CONTE: IL PRIMATO PER SIENA, IL SIENA E I MIEI RAGAZZI

Procedere per gradi: ecco cosa deve fare la Robur in questa ultima fase del campionato. Giocare queste tre partite che rimangono per conquistare il primo posto. Poi, solo a quel punto, pensare al futuro. Antonio Conte, nel ringraziare tutto l’entourage e i suoi ragazzi, non perde di vista l’obiettivo, spinto come sempre dalla fame di vittoria. Da allenatore della Robur, alla quale lo lega un altro anno di contratto. Poi, chi vivrà vedrà.
Ascoli-Siena: come sta la Robur?
“Quella che ci aspetta è una partita importante: il nostro obiettivo, adesso, è chiudere il campionato più in alto possibile. L’Ascoli, dal canto suo, ha bisogno di punti per salvarsi. Non dimentichiamo che loro hanno sette punti di penalizzazione, quindi i 42 conquistati sul campo sarebbero potuti essere 49… Ma noi vogliamo il primato”.
Si preannunciano cambiamenti in squadra?
“Darò più spazio a chi, durante la stagione, ha giocato meno, ma ha sempre lavorato con grande professionalità. Parlo di Rossi e come lui altri ragazzi che meritano la maglia titolare. Mi sembra un atto dovuto. Sono sereno, so che anche con loro giocheremo una grande partita: cambiano gli interpreti ma lo spartito è sempre lo stesso”.
Si sarebbe aspettato la promozione a tre giornate dalla fine?
“Mi sarei accontentato di centrarla all’ultimo minuto dell’ultima giornata e, invece è già arrivata. Se non ci fosse stata l’incredibile sconfitta con il Portogruaro avremmo tagliato il traguardo anche prima… Questo sta a dimostrare il campionato straordinario che ha disputato la Robur. La nostra arma in più la costanza: dopo ogni battuta d’arresto abbiamo reagito subito con rabbia e furore, ogni sconfitta ci è servita per crescere e non commettere gli stessi errori. Poi è ovvio che nel corso di una stagione 4 o 5 ko possono starci”.
Con chi condivide i meriti?
“Con tutti coloro che in questi mesi sono stati vicini al Siena. Il mio staff, quello medico, quello atletico, quello fisioterapico. Con il team manager, l’addetto stampa, i magazzinieri… Insomma tutte quelle persone che, insieme alla squadra, hanno abbracciato il nuovo progetto. C’è stato un cambio totale di mentalità, di abitudini, di sistemi, che ha coinvolto tutti e che tutti hanno condiviso per poter centrare l’obiettivo comune. E naturalmente con i ragazzi”.
I suoi ragazzi…
“Mi hanno seguito in tutto e per tutto, senza mai lamentarsi. Il lavoro è stato duro, non abbiamo mai svolto allenamenti leggeri, si sono sacrificati tanto, la fatica è stata enorme, c’è stato da sudare. Ma solo così sono potuti diventare un’armata. Il termine corazzata, che non mi è mai piaciuto, mi ha proprio stancato. A parte pochi elementi, che se hanno sempre vestito la maglia titolare è perché sono stati protagonisti di una grande stagione, questa squadra non ha mai avuto titolari fissi: ha sempre giocato chi lo ha meritato. Se i ragazzi mi hanno dato la massima disponibilità, io ho messo sul piatto le mia lealtà e onestà: non ho mai fatto favoritismi, scegliendo qualcuno solo perché amico del procuratore o del direttore… Gli stessi Calaiò e Rossettini si sono fatti le loro panchine, per poi mantenersi il posto”.
A proposito di Calaiò, si aspettava che fosse lui alla fine il capocannoniere?
“Gli attaccanti hanno fatto tutti il loro dovere e i gol sono arrivati anche dagli altri reparti. Emanuele, quando non l’ho visto in forma l’ho lasciato in panchina, quando è cresciuto non l’ho più tolto. La mia fortuna è stata avere una rosa elastica, ricca di alternative. Il percorso è stato difficile, ora sembra tutto semplice ma non è così. Se abbiamo vinto è perché i ragazzi hanno iniziato a ragionare con il ‘noi’ e non con l’ ‘io’. E li ringrazio. Metabolizzare la retrocessione e infondere una mentalità vincente anche nei nuovi non è stato facile”.
Il suo futuro?
“La verità è che sto già lavorando per il futuro, perché chi ha tempo non aspetti tempo. Ho anche iniziato un dialogo con qualche giocatore, per parlare di quello che sarà. A oggi, il 12 maggio, non ho mai pensato ad altro, anche perché il campionato non è finito e voglio chiuderlo al meglio. Lo devo al Siena, a Siena, ai miei calciatori. L’unica mia certezza è il contratto che ho con il Siena e la felicità di averlo. Qua sto bene, la mia famiglia sta bene e al momento tutto il resto sono chiacchiere giornalistiche. La società, e di questo la ringrazio, si è già espressa apertamente al riguardo. Lancio anche una provocazione: e se fra qualche settimana fossi io a chiedere un prolungamento come è successo a Giorgio? Ci può stare tutto, ma a oggi, giovedì 12 maggio, sono felice di essere il mister del Siena e di poter allenare il Siena in serie A. Magari con ancor più fiducia da parte dell’ambiente. Ciò che sarà sarà, ma per il resto è tutta aria fritta”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line