di forza che organici. Ha un patrimonio genetico che gli consente di sopportare carichi di lavoro importanti in quantità e intensità. Se sta meglio dopo la Coppa d’Africa è perché la competizione gli ha dato un qualcosa in più a livello mentale, di esperienza”.
Cosa pensa dell’oro di Razzoli, lei che è stato il preparatore di Tomba?
“Le Olimpiadi sono sempre un terno al Lotto: gli atleti danno il tutto e per tutto, ma serve anche un po’ di fortuna. Nello slalom chi non ha i numeri non ce la fa. Razzoli è un ottimo soggetto, ha iniziato a vincere anche prima. E’ arrivato alle Olimpiadi in perfetta salute, tra i favoriti, considerando anche il suo equilibrio fisico, tecnico e mentale. Ha avuto l’occasione di sciare su una neve appenninica: provenendo dagli Appennini ha trovato un terreno ottimale. Probabilmente avrebbe vinto lo stesso, ma non abbiamo la controprova. Ha tutte le possibilità per continuare una carriera vincente, è molto giovane”.
Come è stata presa la medaglia dall’ambiente dello Sci?
“C’è grande euforia per questo risultato, ma difficilmente la vittoria di Razzoli porterà grandi vantaggi economici alla Federazione, le difficoltà rimangono. Tutti gli sport in Italia, tranne il calcio, hanno dei problemi. Tomba aveva smosso un circuito di sponsor e di interesse, aveva addirittura risolto le sorti dell’economia montana: a vederlo sciare andavano in 40-50 mila, proprio come una partita. Tomba era un personaggio, come Valentino Rossi nel motociclismo: all’italiano piacciono queste persone, piace il risultato, unito al gossip e a tutto ciò che fa notizia, oltre alla gara in sé. Razzoli è emiliano, è estroverso, è un ragazzo simpatico, ma non è nato sotto la congiunzione astrale di Alberto…”.


Anselmo Malatrasi

Come è stato l’inserimento nello staff bianconero?
“Facile. Quando sono arrivato non c’era niente da modificare, sono solo stati aggiunti alcuni dettagli da un punto di vista fisico/tecnico-tattico, perché il mister cura tantissimo questo aspetto”.
Il Siena è attualmente tra le squadre messe meglio?
“Guardando i risultati dell’ultimo periodo sì. È tra le migliori. In generale i club di bassa classifica stanno meglio dei grandi, perché chi sta davanti è logorato dalla fatica”.
Su quali aspetti si incentra adesso il vostro lavoro?
“L’aspetto fisico su cui lavoriamo maggiormente è la forza, la potenza aerobica: il mister ha sempre avuto cura per l’attenzione, la partecipazione e il fisico. Noi dobbiamo colmare ciò che lui fa in campo, puntando sui muscoli e l’aerobica, con il prezioso lavoro di Giovanni (Saracini ndr)”.
La scelta di non lavorare il sabato può condizionare la preparazione atletica?
“Con il mister, che conosco da dodici anni lo abbiamo sempre fatto. Abbiamo provato qua e visti i risultati abbiamo continuato. Da un punto di vista fisico non comporta assolutamente niente, se lavori tanto, intensamente e singolarmente durante la settimana. Da un punto di vista mentale è molto utile per staccare. La domenica mattina facciamo un richiamo muscolare che ci permette di tenere alta la tensione, di riacquisire reattività e arrivare pronti fisicamente alla gara, il riscaldamento pre-partita è infatti incentrato sulla tecnica” .
Tra i top della squadra, D’Urbano ha messo Vergassola, Fini, Malagò, i giocatori non più giovanissimi… E’ un caso che proprio loro siano tra i migliori?
“No, ma il motivo è semplicissimo: sono dei bravi atleti, si sanno mantenere bene, sia dentro al campo che nella loro vita privata. Lavorano con attenzione, impegno e razionalità”.
Di Larrondo, invece, cosa dice?
“Il ragazzo, dopo aver giocato solo in Primavera, doveva crescere. Ma gradualmente, con calma. Per questo ha svolto e continua a svolgere lavori particolari. Va gestito in determinati momenti. E’ un bravo ragazzo, è un argentino e si è instaurato un bel rapporto. E’ sveglio, ha seguito le nostre indicazioni e i consigli del mister, ci ha ascoltato, ora si vedono i risultati”.
Lei che conosce molto bene Malesani, come lo vede?
“E’ il tecnico attento, meticoloso, tranquillo, di sempre. Ma è anche caricatissimo. Cerca di spronare tutti, dai magazzinieri all’ultimo di noi dello staff. Tutti quanti dobbiamo partecipare all’impresa”.
Esiste davvero un gap fisico tra le squadre italiane e quelle inglesi?
“Credo che sia soltanto un discorso di mentalità. Andorlini ha lavorato tanti anni nel Chelsea: non è un caso che tanti nostri preparatori preparatori vadano all’estero. Lì devono ancora migliorare tanto”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line