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Capolavoro bianconero…di Daniele Magrini

È un capolavoro quando a una festa volano i tovaglioli. È successo alla affollatissima cena dei Fedelissimi organizzata per celebrare la promozione della Robur in serie D. Uno striscione in fondo alla sala, su cui era scritto “Orgogliosi D voi”, già faceva intendere che aria di ruspante felicità si respirava. Poi, quando l’avvocato Paolo Saracini, in arte Paolo di Siena, ha ulteriormente surriscaldato l’atmosfera con un ben assemblato inedito dedicato all’allenatore Lamberto Magrini, la serata è decollata.

Allora, convinto dal richiamo della platea, con voce potente e intonata il preparatore atletico Leonardo Ceccherini si è arrampicato su per le note di “Capolavoro”, brano del Volo. E a volare sono stati, appunto, i tovaglioli. Roteati sopra la testa prima di tutti dalla squadra al gran completo, impegnata in un coro in cui quella parola – capolavoro – esprimeva con estrema efficacia il significato dell’impresa compiuta. Tutti a cantare, ovviamente anche i tifosi, ma erano soprattutto quei giocatori che hanno saputo fare calcio in mezzo al fango per sette indimenticabili mesi, che trasmettevano entusiasmo. In primo luogo, il due Bianchi-Ricciardo, trascinatori anche fuori dallo spogliatoio.

Troppo? Troppa gioia dopo una promozione dall’Eccellenza? Per niente. Lo ha detto bene il presidente dei Fedelissimi, Lorenzo Mulinacci, rivolto alla squadra: “Ci avete ridato entusiasmo e non era facile dopo gli anni dei fallimenti”. Perché il capolavoro è proprio questo: la vittoria del campionato certo, ma soprattutto il feeling ritrovato fra la città e il calcio.

Non era scontato e neppure facile riconcedere credibilità al calcio a Siena. Con nove stagioni in serie A, l’ultima della quale, 2012-13, non certo lontana anni luce, un campionato come l’Eccellenza poteva finire per essere snobbato. E invece no. La tifoseria organizzata è stata il primo tramite per riaccendere i motori del tifo. I Fedelissimi per primi hanno fatto ben intendere che bisognava ricrederci, accantonando lo scotto dei fallimenti. Il resto lo hanno fatto la società, l’allenatore, i giocatori. Ed è venuto fuori quel “capolavoro” che tutti ieri sera cantavano ben consapevoli del significato di quel coro che saldava il patto del nuovo calcio bianconero.

Che sia accaduto nella casa dei Fedelissimi, dove il grande salone della festa era tappezzato dalle immagini della memoria di una fede calcistica ostinata a non morire mai, assegna a questo patto rinsaldato una dimensione fuori dal tempo che lo rende ancora più forte.

Ora, dopo questa tempesta perfetta di entusiasmo, c’è la nuova montagna da scalare. Nell’incontro con i tifosi il sindaco Nicoletta Fabio ha assicurato che la serie D verrà giocata al Franchi. Ed era il primo scoglio fondamentale da superare. Poi c’è da allestire la squadra per un campionato infido, che sarà probabilmente reso più intrigante da avversari tradizionali come Livorno e Grosseto, in questo momento distaccati dal Follonica capolista e dalla Pianese che insegue a un punto. Ma gli uomini della società, Simone Farina e Simone Guerri, prima che i tovaglioli volassero, hanno detto poche parole ma quelle giuste: idee chiare, determinazione, pochi svolazzi. In particolare, quella frase: “Io ho una ferita ancora aperta”, pronunciata dal Ds Guerri, esprimeva tante cose.

Rimane ancora uno scorcio di stagione che è una sorta di limbo, ma che consente ancora di puntare a un obiettivo. Già promossi, ma ancora motivati per rimanere imbattibili. Classica ciliegina sulla torta, ancora possibile soprattutto in virtù di quel magico gol inferto al Signa da un indomito Ricciardo, all’ultimo respiro. Un altro capolavoro, come la canzone del Volo che ha fatto volare i tovaglioli e che termina così: “La mia vita con te è un capolavoro”. E ovviamente si riferisce alla Robur. (Daniele Magrini)