Corr. della sera: Siena, la città che ha perso lo sport ma sogna ancora canestri e gol

La città che ha perso lo sport di vertice ha uno slogan per la ripartenza: «Sogniamo ancora in grande». Promessa di sindaco. Il sindaco di Siena, Bruno Valentini. Ora di pranzo, la conchiglia di Piazza del Campo è riempita dal sole di una fine estate migliore dell’estate vera, mentre la quotidianità, oltre ai lavori dell’amministrazione, impone sempre di dirimere qualche questione tra contrade. Ma il pensiero del primo cittadino va anche a quanto si è appena smarrito, visto che la frana innescata dalle vicende del Monte dei Paschi e della Fondazione ha trascinato nella serie B (non è come il calcio, nel basket significa cadere in basso, nella quarta serie) la Mens Sana, per sette anni di fila campione d’Italia nel basket, e in serie D — universo dei dilettanti — la squadra di calcio che il campionato 2012-13 lo ha giocato in A. «Occorrerà spiegare che prima si viveva in una realtà drogata e che l’entusiasmo andrà convogliato verso obiettivi più abbordabili — sospira Valentini —. Ma questo non significa ingabbiare le aspirazioni». 
Uguale sempre a se stessa nello spirito, Siena. Eppure, oggi, così diversa sul piano sportivo: «Il sistema era già crollato, ma lo sapevano solo gli interessati — riprende il sindaco —. Si tratta di ripensare un modello e io immagino un laboratorio che unisca sport e cultura: i buoni sportivi faranno i buoni cittadini. Inoltre, bisogna aprirsi, senza snaturarsi, per attirare investitori esterni». Uno, in fondo, è già stato trovato, per quanto sia un volto noto: Antonio Ponte, presidente della Robur — l’Ac Siena spa è fallita — ma già patron del calcio fino a una dozzina di anni fa. Il percorso dentro la città comincia proprio dallo stadio Franchi, che nel futuro potrebbe diventare un centro polifunzionale («Guardo anche agli 8 milioni di turisti all’anno che visitano Siena» dice il finanziere italo-svizzero) e che adesso celebra la bandiera Simone Vergassola, il capitano che non è fuggito («Sto provando le sensazioni che il pallone mi dava da bambino»), o le buone intenzioni di una new entry, il centrocampista Nicolas Zane: «Porterò l’entusiasmo accumulato in campionati da battaglia». 
Ci sono belle storie da raccontare, una volta concluso l’itinerario nel baratro. Come quella di Roberto Chiacig, ex azzurro che a 39 anni si lega al rilancio del basket: «Da tempo sono un senese acquisito: vivo questa esperienza come una sfida e come un atto d’amore». Cuore e attaccamento. «Tra i 3.700 abbonati della Robur — dice Lorenzo Mulinacci, leader dei Fedelissimi — c’è anche una signora anziana che ha fatto la coda fino alle 2 di notte per acquistare un posto in curva non numerata: a lei importava solo aderire nel primo giorno della campagna». E il basket, rientrato nell’alveo della Mens Sana in Corpore Sano, si gusta la rinnovata e totale appartenenza a una delle più antiche polisportive. Piero Ricci, presidente della Mens Sana 1871, neo-abbinata Gecom, nuova versione del club che dominava, conta di partire «dalla storia e dal tifo radicato in una cultura sportiva. Conflittualità con il passato? Non ci interessa; dal passato abbiamo anzi recuperato alcune professionalità». 
In tema di canestri, vittorie e crolli, è inevitabile approdare a Ferdinando Minucci. È il demiurgo, ora in attesa di processo con accuse gravi, di una Mens Sana mattatrice. Siena non lo perdonerà, ma la sua figura è double face. Gli aspetti positivi non mancano, per quanto uno di questi sia sarcastico: «È servito a ricompattare le tifoserie del calcio e del basket — afferma Mulinacci —: la rivalità nasceva dal sentirsi più o meno beneficiati dai soldi del Monte». D’altra parte su Minucci c’è chi predica coerenza: «Non scordo i suoi meriti» sottolinea Alessandro Lami, presidente del comitato «La Mens Sana è una fede». Comunque è solo un’osservazione a latere perché — precisa Lami — «lascerei i trofei conquistati pur di riavere la mia Mens Sana: avrei preferito dieci anni da principe anziché da re» e perché il denominatore comune tra le due realtà resta la sobrietà. Più brutti, ma sani: meglio così. Nel calcio, per dire, è finito lo strazio delle penalizzazioni e l’orizzonte di Antonio Ponte è chiaro: «Vincere gonfierebbe l’onda dell’entusiasmo; immaginavo il ritorno tra i “pro” in tre anni, invece dovremo provarci subito per poi puntare a stabilizzarci in serie B». 
Quanto al basket, Ricci sa che l’anno prossimo capiterà un’occasione unica (la fusione tra Legadue Gold e Silver) e che su certi tram si deve montare al volo: «Ci leghiamo a un orgoglio positivo: non abbiamo cessato di essere ambiziosi». 
Flavio Vanetti

Fonte: Corriere della sera