D’Aversa: io e il Siena quattro anni intensi, pagherei per giocare

«Pagherei per poter giocare questa partita!». Scalpita non poco da bordo campo il responsabile dell’area tecnica della Virtus Lanciano capolista in serie B, Roberto D’Aversa, perché quella di sabato contro il Siena sarà la sua partita, la partita del cuore. L’ex capitano rossonero ha appeso a maggio le scarpette al chiodo dopo tre anni in rossonero e 20 anni di professionismo con quasi 500 partite disputate, per indossare i panni di dirigente. Ma contro il Siena vorrebbe quasi fare un passo indietro perché a Siena, e al Siena, è legatissimo. «Ho trascorso a Siena quattro anni (dal 2003 al 2007, ndc) bellissimi», racconta D’Aversa, classe 1975, «c’è stato il mio esordio in A (Perugia-Siena, 31 agosto 2003, ndc), ho conosciuto persone stupende che sento ancora oggi, tra cui il mio testimone di nozze, Simone Vergassola, (che sarà in campo sabato, ndc), ho istaurato un bel rapporto con i tifosi».

Proprio i tifosi senesi hanno avuto un ruolo importante nella vita calcistica dell’ex capitano rossonero. «A Siena ho attraversato anche un momento bruttissimo, legato al calcioscommesse, in cui ho anche pensato anche di smettere di giocare», racconta il dirigente della Virtus, «i tifosi mi sono stati vicino, mi hanno aiutato a mandare giù boccone amaro avendo pagato per altri. Un affetto che non dimenticherò mai». A Siena D’Aversa ha avuto modo anche di conoscere Antonio Conte, era il vice di Gigi De Canio. Con l’allenatore juventino è nata poi una bella amicizia, tanto che l’ex centrocampista rossonero quest’estate è stato anche invitato al matrimonio di Conte. Non ha invece legato molto con l’attuale allenatore del Siena Beretta, che lo allenò nel 2006-2007. E Beretta sarà a Lanciano sabato. «Il Siena ha una rosa di ottimi giocatori con esperienza in A, come Rosina, Vergassola e D’Agostino, tanto per fare qualche nome», dice D’Aversa, «ma conosco la mia squadra abituata a cose straordinarie. Poi spesso il valore dei singoli, i nomi altisonanti da soli non vanno lontano. Noi siamo una squadra. Rispondiamo ai nomi con la forza del gruppo».

Sperando che non ci siano altri errori arbitrari, come i rigori negati, il gol irregolare di Babacar, che finora hanno penalizzato il cammino della Virtus. «Siamo abituati a non pensare all’arbitro», risponde Roberto D’Aversa che, come mister Baroni, non ama parlare degli arbitri, «e cerchiamo di essere più forti anche delle sviste che ci possono essere nel corso di una partita».

Sviste a parte il Lanciano quest’anno sta disputando un ottimo campionato, tanto da essere ormai da sei settimane al primo posto in classifica del campionato di serie B a cui partecipa per la seconda volta nella storia del club.

Si potrebbe aspirare a qualcosa in più della salvezza? «Il nostro obiettivo è la salvezza da raggiungere il prima possibile», sostiene il dirigente rossonero, «dobbiamo lavorare in settimana per cercare di vincere le partite e migliorare la classifica. Poi si vedrà perché nel calcio nulla è scritto e possono accadere cose straordinarie. Noi dobbiamo pensare ad allenarci, giocare al massimo e lavorare al meglio perché solo con l’unità di intenti di società, giocatori, mister, tifosi, si possono raggiungere i risultati e ottenere soddisfazioni per la Virtus e per Lanciano»

Fonte: ilcentro.gelocal.it