Colella: “Faremo qualcosa di buono già da quest’anno. Il Palio? Se non mi mandano via prima lo vedrò a Luglio”

“Stiamo crescendo, piano piano si affrontano certe partite con più autostima e consapevolezza. Ben venga la prestazione di Cremona, anche se guardo avanti e possiamo fare meglio”. Parole di Giovanni Colella, ospite di Antennaradioesse durante la trasmissione Mercoledì Robur.

Tuttocuoio – “Gli avversari sono tutti da prendere con le molle, sarà un impegno da non sottovalutare oltre a un banco di prova importante. La qualità delle prestazioni, aldilà del Piacenza, è stata buona. Quando raggiungiamo un livello buono, a prescindere dai risultati, si è a buon punto. L’Alessandria dell’anno scorso fece un mercato col botto, spese un pacco di soldi e andò fuori al primo turno ai playoff”.

Assenti – “Le squalifiche pesano di per sè perché sono stupide. Due espulsioni, una dalla panchina e una a fine partita: è questo che dà fastidio. Sono convinto che il gruppo abbia dimostrato di poter sopperire a chiunque, nessuno è indispensabile, ma è stato sbagliato il modo di approcciarsi a queste situazione. Firenze stava litigando, a torto, con l’avversario e il guardalinee ha capito che ce l’avesse con l’arbitro. Terigi è stato protagonista di una rissa finale ma non c’era solo lui ma venti giocatori”.

Rosa extralarge – “Non è facile gestire una rosa così ampia. Abbiamo due competizioni e la Coppa la ritengo alla pari del campionato, ma non è semplice perché anche se le panchine sono allargate qualcuno ogni domenica sta a casa. L’idea era di avere un gruppo folto perché ci alleniamo di mattina. È molto più facile gestire un gruppo esiguo e poi passar il tempo a piangere perché mancano giocatori”.

Castiglia – “Ivan sta bene, lo stiamo monitorando per vedere le condizioni visto che è stato fuori due mesi. Abbiamo tre partite in una settimana e sette in tre settimane, spazio ce ne sarà per tutti. Quanti ne cambierò? Almeno dieci. Scherzi a parte, qualcuno cambierò di sicuro”.

Firenze – “Chi mi ha sorpreso di più è lui, sia in negativo che positivo. Avevamo puntato su di lui per costruire una mezz’ala di qualità. A un certo punto la sensazione era che non ci saremmo arrivati, poi è cambiato di punto in bianco. Però è ancora al 20%, anche il 10%. Anzi, considerando l’espulsione di domenica diciamo il 5%”.

Vicino e lontano dal Franchi – “In questa categoria casa o fuori casa conta poco. All’inizio abbiamo fatto fatica al Franchi ma probabilmente perché le squadre sono venute qua a chiudersi e non eravamo organizzati bene. Adesso stiamo facendo meglio”.

Renate – “Il rapporto l’ho interrotto io anche se la società ha fatto di tutto per convincermi a restare. Avevo la sensazione che potesse arrivare una occasione importante e dopo tanti anni che alleno ho preferito declinare l’offerta. Sarà una trasferta difficile, hanno mantenuto l’intelaiatura dell’anno scorso, hanno un’ottima classifica. La società è piccola ma seria, precisa, che ti mette nelle condizioni di lavorare. Preferiscono poche parole e tanti fatti”.

Obiettivi – “Non lo so dove può arrivare il Siena. La cosa importante è crescere. Non abbiamo grandi limiti, il problema non è dove ma quando arriveremo. I playoff? Non ho detto che non è un obiettivo, ho detto che nessuno lo chiede. Non sappiamo quando riusciremo a fare determinate cose, ma pensiamo di poter fare qualcosa di buono già quest’anno”.

Pubblico – “Dopo tutte le vicissitudini estive, che qualcuno esiti prima di tornare allo stadio è comprensibile. Piano piano le cose miglioreranno, sta a noi trascinare il pubblico, le cose importanti si fanno insieme. Comunque ho visto tanta gente a Alessandria e a Cremona. Se vogliamo raggiungere qualcosa di importante c’è bisogno di tutti”.

Settore giovanile – “Il rapporto con Signorini è ottimo, ha partecipato al nostro ritiro e i primi giorni della settimana è con noi. Quella di giocare come la prima squadra è stata una scelta sua, io non credo che bisogna imporre di giocare alla stessa maniera, a meno che non ci chiamiamo Ajax o Barcellona. Lui giustamente ha scelto così per non far creare difficoltà ai ragazzi. La Berretti è una squadra di qualità, ci abbiamo giocato in amichevole, stanno facendo il campionato che meritano. Se un giovane si comporta bene come Romagnoli, la possibilità ce l’avrà prima o poi. Il resto del settore giovanile lo sto seguendo poco ma ho conosciuto gli allenatori e sono persone in gamba”.

Pressione – “Mai avuta, la pressione è un’altra cosa. La società ci ha sempre tranquillizzato e l’ambiente anche. Il segreto di Pulcinella per fare bene è essere tutti uniti e remare nella stessa direzione”.

La città – “A Siena mi trovo benissimo. Il rapporto coi tifosi è buono, quando mi capita facciamo chiacchierate piacevoli e dirette. Ho partecipato alla cena nella Giraffa. La città ha un background storico importante, è una materia che mi ha sempre affascinato e vado volentieri nelle contrade ad ascoltare”.

Estate in aspettativa – “Avevo dato la mia parola insieme ai collaboratori, ormai la scelta era fatta e non si voleva tornare indietro. L’abbiamo vissuta in maniera molto serena. Non sono uno calmissimo ma ho imparato con l’esperienza”.

Luoghi comuni – “Ho sempre avuto un rapporto stupendo coi giornalisti. Non mi concedo alle banalità. Nel momento in cui mi si conosce mi si sa anche prendere. Quando vedevo da bambino le interviste agli addetti ai lavori, pensavo che se fossi stato un giorno al loro posto, non avrei detto quelle stronz…. Io non guardo mai programmi sportivi perché nessuno domanda niente e nessuno risponde, se non tramite odiosi luoghi comuni. In Italia il calcio sta pagando anche per questo”.

La carriera – “Ho sempre vissuto nel mio lavoro, arrivando pian piano senza chiedere niente a nessuno e continuando a lavorare come un cane per migliorarmi. Ho sempre fatto un passino per volta, tante volte anche qualcuno indietro. Se l’avessi capito prima sarei un pochino più avanti, ma l’importante è arrivarci. Dalla C alla A? Quest’anno ci è riuscito De Zerbi. Però dico che si è perso il senso della gavetta, del sacrificio. Una volta arrivavi in serie A come Fascetti, dopo vent’anni di B e C. Adesso c’è chi smette di giocare e allena il Milan”.

Nazionale – “La Nazionale non mi dispiace come impostazione. Non è una squadra, è una selezione, e quindi non si può pretendere che esprima livelli eccellenti. In Italia i ragazzi maturano molto tardi, è un problema generale, non del calcio che è solo espressione della società. I ragazzi facciamo fatica a farli giocare ad un certo livello. All’estero c’è meno pressione. Gli allenatori hanno la loro responsabilità, se rischi di esser mandato via dopo due giornate, capita di far giocare uno esperto piuttosto che un altro per esser più tranquillo”.

Fuori dal campo – “La musica l’ascolto solo in macchina da solo per passare il tempo. Nel tempo libero leggo di tutto tranne che libri sul calcio. Il Palio? Ho visto le prove, spero di vederlo a Luglio se non mi mandano via prima. Ho solo un anno di contratto, e penso sia giusto così. Non ho simpatia per gli accordi pluriennali”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol