Conte, Rocco e tanta gloria Siena e Padova chiudono È addio a 214 anni di storia

Alexi Lalas suonava la chitarra, Nereo Rocco al massimo il triangolo nella banda del Presidio militare. Hanno fatto ballare Padova nei due momenti migliori della storia del club, gli anni Cinquanta e i Novanta. A Siena in quegli anni il calcio era sport di nicchia, per appassionati, mentre è diventato fenomeno di massa solo dal Duemila. Ci sono tempi e ci sono luoghi, la storia vaga a piacimento ma in questi giorni ha unito città lontane: il Padova e il Siena sono stati esclusi dai campionati negli stessi minuti. Erano nati nel 1910 e nel 1904: fanno 214 anni di calcio in esilio. Se va bene in D, altrimenti in Eccellenza. 

Padova Rocco è il simbolo del Padova, ovviamente più di Lalas. Prima di lui, in biancorosso avevano fatto gol Alfredo Foni, campione del mondo 1938, e Annibale Frossi, l’ala che giocava con gli occhiali. Il Paron però nel 1954 arrivò in città e cambiò tutto. Papà voleva suonasse il pianoforte, lui si limitò al triangolo e studiò calcio. A Padova vietava l’uso dell’auto ai giocatori, anche se qualcuno interpretava le regole estensivamente. Azzini fu pescato da Rocco con una bionda a 12 ore dalla partita, Blason si faceva lasciare un quartino di vino nel bagno di un ristorante. Quel Padova però volava: tornò in A nel 1955 e nel 1958 chiuse terzo dietro Juve e Fiorentina. La squadra dei «panzer»: Pin, Blason, Scagnellato, Moro, Azzini. Difensori da far paura, in tutti i sensi, a cui forse non avrebbe fatto gol nemmeno Silvio Appiani, bomber morto in guerra a cui hanno dedicato lo stadio, costato 260mila lire. Anzi, nemmeno Del Piero, che a Padova giocò le giovanili e due stagioni in B. Quando era già alla Juve, la squadra tornò in A: due stagioni con Galderisi, Lalas, Vlaovic, Kreek, Amoruso. 
Siena Il Siena ha una storia più concentrata. Gli anni ‘50, ‘60 e ‘70 sono stati (anche) quelli di Danilo Nannini, giocatore e poi presidente, papà di Gianna, cantante, e Alessandro, pilota. In uno storico 1959, il suo Siena arrivò allo spareggio per la B contro l’Ozo Mantova di Fabbri e Allodi. Troppo bravi, forse troppo potenti: Mantova in B, Siena in C tra fallimenti rischiati (parecchi) e tifosi da stadio (pochini). Il meglio arrivò tutto insieme: nel 2000 la promozione in B, nel 2003 la A con De Luca presidente. Sei salvezze, 8.000 abbonati al Rastrello – in città lo stadio si chiama così – con Taddei, Flo, Chiesa, Roque Junior campione d’Europa, Maccarone, le bandiere Mignani e Argilli, Zuniga. Poi la promozione con Conte in panchina, Destro e Calaiò in A nel 2011-12, la stagione della semifinale di Coppa Italia, con il Monte dei Paschi padrone dei destini. Arrivò a essere il terzo sponsor della A per contributi al club, davvero troppo. Il finale quindi è… quello dell’inizio: debiti ed esclusione dai campionati, a pochi giorni dall’esclusione dalla Mens Sana, la squadra di basket. Come per il Padova, c’è sempre una prima volta: questa. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport