Con l’Arezzo tutti allo stadio per dimostrare con i fatti la nostra passione

Troppo spesso parlando delle vicende della Robur qualcuno si fa prendere la mano. Non c’è mai una via di mezzo: o tutto il bene possibile o tutto il male, non ci sono vie di mezzo. Dopo la pesante caduta della Robur targata Mezzaroma (e Mps), il calcio senese è rinato e lo ha fatto subito ottenendo il massimo possibile. Questo, però, a qualcuno (pochi, a dir la verità) non è bastato, è sempre il tempo di qualche distinguo. Noi abbiamo sempre pensato che il tifo deve essere per la maglia, per la squadra e non per questo o quell’allenatore, questo o quel presidente, pur con tutto il rispetto possibile. Diciamo questo perché certe stucchevoli polemiche di questi giorni, che provengano dalla società, da qualche mass media o da singoli tifosi ci hanno sinceramene stufato! Ci torneremo sicuramente anche da queste colonne, ma l’invito che adesso vorremmo fosse accolto da tutti (ma proprio tutti, mass media compresi) è quello di gettare lo sguardo verso il campionato, verso il cammino reale e non virtuale che la Robur di Atzori e Ponte stanno compiendo.

Stiamo vivendo un momento importante, siamo reduci da due vittorie in campionato e dopo aver battuto i “cugini” pisani ci apprestiamo ad affrontare in un derby che più classico non si può, quell’Arezzo che non incrociavamo ormai da quasi vent’anni. Le menti ed i cuori di chi vuole bene alla Robur dovrebbero essere tutte indirizzate verso questa gara, importante non solo dal punto di vista campanilistico, ma anche per il futuro prossimo, visto che un’altra vittoria ci proietterebbero davvero nell’alta classifica.

Forse qualche giovane tifoso non conosce la storia di questo derby, ma possiamo rassicurarlo che è sicuramente uno di quelli più sentiti dalle due tifoserie. Le partite tra aretini e senesi sono state sempre caratterizzate da grandi battaglie calcistiche e…non solo: rospi in campo, cori e qualche pugno agitato di troppo nelle tribune, insomma di tutto di più, nel segno di una rivalità sicuramente accesa e sentita ma non esageratamente violenta come hanno voluto caratterizzarla quei quattro sciagurati aretini due settimane fa.

Senza farla troppo lunga, insomma, la Robur ha bisogno di fatti e non parole. È venuto il momento di riempire il Franchi e far capire quanto amiamo la nostra massima realtà sportiva cittadina. Andare allo stadio domenica prossima è un dovere per un tifoso vero, perché la maglia è al di sopra di tutto, perché più siamo e meglio…stiamo, perché dobbiamo riaffermare una supremazia contro gli amaranto aretini, perché i ragazzi in bianconero se lo meritano, perché …perché…perché amiamo la Robur e non solo a parole. Tutti allo stadio è lo slogan, sentito e risentito, banale quanto volete, ma vero e sincero, detto da tifosi che godono per le vittorie della Robur e soffrono per le sconfitte, senza se e senza ma di sorta. Forza Roburrone!!!!

Antonio Gigli

Fonte: Fol