D’Agostino: Udine altro passo per raggiungere la salvezza

Ex di lusso della partita Udinese-Siena, prossimo impegno in campionato della Robur, Gaetano D'Agostino ha segnato domenica scorsa il suo primo gol stagionale. “Un gol bello, su punizione, realizzato davanti ai miei tifosi e alla mia famiglia, e importante” ha detto il centrocampista “perché ha chiuso definitivamente la pratica Chievo”. “Spero sia il primo di una lunga serie” ha poi aggiunto, confidando che il sinistro si sia scaldato abbastanza. Il poker rifilato al Chievo, in cui ha messo lo zampino, ha lanciato il Siena in settima posizione, un piazzamento da “grande”, che non deve però far venire le vertigini.
“La nostra forza si misura anche nella capacità che abbiamo di ragionare giornata dopo giornata – ha sottolineato D'Agostino -. Dobbiamo cercare di mettere più punti possibile in cascina per arrivare presto al nostro traguardo, la salvezza. Non l'abbiamo ancora raggiunta e non dobbiamo guardare oltre”. “La nostra parola d'ordine deve essere 'equilibrio' – ha continuato -, sia in campo che fuori. Non sarebbe giusto impedire al tifoso di sognare, ma dobbiamo anche essere obiettivi: il Siena è una società, una squadra, neopromossa. E il progetto va guardato a lungo termine. L'entusiasmo deve esserci, ma senza correre il rischio di una sfuriata che renderebbe un'eventuale caduta rovinosa. Andiamo avanti un passo alla volta: conquistiamo la salvezza, poi guardiamo oltre. La permanenza in serie A ci darà morale per gli anni a venire, quando potremo pensare a obiettivi diversi”.
Il prossimo passo, per la Robur, si chiama Udinese. E sarà un passo difficoltoso da compiere, ha assicurato D'Agostino. “Al Friuli dovremo scendere in campo con l'intento di fare punti – ha dichiarato il centrocampista -. Come sempre del resto: giocando bene, giocando meno bene, l'importante è muovere la classifica anche per affrontare la settimana successiva con il morale alto. Il fatto che l'Udinese giochi anche domani in Europa, conta poco: è una squadra ben assortita, composta da giocatori che possono vestire tutti, tranquillamente, la maglia titolare. Hanno una mentalità vincente, anche grazie a Guidolin che reputo un ottimo tecnico. La piazza ti lascia il tempo per crescere”. Quella piazza, il centrocampista la conosce molto bene… “A Udine ho trascorso quattro anni importantissimi – ha spiegato D'Agostino -, ha rappresentato una tappa fondamentale della mia carriera: con la maglia friulana ho raggiunto la nazionale e ho suscitato l'interesse di club di livello. Se mi guardo indietro vedo più alti che bassi. C'è stato un disguido con il presidente Pozzo, ma adesso non posso che ringraziarlo per la stima dimostrata nei miei confronti”. “Ai tifosi udinesi – ha proseguito il bianconero -, non ho probabilmente lasciato un bel ricordo: non hanno preso bene il fatto che l'anno scorso, quando giocavo nella Fiorentina, abbia esultato dopo un gol. Io non credo che esultare sia una mancanza di rispetto nei confronti di una vecchia società, ma di grande rispetto nei confronti del tuo nuovo club e dei compagni con cui ti sacrifichi ogni giorno. Non esultare lo trovo ipocrita. I valori della vita, per me, sono altri. Quando ho alzato la mano dicendo che in bianconero non avevo più stimoli l'ho fatto anche per il bene della società: rimanere in quelle condizioni sarebbe stato deleterio per entrambi. Al di là di cosa i friulani credono, nel mio cuore ho grandi amore, rispetto e riconoscimento, per la maglia dell'Udinese”.
Domenica, sfida nella sfida, si affronteranno le due migliori difese della serie A… “I numeri dicono questo – ha ammesso -, ma sia il nostro che il loro, è un calcio molto propositivo e le tante reti realizzate da entrambi lo stanno a dimostrare. Ci difendiamo bene, è vero, ma riusciamo anche ad attaccare e a fare male agli avversari. Segno che c'è un grande equilibrio tra la fase difensiva e quella offensiva”.
Numeri importanti, sì, quelli che descrivono l'andamento della Robur nelle prime nove giornate della stagione. Numeri ai quali D'Agostino, dà una concreta giustificazione. “Il lavoro è alla base dei nostri risultati – ha concluso -. Se c'è abnegazione e voglia soffrire, che poi, visto che il nostro è il lavoro più bello del mondo, si tratta di un soffrire relativo, si raggiungono gli obiettivi. La nostra arma in più, cosa che ho notato fin dal primo giorno, è però la dimensione 'familiare', che caratterizza anche la città, in cui viviamo: grazie al mister e alla nostra voglia di metterci a disposizione, chi gioca fa bene, nessuno fa rimpiangere un compagno. Tutti giochiamo per la maglia con un unico obiettivo in testa e senza guardare al singolo. Ci arrabbiamo o gioiamo tutti insieme. E se questo è importante nei momenti migliori, lo è ancora di più nei periodi di maggiore difficoltà”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line