Lettere

Ci scrive Andrea Sordi

Sto assistendo con sgomento, ma principalmente disgusto, alla vicenda “ripescaggi”.

Disgusto perché, senza tanti giri di parole, si sta profilando una situazione nella quale i disonesti vengono tutelati in danno dei virtuosi.

Niente di nuovo sotto il sole, si dirà, in effetti  in Italia se non è la prassi quantomeno un’abitudine consolidata.

Non basta aver perso la finale play-off, qui potremmo dilungarci sul fatto se una squadra fosse mai arrivata a tale appuntamento scientificamente falcidiata da squalifiche rimediate in un campo nel quale la scarsa osservanza delle norme è una simpatica abitudine, non basta avere i conti in ordine, non conta, infine, aver dimostrato correttezza e rispetto anche fuori dal campo.

Un legale ha eccepito che le regole dettate dalla Federazione non possono applicarsi perché contengono elementi punitivi retroattivi (….. ditelo anche a Di Maio, già che ci siamo!), ossia non si possano estromettere società calcistiche che nel recente passato hanno commesso illeciti e pertanto adeguatamente punite. Tali società, in sintesi, non possono discriminarsi ulteriormente, anzi devono trovare un canale preferenziale rispetto a quelle sciaguratamente corrette! Questa la verità vera.

In effetti la Federazione ha commesso un odioso sopruso, affermando che i farabutti non devono godere di premi, ma che, visto che siamo a dircelo, devono fare i conti con il loro passato.

L’odiosità è tale che nella vita di tutti i giorni, qual’ora si voglia aderire ad una qualsiasi associazione ovvero si intenda partecipare ad un pubblico concorso oppure si abbia la sfacciata fortuna di essere assunti “per chiamata”, viene richiesta tutta una serie di documenti storici ed istantanei tesi ad avvalorare che non hai riportato condanne, che non sei sub judice ecc. ecc..

In sintesi la vita di un italiano è tormentata da una pletora di figuri che esigono onestà, addirittura è imposta dal CONI e da qualsiasi altra Federazione affiliata. Insomma un tormento continuo quando poi faccendieri, intrallazzatori, scommettitori, mascalzoni patentati scandiscono i tempi della vita sportiva. Trasformiamo allora il campionato in una sorta di Palio dove è ammesso corrompere gli avversari, non rispettare la parola data, giocare in modo di danneggiare l’avversaria, scommettere…..allora sarà tutto più semplice: saremo garantiti dall’assenza di garanzie!

Ho volutamente scherzato.

Ma una domanda mi arrovella: si deve veramente prescrivere che chi compie illeciti non può godere di premi? E’, di contro, al di fuori di qualsiasi previsione normativa fissare una sorta di termine di prescrizione morale a tutela degli onesti?

Grazie dell’ospitalità.

Andrea Sordi