“Il momento più bello della stagione è stato quella mezz’ora con il Grosseto. Mi sono sentito di nuovo bambino”. Non il destro al volo su calcio d’angolo, non qualche rete decisiva dei compagni, ma quei 30 minuti contro la capolista in cui è stato spostato a centrocampo, il suo ruolo preferito. Andrea Conti si è raccontato in una lunga intervista ad Aurora Codogno sul sito del Siena Fc.
Il gruppo – “I primi giorni sono finito in stanza con Cavallari e quando ci siamo presentati gli ho detto ‘piacere, Andrea’ e lui ‘sì, sì, mi ricordo. L’anno scorso abbiamo giocato contro e ci siamo picchiati per tutta la partita!”, quindi, ecco, avevo già capito che saremmo stati un bel gruppo forte. Ma non avevo dubbi perché ognuno di noi sa che a Siena si viene per vincere. Con Mastalli è nato un rapporto molto particolare, fatto di stima e prese in giro in campo. Poi ci siamo visti a volte anche fuori: lui e la moglie ci hanno invitato a casa e io e la mia ragazza abbiamo legato anche con i bambini. Un altro con cui ho stretto molto è Enrico [Zanoni], ultimamente siamo sempre insieme. Però, in generale, io penso che tutti uniti siamo un gruppo forte e lo abbiamo dimostrato, soprattutto ultimamente: quest’anno è andata così, sicuramente l’anno prossimo lotteremo per ben altra soddisfazione”.
Siena – “Una città bellissima, di cui sapevo un po’ di cose solo in generale. Quest’estate ho visto il Palio dal centro della piazza ed è stata un’esperienza ben oltre quello che mi avevano raccontato. Vedere tutta quella gente che piange, che gioisce. In quei tre minuti avevo la pelle d’oca”.
La famiglia – “Loro non si perdono mai una partita. Mio padre, soprattutto, essendo in pensione, le partite a Siena le ha viste tutte. Prende la moto e non vede l’ora di venire da Roma. Da quando vivo qui con la mia ragazza – che ha trovato lavoro a Siena e si è innamorata anche lei della città – si ferma a dormire da noi in una stanzetta che abbiamo in più. Anche mamma viene molto spesso. Cerco di ripagarli di ogni sacrificio fatto”.
Nuoto e calcio – “Ho iniziato all’età di cinque anni con il calcio, ma prima avevo provato il nuoto, uno sport per cui sarei stato anche portato ma che non era quello che volevo fare davvero. Ho iniziato ai Vigili Urbani, una squadra di Eccellenza, vicino casa mia. A cinque anni avevo già capito che volevo fare quello”.
A 17 anni a Gubbio – “All’inizio è stata dura, soprattutto per un mammone come me. Mi ricordo che nelle prime due settimane ho pianto molto perché sentivo tanto nostalgia di casa. Poi, piano piano ho conosciuto meglio la squadra e i compagni ed è andata meglio. All’inizio sono uno molto timido quindi anche questo non aiutava, però sono stato in parte fortunato perché ho trovato Yuri Naplone, un ragazzo di Roma con cui ero stato alla Vigor Perconti e Michele Di Cato, che è poi diventato il mio migliore amico. Al terzo anno a Gubbio sono dovuto andare via e non è stato facile, anche perché lì ho frequentato gli ultimi due anni di liceo e avevo molti legami”.
Bastia in serie D e il Covid – “Dopo ho fatto fatica a ritrovare una squadra, è stato un periodo che ho vissuto piuttosto male. Ci avrei tenuto molto a rimanere a Gubbio, ma non riprendermi è stata una scelta che posso capire. Comunque, dopo alcune settimane di prova firmai per il Trastevere e lì è cominciato un periodo di grossi sacrifici. Mi dissero: ‘Al mister piaci molto, ma dal momento che non ci sono soldi, saresti costretto a giocare gratis’. In quel momento io pensai solo al fatto che volevo giocare, accettai e non mi vergogno a dire che ho cercato altri lavori per poter rendere quella situazione sostenibile. In quell’anno mi sono anche iscritto all’università, quindi a maggior ragione avevo bisogno di lavorare: il pomeriggio dalle tre alle cinque mi allenavo, dalle cinque alle sette e mezza allenavo i bimbi piccoli in una palestra e poi dalle sette e mezza alle undici consegnavo le pizze. È stata una mia scelta, volevo fare in modo di portare qualcosa a casa, di dare una mano ai miei”.
Gelbison – “Un anno molto bello in cui abbiamo vinto il campionato di Serie D che è stata una grandissima soddisfazione. Ero convinto di poter fare la serie C a quel punto, avevo fatto tanti sacrifici per conquistarla e quando poi mi è stato detto che non facevo parte del progetto è stato pesante. Anche questo fa parte del calcio”.
La reazione – “Mi ricordo che ho preso una panca della palestra e l’ho lanciata. In quel momento ho visto tutto buio e non è stato facile ripartire”.
Ghiviborgo – “Una stagione bellissima, che nessuno intorno a noi si aspettava. Anche sportivamente ero soddisfatto e penso che sia stato per quella stagione che oggi sono qui e per questo devo ringraziare anche mister Bellazzini”.
Siena – “È una piazza entusiasmante, che sicuramente merita altri palcoscenici. Io ho cercato di lavorare bene dall’inizio, con continuità, anche dopo il cambio di mister perché penso sia ciò che deve fare un professionista”.
Fonte: Fol