Cessione marchio Ac Siena, le motivazioni della sentenza

Nessuna anomalia nell’operazione di cessione del marchio dell’Ac Siena alla Black & White Communication. La vicenda che ha portato a processo, tra gli altri, l’allora presidente Massimo Mezzaroma e l’ex vertice di Mps Giuseppe Mussari si era conclusa a febbraio con l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”, ma adesso sono arrivate anche le motivazioni della sentenza da parte del collegio presieduto da Roberto Carrelli Palombi, pubblicate oggi su La Nazione.

140 pagine in cui i giudici sottolineano come la cessione del marchio rappresenti ormai “una prassi assolutamente ricorrente e diffusa delle società di calcio”, e vengono citati esempi di club come Lazio, Roma, Fiorentina e Milan, che ha ceduto il proprio marchio nel 2005 per 183 milioni. Inoltre, l’operazione dell’Ac Siena venne fatta non per ripianare debiti, poiché in quel periodo la Robur non si trovava ancora in situazione di dissesto o crisi, ma per rilanciare il club “attraverso l’acquisto di giocatori e la conferma nella rosa di calciatori di qualità che consentissero la permanenza in A”.

Per il collegio, riporta La Nazione, non c’è un nesso giuridicamente rilevante tra la cessione del ramo d’azienda e l’insolvenza dell’Ac Siena, dovuta semmai ad altri fattori, dalla penalizzazione di sei punti per il calcioscommesse, un evento “impensabile al momento dell’operazione”, alla retrocessione in B nel 2013 che porta a una “contrazione dei proventi dei diritti televisivi di circa 20 milioni di euro, oltre che dei ricavi dei biglietti delle partite disputate in casa, stimati in circa 2,4 milioni”. E poi, soprattutto, la fine della sponsorizzazione con il Monte dei Paschi.

“Il collegio – osservano a La Nazione gli avvocati Fabio e Giulio Pisillo, che hanno difeso Mussari – ha ritenuto che l’operazione del marchio non fosse anomala ma assolutamente ordinaria e vantaggiosa per l’Ac Siena”.

Fonte: Fol