Concluso il convegno sullo stadio, Honsell e Rigotto in coro: “Seguite le nostre orme, il Franchi e Siena ne hanno bisogno”

Si è tenuto quest’oggi presso la sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala il convegno organizzato dal Comune di Siena sul percorso intrapreso dall’Udinese calcio che ha portato alla realizzazione dello stadio nel capoluogo friulano ormai cinque anni fa. Ad intervenire per illustrare i passi mossi durante questo lungo peregrinare sono stati l’ex sindaco di Udine, il professor Furio Honsell, ed il Responsabile amministrazione, finanza e controllo dell’Udinese Calcio Alberto Rigotto.

Durante il suo discorso, il professor Honsell ha immediatamente evidenziato l’importanza che ricopre la squadra di calcio per l’intera collettività: «Non andavo allo stadio ma rimasi ispirato dal patrimonio immateriale che era avere una squadra in Serie A. Io venivo riconosciuto come sindaco dell’Udinese, sulla cartina geografica c’era Udine grazie all’Udinese». Tante, tuttavia, le peripezie incontrate lungo tutto il cammino: «Dal 2003 al 2013 abbiamo speso un milione e mezzo l’anno per rendere agibile lo stadio. Tutte queste spese rendono estremamente impegnativo il bilancio. Io stesso – ammette l’ex sindaco – sono stato oggetto di forte opposizione: sono stato indagato più volte, c’erano fascicoli su accuse di abuso di ufficio poi tutte archiviate. Alla fine, tuttavia, in consiglio ci furono 39 favorevoli su 40».

Quello della collaborazione è il tasto su cui spinge il professore: «Lungo questo percorso è fondamentale coinvolgere tutti i soggetti: amministrazione, istituzioni e privati. Lo stadio di Siena – conclude Honsell – mi ha fatto fare un tuffo negli anni 30, senza nulla togliergli. C’è l’esigenza di intervenire per riqualificarne la struttura. Bisogna operare in prospettiva: a Udine il risparmio derivato da questa opera è stato significativo, e, una volta completata, questa ha innescato tante altre possibilità».

Sulla stessa lunghezza d’onda il dottor Rigotto: «Lo stadio di Siena è indecoroso, mi dispiace dirlo, ma quando c’è volontà le cose si possono fare. Sono stato davvero contento della chiamata di Belli e Bellandi, e vedo che la società del Siena ha iniziato un percorso. L’importante – prosegue Rigotto – è averlo delineato: per noi a Udine è stato un percorso quasi di guerra, ogni volta che andavamo avanti c’era un ostacolo ulteriore. Vista la nostra esperienza vi dico che deve esserci una proprietà e un progetto sportivo, senza questi è difficile far quadrare i conti. Poi è fondamentale una credibilità finanziaria, e la necessità di avere un’amministrazione comunale e un sindaco determinati. Il Siena può avere il vantaggio che l’attuale legge sugli stadi è più agibile e permette di vendere in modo più semplice il diritto di superficie».

Il dirigente friulano è convinto che il modello Udine sia esportabile anche altrove: «L’idea nacque e fu portata avanti con il consenso di tutta la città. Il coinvolgimento garantisce il raggiungimento del risultato: infatti, riuscimmo a dimostrare che ristrutturando lo stadio avremmo avuto un aumento di spettatori, e non essendoci barriere avremmo riportato sicurezza allo stadio. E di conseguenza anche le famiglie. Questo volano poi diventa un circolo virtuoso. Non servono investimenti particolarmente elevati, c’è però bisogno che il piano economico finanziario regga». Rigotto conclude con una battuta: «Serve anche un filo di pazzia, di quella buona ovviamente. Senza quella, questi progetti non possono essere portati avanti». (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol