«Sono arrivato a Siena nel 2003, sono passati più di 20 anni ma quando torno o parlo di Siena è sempre una grande emozione. Mi sono state fatte rivedere foto dei miei figli quando erano in campo, perché qui a Siena eravamo una grande famiglia. A capo c’era Paolo De Luca, intorno a lui i giocatori, la società e tutte le persone che volevano bene alla squadra». Ad impreziosire la serata organizzata dalle persone che hanno intitolato il club a suo nome è stato proprio Enrico Chiesa. Il fuoriclasse genovese, che in prima persona ha consegnato gli ambiti “Roburrini” ai tre vincitori durante la premiazione del 15^ Premio De Luca, ha ripercorso anche le sue stagioni con la maglia della Robur. «Sono stati cinque anni meravigliosi. Quando si ricordano questi momenti c’è un po’ di tristezza, perché ripensi anche a persone che non ci sono più ma che ci guardano e vogliono bene al Siena».
Chiesa si sofferma anche sul percorso fatto dal Siena in questo anno di rinascita: «Sono contento che la società sia ripartita bene, dopo un fallimento non è mai semplice. Soprattutto tenendo conto delle difficoltà iniziali e l’impossibilità di giocare allo stadio. Mi fa piacere anche che vengano riaperte le porte ai tifosi. Per Simone (Guerri, ndr) e la società non è stato facile e vincere un campionato non è mai scontato in nessuna categoria. Bisogna pensare a quello che è stato fatto e bisogna costruire a partire da quello. Servono delle fondamenta importanti, che non si sgretolino dopo pochi anni. In questo è fondamentale la serietà delle persone. Faccio un in bocca al lupo ai tifosi sperando che possano presto riempire lo stadio e ritrovarne altri molto più belli». (Jacopo Fanetti)
Fonte: Fol
