Corriere di Siena – Durio: “Faccia a faccia pubblico con chi mi attacca”

Il presidente della Robur Anna Durio, da sabato, si trova agli onori dell'attenzione nazionale per lo sfogo in sala stampa dopo il match interno con la Cremonese. Il suo primo pensiero, però, va sempre al campo e alla sua squadra.

"Spero tanto – commenta – che, come ha detto il bomber Marotta, il pareggio in casa del Tuttocuoio possa essere la svolta della nostra stagione. E' un risultato che ci voleva proprio, se avessimo perso sarebbe stata un'ingiustizia. Certo, sarebbe stato meglio vincere, e lo avremmo anche meritato, ma per come si era messa la sfida, va bene anche così".

Torniamo a lei che perde la pazienza allo stadio. Ha ancora qualcosa da dire o ha tirato fuori proprio tutto?
"Di cose da dire che ne sarebbero all'infinito, ma me le tengo. In quel momento mi si è tappata la vena, e sono scoppiata: solo dopo ho sentito e realizzato quello che ho detto, in quel momento neanche mi ascoltavo. Però ci tengo a precisare che non ero arrabbiata per il risultato della partita, né ce l'avevo con tutti i tifosi. Non faccio mai di tutta l'erba un fascio".

Chi era il bersaglio dello sfogo, allora?
"Quella parte di tifoseria che si può definire «maleducata». Gli insulti mi danno proprio fastidio. La contestazione mi va benissimo, è un diritto di chi paga per venire allo stadio e qualche volta mi contesterei da sola anche io… Solo che c'è modo e modo di farlo. Esigo un minimo di rispetto, i panni sporchi me li lavo in famiglia e so bene come farlo. Le parolacce non le voglio, anche perché sono a Siena proprio perla gente. Mi hanno fatto piacere i interessi. Non sopporto chi offende e non risponderò mai sui social network" tanti attestati di solidarietà che ho ricevuto, quindi è evidente che c'è solo una parte dissidente, forse fomentata da qualcuno. E alla fine, la goccia ha fatto traboccare il vaso".

Però chi contestava ha specificato di non avercela con lei, ma con alcuni dei suoi collaboratori…
"E' una distinzione che non ha senso. Chi tocca una delle persone di cui mi fido, tocca anche me. Siamo una squadra in tutto e per tutto. Chi ha delle rimostranze da fare, verso di me o i miei collaboratori, è sempre il benvenuto. Basta che lo faccia in modo corretto".

Nel chiuso delle stanze societarie, ha mai avuto un confronto così acceso con i dirigenti, lo staff o i giocatori?
"Le discussioni ci sono, ma con la dovuta pacatezza. Non sempre i pareri coincidono, ci si può anche confrontare animatamente, ma si parla, e si cerca la soluzione migliore, senza necessità di alzare i toni per forza".

Allora perché sabato, per usare una sua definizione, le si è "chiusa la vena" in maniera così deflagrante?
"Se raggiungo quel punto, significa che sono arrivata oltre. Cerco sempre il lato positivo in ogni cosa, uso il buonsenso nel lavoro come nella vita privata, a costo di ingoiare tanto veleno. Quando è troppo, però, è troppo. N on cerco nessuno, ma se mi pesti i piedi con insistenza, alla fine a casa senza niente non ci vai".

Se studia questa stagione di alti e bassi, a che conclusione arriva?
"Se mi fosse stato permesso di lavorare dall'inizio in santa pace, forse avremmo anche fatto peggio, ma non esiste un riscontro. Da quando sono arrivata, non ho mai avuto un attimo di tregua: prima la trattativa con Antonio Ponte, poi la prelazione, adesso questa situazione con i soci di minoranza. E' un anno che patisco, credo che invece un po' di tregua mela meriterei. Anche per dimostrare di cosa sono capace".

Già, la battaglia a distanza con i soci di minoranza. Qual è la sua posizione?
"Non risponderò mai attraverso i social network o la stampa. Ela tattica adottata da chi mi vuole attaccare, ma non è la mia. Sono abituata a parlare di persona, a dire le cose in faccia. Tante volte ho proposto un incontro pubblico, adesso rilancio la proposta. Inutile vedersi in privato, specialmente in questo momento non servirebbe a niente. Mi sta benissimo farlo ovunque, anche in Piazza del Campo. Chi crede di essere nel giusto, si presenti ed esponga le proprie ragioni davanti a tutti. Però porti anche le prove di quello che afferma. Io non ho problemi, dispongo delle mie carte e le metterò sul tavolo. Gli altri facciano altrettanto, poi vediamo. Invece qua si alimenta il battibecco su Facebook, che tra l'altro uso pochissimo, dunque nella maggior parte dei casi mi viene segnalato di andare a leggere, altrimenti non avrei occasione di farlo".

Perché ha deciso di tuffarsi in un modo da tutti descritto come maschile come quello del calcio?
"Perché sono cresciuta in ambienti maschili, ero e sono sempre un maschiaccio. E' sempre stato così, perfino all'asilo, dove c'era una divisione tra i tavoli e le seggioline dei bambini e delle bambine, mi sedevo con i ragazzini. La suora veniva, mi prendeva per un orecchio e mi portava dalle femmine, ma non ci stavo per niente bene. A me piaceva giocare a pallone.

Dica la verità: c'è mai stata l'ipotesi che Antonio Ponte rimanesse in società per affiancarla, con qualche ruolo?
"Mi pare, ma non ne sono sicura, che lui avesse detto qualcosa del genere all'inizio. Forse era una manfrina. In realtà, non l'ho mai pensato. Sono abituata a lavorare con gente che conosco e di cui mni fido. A me interessava subentrare e lui voleva uscire, tutto qui. Solo che, prima, ha fatto la ricapitalizzazione e mi ha lasciato la, grana dei soci di minoranza, andandosene con il suo rendiconto, mi pare. Perché i soldi li ha presi".

Cosa l'ha spinta a Siena, visto che il suo lavoro non ha riscontri sul territorio?
"No, infatti, la mia professione qui non c'entra niente. Mi sono innamorata della città, mi piace molto e mi ci trovo bene. Sono anche in sintonia con la gente, ci sono tante persone che ancora adesso mi ringraziano per quello che ho fatto e faccio per la Robur. Solo che a volte ho paura a parlare schiettamente perché potrei essere fraintesa. Qui tutto viene enfatizzato e si rischia di essere travisati".

Allora diciamolo chiaramente: quanto è ambiziosa la Robur di Anna Durio e in che tempi spera di salire di categoria?
"Quando faccio una cosa, mi piace puntare al massimo possibile. Per i tempi, però, è difficile rispondere perché dipendono dalla risposta, del campo. Diciamo che prima si arriva in alto, meglio è".

C'è anche la questione dei campi di allenamento e del Centro sportivo che lei ha detto di voler allestire…
"Finché le cose non sono definite, con tutte le firme a posto e la carta a testimoniare il buon esito, non dico niente. Senza la sicurezza in mano, non prometto. Appena tutto sarà pronto, darò comunicazione a tutti". (Marco Decandia)

Fonte: Corriere di Siena