slider
Interviste

Cataldo: “Con Voria davanti a una pizza ricostruimmo il settore giovanile. Per crescere servono più spogliatoi”

Da quasi sette anni è uno dei punti di riferimento del settore giovanile della Robur. Francesco Cataldo, responsabile organizzativo del vivaio, arrivò nel 2019, alla sua prima esperienza da dirigente. “Provai grande emozione, perché in fondo è la squadra della mia città, e anche grande responsabilità, perché il Siena si porta dietro anche uno stile, un comportamento, un modo di presentarsi al resto del panorama sportivo”, spiega a “Robur One Club”, su Canale 3 Toscana. Cataldo ha vissuto tanti cambi di proprietà e due fallimenti, nel 2020 e nel 2023. “Ci sono state molte difficoltà, ma il nostro approccio è sempre stato quello di tutelare il settore giovanile, i ragazzi, la voglia di stare in campo e di divertirsi. I problemi della società e della prima squadra, cercavamo di tenerli lontani dai ragazzi”.

Definiamo meglio il tuo ruolo, il responsabile organizzativo. Di cosa ti occupi?

“È un ruolo che opera un po’ nell’ombra perché quando parliamo di una squadra di calcio pensiamo al campo, alle partite, ai risultati, alle classifiche. in realtà dietro c’è un mondo, un mondo di tanti piccoli problemi quotidiani, di gestione, di ottimizzazione delle risorse, delle persone, degli spazi. E c’è anche l’aspetto economico da non trascurare. È tutto un mondo nascosto che se funziona bene consente poi agli allenatori di fare bene il loro mestiere.

Nel 2023 il Siena riparte dall’Eccellenza e non c’è tempo di lanciare anche il settore giovanile. Lì comunque te e Gill gettate le prime basi.

Con Gill c’è un rapporto che viene da lontano. Io ho avuto anche il piacere di essere dirigente con lui quando nell’era Montanari abbiamo vinto l’Under 15 nazionale. Un rapporto meraviglioso, rispetto reciproco. Dopo l’ennesimo fallimento, e un settore giovanile praticamente azzerato, ci trovammo con lui una sera di ottobre a mangiare una pizza. Lì cominciammo a scrivere i primi appunti e a buttare giù i primi brogliacci su carta.

Da dove siete partiti?

Dai nomi, dalle persone, perché alla base di tutto ci sono le persone. Noi cerchiamo persone adatte a questo contesto, leali, preparate naturalmente, però che sposino la nostra filosofia.

Siete partiti letteralmente da zero fino ad arrivare a quanti ragazzi?

134 ragazzi per sette squadre, con uno staff di tutto rispetto composto da 26 persone.

Numeri possono aumentare?

Gli spazi non sono proprio enormi. Il campo forse un po’ di margine ancora l’avrebbe, ma il problema sono gli spogliatoi. Facciamo un po’ di fatica a gestirli correttamente, cerchiamo con gli allenatori di rispettare gli orari in maniera molto precisa perché un piccolo ritardo mette in crisi la programmazione di tutto il giorno, compresa la prima squadra. Con Guerri, con cui ho un buonissimo rapporto, sentiamo proprio per questi problemi di tipo organizzativo.

Un problema cronico, quello degli spazi.

Sì, con un po’ di relazioni siamo riusciti ad avere la disponibilità della palestra della piscina e collaboriamo con il rugby che ci ha messo a disposizione gli spogliatoi tre giorni alla settimana.

Qual è l’attenzione che dà la proprietà svedese al settore giovanile?

Loro sono molto attenti a quello che facciamo, ci chiedono spesso notizie, ci chiedono report. Noi cerchiamo di tenere sotto controllo la parte economica e la parte gestionale, ma monitoriamo anche i ragazzi e lo staff in tutto il loro percorso di crescita. Facciamo loro relazioni di tipo tecnico, ma anche di tipo organizzativo ed economico.

Quali sono le vostre missioni?

Dal punto di vista organizzativo sicuramente creare un’organizzazione in cui sono presenti persone che sanno benissimo cosa fare, con ruoli e responsabilità molto chiari. Un’organizzazione che sia in grado di sopportare le uscite e naturalmente anche le conseguenti entrate, che va avanti al di là delle persone. Un elemento secondo me strategico è una segreteria efficiente, perché lì le problematiche sono molteplici e di tutti i generi.

Giulio Pelati, a “Al Club con la Robur”, ha ricordato gli anni Novanta, in cui il settore giovanile, scoprendo talenti, riusciva a finanziare la gestione Paganini. Il tutto in situazioni infrastrutturali critiche come adesso. È possibile un modello del genere in un calcio profondamente cambiato?

Le strutture sono fondamentali. Ho avuto il piacere di andare più volte al Viola Park e ho fatto una battuta a qualche amico che è là. Gli ho detto: facile fare il settore giovanile qui! Però alla fine, anche con le relazioni con le squadre professionistiche del circondario, dalla Fiorentina, all’Empoli, dal Perugia all’Arezzo, siamo riusciti a prendere spunti, a mettere in campo idee e collaborazioni che naturalmente vanno contestualizzate al momento attuale del Siena. Abbiamo diversi ragazzi che stanno facendo esperienze con queste squadre. Naturalmente noi abbiamo dentro il settore giovanile anche la nostra memoria storica, perché ci sono delle figure che noi teniamo con grande orgoglio dentro l’organigramma e che ci raccontano i primi tempi della Serie A, come venivano fatte al tempo le cose. Erano tempi diversi e c’erano possibilità diverse, però tutto questo insieme di cose poi ci porta a mettere insieme un percorso di crescita per i ragazzi che deve essere prima di tutto un percorso di crescita dal punto di vista del carattere, dell’attaccamento ai colori, del senso di appartenenza forte, dell’educazione. I risultati si ottengono se c’è un lavoro dietro e se questo lavoro viene fatto con un grande impegno. Poi ripeto: le strutture poi fanno la differenza. Avere più campi e più spogliatoi ci aiuterebbe tantissimo”.

Come hai visto Voria in questi giorni, da quando è stato promosso allenatore della prima squadra?

L’entusiasmo è alle stelle, ma Gill alla fine è sempre il solito. Mi sembra di rivederlo in quell’annata meravigliosa dell’Under 15 che vinse il girone di Lega Pro andando alle finali nazionali. Un Gill che trasmette entusiasmo, trasmette il piacere del gioco del calcio, la voglia anche di sognare, perché poi così come succede per il settore giovanile anche i ragazzi che sono in prima squadra hanno dei sogni.

Come sono stati distribuiti i ruoli e i pesi nel settore giovanile?

Personalmente sento Voria tutti i giorni e alla fine, come dicevo prima, la struttura era nata per sopportare anche questa possibilità. Già l’anno scorso era successo, quindi eravamo anche preparati nel caso ci fosse stato bisogno a prestare Gill alla prima squadra. Il contatto è quotidiano, lo trovo qualche volta al campo anche se gli orari non combaciano, ci sentiamo per telefono. Lavoriamo molto intensamente anche se è allenatore della prima squadra.

Quando il Siena a inizio anno cercava un nuovo allenatore, la società mise dei paletti e tra questi c’era il dover legare con il settore giovanile. Tutto ciò Bellazzini non lo ha fatto, con Voria adesso le cose cambiano.

Gill conosce benissimo tutti i ragazzi fino ai Pulcini, sa vita, morte e miracoli di ciascuno. E per quelli della Juniores c’è una bella possibilità. Se lavorano bene e fanno quello che devono fare, potrebbe capitare loro anche l’occasione di fare qualche apparizione o comunque di partecipare agli allenamenti.

Che impressione hai avuto dal passaggio da Bellazzini a Voria, a livello di gioco in campo?

Premesso che il mio è un giudizio da tifoso e non da tecnico. Sono squadre più pratiche, più essenziali, mi sembra di vedere anche molta voglia di lottare, di soffrire. È anche un po’ l’anima dell’allenatore, quella di non lasciare niente al caso, curare tutti i particolari e forse anche non privilegiare lo spettacolo, però pensare davvero a portare i risultati a casa, che è quello che serviva in questo momento.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol