Cellino, un ciclone sul Cagliari. «Vedo una squadra di impiegati e spenta: così il Siena ci rulla»

 

Hanno provato in tutti i modi a rassicurarlo, a spiegargli che il manto erboso del Sant’Elia non è dei migliori e che non è semplice giocare con questo caldo. «Stupidaggini. E non è una questione di testa, ma di gambe». La partitella in famiglia di giovedì proprio non gli è andata giù. «È come se mancasse l’elettricità», sbotta Massimo Cellino, preoccupato non poco. Così prova a scuotere il Cagliari alla vigilia di una sfida che già vale un pezzo di salvezza. «Non vorrei aver creato una squadra di impiegati. Con questa mentalità si retrocede. Così il Siena ci rulla».
Un ciclone sul Cagliari, che poi è soprattutto uno sfogo costruttivo (almeno nelle intenzioni) per far salire la tensione prima che la stagione prenda il sopravvento. «Già il Livorno ci ha messo sotto, e il Siena vale il doppio». Sensazioni, paure, poi confermate, spiega il presidente rossoblù, nel collaudo dell’altro ieri. «Sembriamo ancora in precampionato, manca il nerbo agonistico essenziale per affrontare certe gare. E la preparazione non c’entra, è la mentalità che non mi convince. Qui c’è da fare la guerra, forse qualcuno se l’è scordato. Non vorremmo mica aspettare di perdere cinque partite di fila prima di rimboccarci le maniche, quando potrebbe essere già troppo tardi».
Presidente, non le pare un po’ esagerato questo allarmismo?
«Dopo aver visto il collaudo non ho chiuso occhio per tutta la notte. Manca l’elettricità. I risultati li abbiamo sempre ottenuti attraverso la grinta e la determinazione, e ora non sento nessuna di queste due componenti. Il Cagliari non è una squadra di fenomeni. Tutti devono dare il 100 per cento per centrare l’obiettivo e adesso con la testa siamo appena al 65 per cento».
Ne ha parlato con Allegri?
«Sì, lui mi ha detto di aver percepito le stesse sensazioni».
Colpa del mercato?
«Il mercato è andato come volevamo che andasse. Barone e Brkljaca sono due giocatori importanti».
Quelli che servivano al Cagliari?
«Assolutamente sì. Ma devono essere due pedine che completano la squadra. Dai nuovi non mi aspetto tanto, loro sono un valore aggiunto. Dai vecchi, invece, mi aspetto di tutto e di più».
Non sarebbe stato più semplice e naturale confermare Fini?
«Michele ci ha dato tanto, forse le sue migliori stagioni le ha fatte proprio da noi. Pensavo rimanesse, speravo che apprezzasse i nostri sforzi di rinnovargli il contratto. Purtroppo ho fatto i conti senza l’oste visto che il suo procuratore stava cercando soluzioni più allettanti».
Una questione di soldi, dunque?
«Non proprio. Lui ha fatto una scelta da padre di famiglia, e questo gli fa onore. Ha preferito un biennale importante. Noi abbiamo una politica e la portiamo avanti: il rapporto con un giocatore di 36 anni viene discusso di stagione in stagione. Comunque Fini ormai è il passato, anche se quella della maglia proprio non me la doveva fare».
Prego?
«Gli avevo dato il 23, il mio numero preferito, ora a Siena si è preso il 17, che proprio non sopporto».
C’è stato un riavvicinamento quando lui aveva già firmato per il Siena prima che arrivasse Barone?
«Non sta dicendo una bugia. Ma la sua voglia di tornare non era poi così forte».
È Nenè l’erede di Acquafresca?
«Sono due storie diverse. Nenè è un attaccante che ha dimostrato il suo valore in un campionato non semplice. Ma deve ancora ambientarsi al nostro calcio e ci vuole del tempo. È un’assicurazione, non una certezza. Ora sono Matri, Cossu, Jeda e Larrivey che si devono caricare il Cagliari sulle spalle».
Arriverà Ariaudo?
«Ho appena parlato con il ds della Juve Secco, lunedì dovremmo chiudere. Dipende anche da Grosso».
Parola?
«Ha chiesto di potersi avvicinare a casa. Se troveremo una soluzione, lo accontenteremo. C’è già un’alternativa».
Chi sarebbe?
«Se glielo dico me lo bruciano».
Canini?
«È un giocatore del Cagliari».
Che piace alla Lazio?
«Aria fritta».
Perché stenta a esplodere dopo tanti anni?
«Forse chi gli sta accanto gli ha messo troppe idee strane per la testa, grandi club, e lui qui si è sempre sentito di passaggio».
Se va via lui, prendete Valdez?
«Canini non andrà via».
Marchetti al Milan dal prossimo anno è una storia vera?
«Come quella di Suazo al Milan. Non commettiamo con lui lo stesso errore fatto con Canini. Marchetti è ragazzo d’oro e un grande professionista, ma deve confermarsi. Non per una big o per la Nazionale ma per il Cagliari».
Dove può arrivare quest’anno il Cagliari?
«Sulla salvezza ci metterei una firma subito. Sarò paranoico o prevenuto, ma ne ho viste tante e questa apatia non mi piace. Per questo dico: ragazzi sveglia, il gioco si è già fatto duro». (Fabio Gaggini)
Fonte: L’Unione Sarda