D’Agostino: «Siena lasciami andare sono ancora da serie A»

Gaetano D'Agostino, è l'alba di una nuova stagione. Da dove ripartiamo?
«Dalla mia scuola calcio, un sogno che si realizza. Avrà il mio nome. E stata una stagione impegnativa, difficile, dopo le retrocessioni di Siena e Pescara Adesso è ora di pensare al futuro, ai nuovi progetti e a quello che succederà tra poche settimane. Per questo ho deciso di dedicarmi ai bambini, il bello di questo sport. Partirà quest'acino, sarà una bella avventura».

Ora un pò di relax in Sardegna, al Summer Games di Porto Cervo, poi il pallone riprenderà a rotolare. In quale squadra giocherà D'Agostino?
«Ho ancora due anni di contratto con il Siena, ma non rimarrò in Toscana per tanti motivi anche se spero che il club possa iscriversi al campionato regolarmente e tutti noi giocatori stiamo dando una mano per permettere che ciò accada. Il Siena ha una storia e una tradizione ed è giusto che possa proseguire a recitare una parte importante nel calcio che conta, ma io mi sento ancora un giocatore di serie A. So che posso tornare ad essere protagonista e dimostrare di essere il giocatore di una volta. Non sono al capolinea».

Un grande talento che solo tre anni fa l'Udinese tentò di vendere, a caro prezzo, alla Juventus. Un elemento capace di fare la differenza tanto che anche il Real Madrid si fece avanti con la famiglia Pozzo.
«Avevano già trovato un accordo a gennaio con la Juve poi nella seconda parte della stagione segnai un podi gol e l'Udinese raddoppiò il prezzo del mio cartellino. Alla fine il club bianconero decise di non acquistarmi e l'anno dopo pagai il fatto di non essere andato in un grande club, soprattutto dal punto di vista mentale per me non fu una stagione semplice. È innegabile che la Juventus sia il sogno di qualunque calciatore, ma poi arrivò la Fiorentina, comunque una grande piazza. Poi Siena e alla fine il Pescara. Ma il passato è passato, non ho rimpianti e rimorsi ma da quello che mi è accaduto negli ultimi anni ho imparato. tanto e porterò le mie esperienze ai ragazzini della scuola calcio. La prima cosa che insegnerò ai bimbi è quella di amare il terreno verde. Adesso i ragazzi vogliono tutto e subito ed è sbagliato. Giocando a pallone non si deve realizzare il sogno di una famiglia, ma quello di un bambino».

Dove ha trovato la forza per uscire da un periodo così buio dal punto di vista calcistico?
«Dio mi ha dato la forza di andare avanti. Insieme a mia moglie Selene mi sono avvicinato al Signore tre anni fa quando stavo per firmare il contratto con la Fiorentina. Per noi è diventato un rifugio, motivo di gioia e senso di protezione. Ma anche tanto di più. Abbiamo trovato molti amici che ci stanno vicino sempre, pregano per noi e noi aiutiamo loro. Siamo entrati a far parte di una onlus che aiuta 150 famiglie perché vicino a noi ci sono tante persone che hanno bisogno e noi invece siamo privilegiati. Questi sono gli aspetti veri della vita».

Sembra difficile coniugare questo importante aspetto della vostra quotidianità con il mondo del calcio.
«In effetti non è facile perché nell'ambiente del calcio, come nel resto del mondo, c'è tanto da dire ma soprattutto da fare. Bisogna dare l'esempio e parlare sempre con i fatti».

Qual è l'obiettivo per la prossima stagione?
«Arrivo da una stagione difficile, la prima parte al Siena poi al Pescara, entrambe retrocesse. Eppure avevo scelto la squadra abruzzese per rilanciarmi ed ero partito benissimo tanto che mi ero guadagnato anche la fascia da capitano, poi, però mi sono infortunato e ho dovuto ricominciare tutto da capo. Questo è il calcio e non possiamo controllare quello che succede, anche se ovviamente so quello che ho fatto bene e quello che avrei potuto fare meglio, ma il passato deve essere esperienza per il futuro. Adesso voglio solo dimostrare quello che valgo, mi sento un giocatore vero e non vedo l'ora di ricominciare».

Fonte: tuttosport