Rassegna stampa

Carobbio e Gervasoni verso il patteggiamento a Cremona

Dopo aver patteggiato le loro squalifiche con la Giustizia Sportiva (2 anni e 2 mesi Carobbio, 7 anni Gervasoni), i due grandi pentiti della vicenda del calcioscommesse vanno verso il patteggiamento anche con la giustizia ordinaria. Questione di settimane poi avranno la certezza di poter evitare il processo che si celebrerà a Cremona. Il pm Di Martino, tenuto conto della loro fattiva collaborazione, dovrebbe proporre pene sui due anni (per Gervasoni anche qualcosa di meno…) e in questo modo certificherà che la veridicità e l'attendibilità del racconto da loro fatto non è stata scalfita dalle sentenze della Giustizia Sportiva (e in particolar modo del Tnas) che li ha definitivi per alcuni episodi «non credibili». Si tratta dunque di una legittimazione a tutti gli effetti del contributo dato da Carobbio e Gervasoni per ricostruire l'operato dell'organizzazione transnazionale che truccava incontri in Italia e all'estero. Resta invece da capire se adesso il magistrato avrà tempo per approfondire quelle posizioni sulle quali, per l'assenza di mezzi della sua Procura, non riesce a gettare piena luce. Il pubblico ministero, oltre ad attendere i riscontri dello Sco sui numeri di telefono contattati dal Mister X e dal Mister Y che vendevano gli "Over" sulle partite di Serie A, vorrebbe scavare un po' sugli incontri sospetti del Siena. In passato aveva pensato di convocare anche il presidente Mezzaroma, mentre con Conte va avanti il dialogo a distanza visto che il suo avvocato, De Renzis, a Cremona è stato avvistato più volte.

CEGIC E SULIC – Il serbo per il momento rimane in carcere, ma i suoi avvocati, dopo che ha trascorso già 3 mesi dietro le sbarre, stanno valutando le mosse da fare per rimetterlo in libertà. Possibile che a breve finisca ai domi ciliari a Cremona (potrebbe essere raggiunto dalla moglie in attesa di un altro bimbo) oppure avere l'obbligo di firma, una "garanzia" contro il rischio di una fuga all'estero. Ieri, intanto, interrogatorio davanti a Di Martino per Sulic che ha negato un rapporto illecito con Tan Seet Eng, il boss di Singapore. I due, secondo la versione dello "zingaro", erano in affari calcistici e si sono visti più volte anche al Crowne Plaza di Malpensa perché Sulic gli proponeva giocatori per il mercato asiatico. Alcune operazioni sarebbero andate anche a buon fine, ma, per tirare in ballo persone che con le scommesse non c'entrano niente, lo sloveno non ha reso noti i nomi dei slavi trasferiti in Asia.

Fonte: Corriere dello Sport