Capotondi: “La Lega Pro mi fa venire in mente il Palio di Siena”

“La Lega Pro mi fa venire in mente le rivalità del Palio di Siena”. A parlare è l’attrice Cristiana Capotondi, la cui elezione a vicepresidente vicaria della Lega Pro ha fatto molto scalpore. Prima un’intervista alla Gazzetta dello Sport, poi una pagina su Tuttosport, questa mattina, a firma del giornalista Stefano Scacchi, della quale riportiamo una parte:

“La Lega Pro mi è sembrata una famiglia numerosa, con tutto il carico di pathos che questo comporta. Vedo un gran desiderio di cambiare (…). Mi piace questo romanticismo pragmatico. Un territorio vivo, fatto dai campanili. L’energia della sfida tra Comuni. Mi fa venire in mente il Palio di Siena, la manifestazione che racchiude questo spirito italiano con la rivalità tra contrade. In questo credo che la Lega Pro possa rappresentare il centro del nostro movimento calcistico”.

Qual è il primo progetto che le piacerebbe realizzare?

“Il primo passo deve andare nella direzione della sostenibilità economica dei club. Ma è un ambito che non mi riguarderà direttamente. Io vorrei lavorare sulla formazione. I calciatori di Lega Pro non devono mai abbandonare un percorso di studio o lavoro parallelo”.

Cosa può dare un esponente di primo piano del cinema italiano al calcio?

“Di fronte allo scetticismo posso rispondere con il massimo impegno. Le persone che mi hanno proposto per questo incarico, come Gabriele Gravina e Francesco Ghirelli, lo hanno fatto dopo anni di conoscenza e confronti. Sono responsabilizzata dalla loro fiducia, e non ho intenzione di deludere nessuno”.

Quali sono le caratteristiche di Cristiana Capotondi in campo?

“Terzino destro. Non sono dotata di talento, però ogni tanto segno da fuori area. Posso farlo solo dalla distanza perché non riesco proprio ad assimilare il concetto di taglio per inserirmi alle spalle dei difensori avversari. Giochiamo a calcio misto, otto contro otto. Possono segnare solo le donne. Gli uomini devono limitarsi all’assist. Mi piace questa idea di condividere il calcio che in fondo è un modo di restare bambini”.

Fonte: FOL