Cason, futuro roseo dopo lo scudetto

C’è un bellunese con lo scudetto cucito sul petto, nel panorama calcistico nazionale.

Non sarà quello della serie A e della Juve, ma fa sempre un grande effetto sentirsi dire “Campione d’Italia”. Provate, per esempio, a chiedere a Stefano Cason cosa significhi vincere lo scudetto dei dilettanti in una finalissima ai calci di rigori. Provate anche a chiedergli quanto bello sia che questo avvenga con una maglia che, nel calcio, qualche pagina importante la ha scritta. È il 30 maggio quando, in rigorosa diretta Rai Sport, il Siena batte ai rigori i siciliani dell’Akragas e succede al Pordenone, nell’albo d’oro dello scudetto della serie D.

E il difensore bellunese in questo trionfo, dopo quello che aveva riportato in Lega Pro la squadra fallita appena un anno prima, ha avuto un ruolo da protagonista nella difesa schierata da mister Morgia.

Cosa può provare un ragazzo, al primo campionato nei grandi, quando conquista da protagonista una promozione e uno scudetto?

«Poco da dire, è stata una sensazione bellissima. Questa abbinata ha coronato una stagione super. Come primo anno fuori dai settori giovanili devo dire che l’inizio non è stato affatto male. Ma d’altronde forse è anche giusto così, in una piazza che dovrebbe stare sempre o in A o in B. Lo stadio per la categoria è bellissimo, avevamo sempre più di un migliaio di tifosi a seguirci in trasferta».

Un anno davvero indimenticabile. E dire che, a metà agosto, Siena per Cason era solo una città stupenda nel centro Italia. I bianconeri erano appena falliti e Stefano aveva iniziato il ritiro con il Belluno. Pareva mancassero solo le firme. E poi?

«Effettivamente ormai ero quasi convinto che avrei giocato con la squadra gialloblù, anche perché mi stavo trovando bene con il gruppo e con il mister. Poi però è arrivata la chiamata del Siena che mi ha presentato un progetto sportivo davvero interessante e nel quale, soprattutto, non avrei avuto un ruolo marginale. Non potevo dire di no».

In totale, alla fine, ci saranno più di una trentina di presenze e anche cinque gol. Il ruolo da protagonista è stato recitato alla grande.

«Per me era fondamentale giocare e da subito mister Morgia ha avuto fiducia in me. Per un giovane diventa essenziale questo, prima ancora degli altri aspetti».

Alt, spunto interessante. Siamo davvero un paese per vecchi oppure anche i giovani, in questo calcio, possono guadagnarsi il loro spazio?

«Bisogna dire che chiaramente un giocatore più esperto è più facile trovi il posto mentre magari si è un po’ più restii a lanciare un giovane. Però se ti impegni e dai il massimo credo che alla fine ti facciano giocare. Bisogna meritarselo però».

Adesso per la Robur si sono spalancate le porte della Lega Pro. Qualche settimana di ansia per un futuro societario nebuloso fino all’ingresso in società di nuovi imprenditori. Nel frattempo però mister Morgia ha salutato la compagine. E Cason sarà ancora bianconero?

«Ammetto che al momento non ho ancora sentito nessuno e le notizie le apprendo dai vari siti. Per ora l’unica certezza è che prolungherò il contratto con l’Atalanta, la proprietaria del mio cartellino. Poi si vedrà».

Infine una considerazione sul Belluno, squadra che rimane sempre nel cuore di Cason.

«Li ho seguiti tutto l’anno, anche perché avevo stretto amicizia con vari giocatori e anche con mister Vecchiato. Hanno fatto una gran stagione, peccato nel finale di stagione abbiano un po’ faticato. Poi sono rimasto impressionato da Corbanese e da quanti gol ha realizzato».

Fonte: corrieredellealpi.it